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01/08/2018

Il governo cambia la legge sugli appalti

Il Mattino

LA STRATEGIA
ROMA Governo pronto a riformare il Codice degli appalti. È l'obiettivo dichiarato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, che ha illustrato in Senato le linee programmatiche del proprio dicastero. «Il ministero ha spiegato Toninelli a Palazzo Madama sta lavorando, di concerto con l'Anac, per avere regole più chiare e semplici sul tema dell'affidamento degli appalti, consapevole del fatto che l'illegalità prolifera dove le regole sono opache e quindi di dubbia interpretazione». Il ministro ha fatto riferimento alla necessità di snellire le procedure. «Si tratta di un passaggio fondamentale ha chiarito che non è in contraddizione con la difesa della legalità. Bisogna rendere la macchina degli appalti sempre più efficiente. Ecco perché servirà uno snellimento amministrativo sul fronte delle delibere del Cipe». Entrando nello specifico, Toninelli ha avvertito che la riforma servirà a «collegare meglio la fase della programmazione e della definizione degli obiettivi con il lavoro progettuale delle stazioni appaltanti». È necessario ha aggiunto alzare il livello qualitativo della progettazione, abbattendo al tempo stesso gli sprechi e i casi di incompiute. Ma, soprattutto, gli appalti pubblici necessitano di trasparenza per scongiurare gli scandali cui assistiamo da troppo tempo.
Dal punto di vista procedurale, il governo punta a un'azione in due fasi: prima, probabilmente a settembre, un decreto legge con modifiche circoscritte e di immediato impatto soprattutto con l'obiettivo sblocca-cantieri, in modo da semplificare e accelerare alcune procedure dell'attuale Codice ritenute fonte di rallentamento. E poi, in tempi più lunghi, lavorare a una riforma complessiva, che dovrebbe passare per un disegno di legge o una legge delega che superi quella del 2015. Uno dei problemi sul tappeto, per Toninelli, è cercare una sintesi con il presidente dell'Anac. «È positiva ha riconosciuto l'Ance, l'associazione dei costruttori la spinta del governo per semplificare procedure, mentre è necessario proseguire le opere già avviate». Il presidente, Gabriele Buia, ha ricordato al titolare del Mit «la grave crisi nella quale versa un settore che ha perso in dieci anni 600 mila addetti e oltre 120 mila imprese».
Ma sempre il titolare delle Infrastrutture ha rimarcato che non si continuerà «a foraggiare grandi opere mastodontiche e dispendiose», ma si punterà su «tante piccole opere diffuse, che servano realmente ai cittadini». Ovvero la manutenzione dei ponti e delle strade, la creazione di varianti autostradali, la riqualificazione del tessuto urbano. Tutte le grandi opere, ha aggiunto, saranno oggetto di valutazione sulla base dei costi e dei benefici da parte di un organismo terzo, perché le «precedenti analisi erano di parte».
Sotto osservazione la gronda autostradale di Genova, l'aeroporto di Firenze, la Pedemontana lombarda, oltre al complesso della linea ad Alta Velocità, con le opere relative al Terzo Valico, il nodo di Firenze, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione. E proprio su questo ultimo fronte la Telt, la società italo-francese incaricata di costruire e gestire la Torino-Lione, non ha ancora firmato le procedure per il lancio della gara d'appalto per l'avvio dei lavori del tunnel di base di 57,5 chilometri della ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. L'avvio della gara da 2,3 miliardi di euro era previsto in queste settimane.
Umberto Mancini
Michele Di Branco
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