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09/03/2021

Il disastro giallorosa battezza il governo Draghi-Salvini (e B.)

Il Fatto Quotidiano - Tommaso Rodano

AMMUCCHIATA / Effetti collaterali
ultima beffa è il messaggino su Whatsapp. Quello che Matteo Salvini dice di aver mandato a Nicola Zingaretti, per rammaricarsi di una scelta - le sue dimissioni da segretario del Pd - che rischia di far perdere tempo al governo Draghi. " Spero non ci siano ripercussioni - ha commentato il leghista - perché ogni giorno conta. È grave che il segretario del secondo partito italiano si dimetta perché nel Pd parlano solo di poltrone " . Dopo un anno e mezzo di apnea, tra marginalità, delusioni elettorali e sondaggi decrescenti, Salvini respira a pieni polmoni. La Lega è tornata al centro della scena. Per la destra l ' avvento di Mario Draghi è stato una tempesta perfetta. Forza Italia si gode il pieno di ministri e sottosegretari e appoggia acriticamente qualsiasi spiffero (o silenzio) draghiano. Il Carroccio sta iniziando a riprendersi il posto che aveva fino a due estati fa, prima della crisi del Papeete. DA UN PUNTO di vista tecnico, l ' operazione di Matteo Renzi da sicario del centrosinistra è riuscita perfettamente: i partiti progressisti sono a pezzi. Cinque Stelle e Pd sono ai margini della mega-coalizione che sostiene l ' ese cutivo. Spalle al muro, hanno assecondato senza entusiasmo un cambio di governo che poteva solo svantaggiarli. Poi si sono spaccati e hanno perso entrambi la propria guida politica. In un momento tanto delicato della storia nazionale sono nelle mani dei reggenti, in attesa di affrontare una fase (ri)costituente e scegliersi un nuovo leader. E pure quando avranno scelto un capo, si troveranno nella stessa acqua di prima: in una grande ammucchiata dove rischiano di contare poco. I problemi a sinistra hanno spalancato a destra le praterie del governo Draghi. Salvini è tornato a fare proprio quello che faceva nel Conte I: corre su un doppio binario. Tiene insieme un ' alleanza spuria di governo (con dentro tutti) e un ' alleanza politica (con la Meloni) che tornerà utile alla prima scadenza elettorale. Nell ' assenza di Pd e Cinque Stelle e nel totale silenzio comunicativo del premier, la Lega si agita in modo ossessivo per piazzare bandierine di governo e successi mediatici. La pace fiscale e i 60 milioni di cartelle che dovrebbero essere condonati con il decreto Sostegni potrebbero essere a buon diritto rivendicati da Salvini come una vittoria leghista. Il " capitano " apre un tavolo al giorno: la battaglia per la cancellazione del codice degli appalti, le schermaglie sulla Giustizia, Alitalia, ovviamente l ' im mi graz io ne . E poi i vaccini. Mentre gli altri partiti sono impegnati a risolvere i propri guai, Salvini e i suoi si dedicano alla partita più importante. Per quanto improbabili possano sembrare i proclami della diplomazia salviniana - che cerca fiale tra San Marino e l ' In d i a per sbloccare i ritardi europei - il capo della Lega è tornato a prendersi le telecamere come succedeva nei momenti di grazia. Alle cose " se r i e " ci pensa Giancarlo Giorgetti, che si muove come un vicepremier e negli uffici del Mise ha incontrato prima i virologi e i rappresentanti di Farmindustria, poi Thierry Breton, il capo della task force europea sulla produzione vaccinale. L ' improvvisa e ridicola cosmesi europeista è servita a Salvini per legittimarsi alla corte di un governo dove è l ' unico leader politico con un po ' di visibilità. Per la prima volta, dopo una lunghissima flessione, anche i sondaggi hanno iniziato a cambiare verso. Nella supermedia di YouTrend, il partito di Salvini è risalito di mezzo punto a quota 23,5%. La Lega era già la prima forza politica quando perdeva decimali ogni settimana, in una crisi strategica che pareva irreversibile. Ora è anche cambiato il quadro.

BA N D I E R I N E NEL SILENZIO DEL PREMIER, LA LEGA STRAPARL A


Foto: Quasi un vice Giancarlo Giorgetti e Mario Draghi ANSA