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17/09/2021

Il governo apre a capitali privati nelle società in-house

MF - ANDREA PIRA

Sollecitato dalla Lega, il Mef si riserva di fare approfondimenti. Oggi l'ingresso è possibile solo se è prescritto dalla legge
Il governo apre all'ingresso di capitali privati nelle società in-house, ossia quelle aziende pubbliche (tipicamente spa) a cui un ente pubblico affida attività strumentali o di produzione. O meglio apre alla possibile revisione dell'attuale normativa, che in realtà permette partecipazioni, ma soltanto se una legge lo prescrive, come ribadito anche dal Consiglio di Stato a febbraio 2020. Tra le condizioni necessarie affinché sussistano i presupposti degli affidamenti in-house, quindi fuori dalle procedure a evidenza pubblica, oltre al controllo esercitato dall'amministrazione e dall'ente aggiudicatore sulla società, il codice dei contratti pubblici stabilisce che non debba esserci nessuna partecipazione diretta di privati, salvo alcune eccezioni e a condizione che non ci sia conflitto con i trattati europei. Tale restrizione toglie a molti soggetti aggiudicatari diretti di appalti o concessioni pubbliche l'opportunità di approvvigionarsi di capitali terzi non pubblici per svolgere le funzioni fondamentali e i servizi essenziali a favore della cittadinanza, è l'obiezione sollevata contro l'attuale sistema, dalla Lega con un'interrogazione al ministero dell'Economia a prima firma Giulio Centemero, capogruppo del Carroccio in commissione Finanze alla Camera. Per i deputati leghisti l'ingresso regolamentato di capitali privati, soprattutto a livello locale, comporterebbe «significativi benefici in termini di gestione aziendale e trasparenza» evitando il ricorso ad altre forme di trasferimento di risorse pubbliche oppure la trasformazione in società miste. Questo dovrebbe avvenire anche attraverso la quotazione di partecipazioni di minoranza sui mercati regolamentati dell'Unione Europea, tali da garantire che il pubblico mantenga il controllo, «analogo a quello svolto sui propri servizi», e che non ci siano poteri di veto sulla gestione aziendale. Punti questi ultimi sui quali un'altra sentenza del Consiglio di Stato, datata 2008, ha però sollevato dubbi. In ogni caso, rispondendo all'interrogazione, i tecnici di Via XX Settembre si sono riservati «di approfondire ulteriormente la problematica» sollevata dal Carroccio e verificare così possibili correttivi. In particolare si guarda alla previsione in base alla quale la partecipazione del privati debba essere prescritta con una legge nazionale. In altre parole, allo stato attuale devono essere rese esplicite le ragioni per le quali si consente l'ingresso di capitali nella compagine societaria delle in-house. Il codice appalti rimanda infatti a una successiva norma di legge che espressamente prescriva la partecipazione e ne stabilisca le modalità di partecipazione e di scelta del socio. (riproduzione riservata)

Foto: Giulio Centemero