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08/07/2021

Il gioco legale vale 42 mila occupati «Il peso della crisi»

Corriere della Sera - Virginia Piccolillo

Durigon: ora legge quadro con l'Agenzia dei Monopoli Il doppio sistema Le sale a volte hanno una piattaforma online all'estero per frodare il Fisco
Un fatturato da oltre 15 miliardi di euro, e un valore aggiunto di oltre tre, con 9.265 imprese e 42.818 occupati. Quasi il 90% aveva tra i 3 e i 9 addetti. Vicina all'80% la quota delle imprese a controllo familiare. Era florido il settore di giochi e scommesse legali prima della pandemia. Ma il lock-down ha cambiato tutto. Il gioco è aumentato. Ma con evidenti travasi verso i canali illegali. La spesa complessiva ha subito una riduzione del 33,5% e gli introiti dei punti di raccolta di scommessa fisici hanno visto una contrazione del 41,7%. Proprio alla vigilia della distribuzione di nuove concessioni che aumenta gli appetiti della criminalità su un canale di riciclaggio fra i più agevoli. Per avere un'idea, in una recente indagine per il reimpiego dei soldi è stato sequestrato un miliardo di euro.

Come separare il lecito dall'illegale che ha 4milioni di giocatori? Se ne è parlato ieri a margine della presentazione del Primo Rapporto di ricerca sul settore del Gioco in Italia, nato dalla collaborazione tra la Luiss Business School e Ipsos e realizzato con il supporto di Agenzia delle Dogane. Daremo «presto una legge quadro che dia regole certe», annuncia il sottosegretario Claudio Durigon. «Servono regole che sappiano adattarsi dinamicamente alla vitalità del settore» auspica Alberto Petrucci ordinario di economia politica alla Luiss. Non solo.


Secondo il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho è necessario «controllare l'interno delle sale da gioco» che a volte hanno il doppio sistema: una connessione con l'Agenzia delle entrate in regola e monitorata, e una collegata a piattaforme online che ha sede all'estero e gabba il fisco. Ma anche «sorvegliarne l'esterno, per intercettare le vittime di ludopatia» e «prestare massima attenzione sulle prossime concessioni.


«Immaginiamo - sottolinea il procuratore - quanti soggetti ricchi, mascherati in società importanti che vedono soggetti appartenenti alle mafie tenteranno di accaparrarsi il settore. In un momento in cui il codice degli appalti è sospeso e le verifiche posticipate, questa è una grande preoccupazione e serve la cooperazione interistituzionale. Ministero, Dna, Uif, Agenzia delle Entrate già operano assieme per transazioni sospette. Ma è urgente che collaborino per creare una banca dati degli appalti. Attualmente sappiamo solo chi vince le gare. Non chi fa cartello, partecipando sempre insieme alle gare e accaparrandosele a turno. Digitalizzare non significa instaurare un regime di polizia, ma dare continuità alla legalità».


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