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31/07/2018

«Il governo ascolti le imprese»

La Prealpina

FINANZA
Il presidente di Confartigianato Varese chiede attenzione al manifatturiero
VARESE - Prima l reddito di cittadinanza, che il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti ha definito come «fumo negli occhi», poi il decreto dignità con troppe incertezze e qualche ostacolo alla crescita delle piccole e medie imprese. Insomma, il rapporto tra gli artigiani e il nuovo governo non è iniziato in modo idilliaco. E, ancora una volta da Varese, arriva un nuovo appello ala squadra di Conte, ma soprattutto ai due vice premier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. A parlare è il presidente di Confartigianato imprese Varese che, senza giri di parole, chiede al governo di ascoltare le imprese e le loro necessità. «Stiamo vivendo una ripresa timida e non strutturale - afferma Davide Galli, alla guida degli artigiani varesini - che impone prese di posizione ferme e risposte chiare. Gli errori di oggi costeranno cari domani: ribadiamo al Governo, alle istituzioni regionali e a quelle locali la necessità di rompere gli schemi e di agire per un cambiamento vero, maturando in parallelo l ' umiltà di ascoltare la voce delle imprese e di cambiare, su questa base, anche eventuali decisioni già assunte». Un riferimento non velato al decreto dignità, alla stretta impressa sui contratti a termine e al timido ripristino dei voucher. «Vogliamo fornire un contributo nel merito delle scelte per il nostro presente e il nostro futuro», sottolinea Galli. Insomma, per cambiare passo bisogna puntare sulla manifattura. «Il nostro modello di sviluppo - spiega il presidente di Confartigianato varese - non è solo il turismo , ma la manifattura. E questo bisogna farlo capire con chiarezza a chi ci governa». Soprattutto perchè , secondo il numero uno dell ' associazione, la seconda metà dell ' anno sarà decisiva. «La cosa più importante sarà ricominciare a sperare in qualcosa, qualcosa di concreto, come il cambiamento - dice Galli E, se vedremo che non porterà i risultati sperati, bisognerà avere il coraggio di raddrizzare la barra: dalle istituzioni mi aspetto questo, la capacità critica, la stessa che chiedo alle imprese e alle associazioni. O capiamo che senza impresa non c ' è futuro, o dietro l ' angolo ci sarà il declino». Va detto che i temi sul piatto sono tanti. Grandi opere, aree dismesse, welfare aziendale e tassazione dei dipendenti delle aziende nelle aree di confine. E, ancora, sostegno ai comparti produttivi, lotta alla concorrenza sleale, mappatura dell ' attrattività comunale, nuove forme di incentivo alla diffusione di Industria 4.0 nelle Pmi e alle relative strutture abilitate a fare da connettori tra ricerca e azienda. Potenziamento dell ' infrastrutturazione digitale e revisione urgente del codice degli appalti. «Il nostro progetto, ora proposta di legge " Regime fiscale incentivante per i lavoratori nelle aree di confine " , è stato uno degli elementi determinanti dell ' attività istituzionale degli ultimi mesi - ricorda Davide Galli - Ma non sono state dimenticate, ad esempio, le grandi opere. La paura delle grandi opere è un segnale di declino. Il fatto è che, se non hai la capacità di fare infrastrutture nuove e di aggiornare quelle esistenti, rischi la paralisi. La cosa importante - incalza Galli - è manifestare serietà nel fare ciò che serve e nel farlo velocemente: prendiamo esempio da Expo». Infine, c ' è il capitolo welfare aziendale che cambia la relazione tra datore di lavoro e collaboratori. «Siamo in presenza di un cambio di paradigma enorme - conclude Galli che verrà prima o poi compreso da tutti. A volte per questioni anagrafiche alcuni imprenditori e alcuni dipendenti fanno fatica ad apprezzarlo, abituati come sono ad avere un modello unico di welfare statale magari non sempre efficace ma esteso. Noi andremo avanti a lavorare e ci aspettiamo che nessuno tiri il fremo a mano». E.Spa.

Foto: La ripresa è ancora timida e non strutturale Sono necessarie risposte chiare e concrete


Foto: Il nostro modello di sviluppo non è solo il turismo La paura delle grandi opere è segnale di declino

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