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21/09/2021

Il flusso dei pazienti al pronto soccorso del Sant…

Il Secolo XIX

Il flusso dei pazienti al pronto soccorso del Santa Corona di Pietra Ligure è continuo e per i medici non c'è mai una pausa. Una dottoressa chiede l'anonimato, ma accetta di raccontare l'esperienza umana di chi da anni lavora in prima linea e da qualche tempo è uno dei cosiddetti "medici con la valigia", sempre pronta a salire in macchina e a prendere servizio nelle realtà dove i camici bianchi scarseggiano, ma i pazienti hanno bisogno di assistenza e cura. Il Savonese è uno di questi: mancano camici bianchi al pronto soccorso, ma anche anestesisti e pediatri. La dottoressa vive fuori regione, ora copre i turni al Santa Corona, inquadrata come libera professionista, per conto della cooperativa che si è aggiudicata il bando dell'Asl. «Non è mica una vita facile, ma la mia è una scelta obbligata. Una necessità - racconta al Secolo XIX - senza lavoro non si può stare e io metto ancora al primo posto i pazienti e le loro esigenze: prendo servizio dove c'è più bisogno e cerco di dare il mio contributo. Lavorare in sedi distanti da casa propria è faticoso, costoso e complicato sotto più punti di vista. Tutte le spese sono a carico nostro: bisogna tener conto di affitti, costi della macchina, assicurazioni e trasferte. Sarebbe molto più semplice rispondere a un bando pubblico e trovare un posto, magari vicino a casa. Ma non è così semplice come tutti credono. La crisi esiste e investe tutti i settori. Si parla tanto di concorsi e assunzioni, ma spesso le informazioni relative ai bandi non arrivano ai medici, che invece sono i soggetti che dovrebbero rispondere alle chiamate. Noi lavoriamo tutto il giorno in corsia, non c'è tempo di star dietro alle procedure e non è facile districarsi nella burocrazia. Ogni Regione, anzi ogni Asl ha le sue regole e pubblica gli avvisi in un posto diverso: così i bandi si aprono e si chiudono, ma senza che si abbia la giusta evidenza». Un esempio: che anche l'Asl di Savona fosse alla disperata ricerca di medici del pronto soccorso (sono stati banditi numerosi concorsi prima di ricorrere al bando per le cooperative ed è tutt'ora aperta una procedura per consolidare gli organici), la dottoressa e altri colleghi lo hanno scoperto dopo che avevano già coperto numerosi turni da libero professionista. «La mia esperienza in Liguria è iniziata da poco - aggiunge il medico- ma ho già lavorato in varie regioni, dal Piemonte alla Lombardia: ci chiamano anche per coprire turni per brevi periodi, in passato ho sostituito colleghi positivi per il tempo della malattia. Ora sono a Pietra e mi trovo molto bene: è un pronto soccorso molto intenso, c'è parecchio da fare, ma si è instaurato un ottimo clima di collaborazione con i colleghi. Faccio del mio meglio e periodicamente rientro a casa per un periodo di riposo. Ognuno ha la sua motivazione per lavorare per le cooperative: c'è chi lo fa per fare esperienza, chi per sentirsi libero, visto che in ogni momento può cambiare sede. La mia è una storia di necessità: a me, come a molti di noi, interessa un lavoro stabile, che garantisca equilibrio economico per se stessi e per la mia famiglia. Il problema è che spesso domanda e offerta non si incontrano perché non arriva l'informazione. Per me chi fa il medico deve dare una mano e, finché potrò, intendo dare il mio contributo senza tirarmi indietro».-- © RIPRODUZIONE RISERVATA