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25/02/2021

Il governo approfitti della luna di miele con gli italiani per impostare subito le riforme

MF - Marcello Clarich

Ora che il nuovo governo ha ottenuto la fiducia, il piano delle riforme strutturali dovrà essere impostato prima che svanisca la luna di miele. Giustizia, fisco, pubblica amministrazione (incluse sanità e scuola) e liberalizzazioni sono stati i capitoli principali al centro dell'intervento di neopresidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi in Parlamento. Ma agli annunci deve seguire la messa in opera di un programma molto ambizioso. Le tempistiche e l'architettura sono essenziali. Il piano di distribuzione dei vaccini ha la priorità assoluta, perché solo se si supera l'emergenza si potrà riprendere una vita più normale e potranno ripartire settori economici oggi sostanzialmente inattivi. Nel Regno Unito, dove oltre un quarto della popolazione è già stato vaccinato, il governo di Boris Johnson ha annunciato l'allentamento delle restrizioni da completare entro giugno. La logistica è fondamentale per la vaccinazione e in Italia segna un cambio di passo la decisione di mettere in campo l'esercito, la Protezione Civile e i medici di base, nonché di utilizzare strutture pubbliche e private come le stazioni, i teatri e le fabbriche. Quanto al programma delle riforme, esso dovrà essere incluso assieme ai progetti di investimento nel Recovery Plan da sottoporre alla Commissione Europea entro aprile. La bozza di piano presentata in Parlamento a inizio anno contiene indicazioni generiche in tema di giustizia e di semplificazione amministrativa. Le riforme dovranno essere avviate con strutture di governance, metodo e strumenti adeguati. L'esperienza delle riforme amministrative, attuate in vari Paesi e analizzate in numerosi studi internazionali (per esempio dall'Ocse), insegna che occorre un forte impulso al massimo livello governativo. Se l'attuazione del Recovery Plan verrà affidata, com'era naturale, al ministero dell'Economia, il timone delle riforme amministrative dovrà essere posto in mano al ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Il programma dovrà essere varato sulla base di indirizzi impartiti dalla presidenza del Consiglio, che ha funzioni di coordinamento generale nei confronti di tutti i ministeri. L'opera di semplificazione e di sburocratizzazione richiede infatti il concorso di tutti i ministeri mobilitando le migliori professionalità interne e i ministri di settore dovranno impegnarsi direttamente. Cruciali saranno il metodo e gli strumenti. Quanto al metodo, Draghi ha ricordato nel suo intervento al Senato, a proposito del Fisco, la necessità di una visione omnicomprensiva, ricorrendo anche commissioni composte dai migliori esperti. Anche per le riforme amministrative occorre un approccio organico che può essere garantito solo con lo strumento della legge di delega, che indica i settori e i criteri e rinvia a decreti legislativi o a regolamenti (anche di delegificazione) l'individuazione delle norme attuative. Potrebbero essere ripresi i precedenti delle riforme Cassese e Bassanini degli anni '90 o anche la riforma del pubblico impiego volta a introdurre il sistema della valutazione delle performance e attuata nel 2009 nella precedente esperienza governativa da Brunetta. Per esempio, per operare uno snellimento del codice dei contratti pubblici si potrebbe dar seguito alla disponibilità offerta dal presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, che ritiene sufficienti pochi mesi per elaborare da parte dell'istituto un testo completo sulla base di una legge di delega. Lo strumento del decreto legge, utilizzato la scorsa estate per varare un pacchetto di semplificazioni amministrative, va utilizzato con parsimonia e solo per gli interventi più urgenti. Altrimenti il testo normativo, anche in seguito agli emendamenti in sede parlamentare, rischia di essere un collage di misure estemporanee. Va poi superata la logica delle deroghe a testi normativi destinate spesso a restare in vigore pochi mesi. Per esempio, nel settore degli appalti pubblici le deroghe e addirittura le deroghe alle deroghe introdotte a partire dal decreto Sblocca-cantieri del 2019 ha disorientato le stazioni appaltanti. Anche la responsabilità per danno erariale dei funzionari pubblici, limitata in via sperimentale ai soli casi di dolo (per le omissioni resta però la colpa grave) per attenuare la «paura della firma», dovrà essere rivalutata ed eventualmente messa a regime. Sulle liberalizzazioni saranno utili le proposte dell'Antitrust, che in passato hanno però incontrato forti resistenze. La giustizia è un altro capitolo che richiede misure decise, senza le quali l'obiettivo di allineare i tempi delle sentenze a quelli medi europei non verrà mai raggiunto. Insomma, la sfida «fa tremar le vene e i polsi», dato anche l'orizzonte breve del nuovo governo, ma non è più tempo di rinvii. (riproduzione riservata)