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13/06/2020

Il disastro del codice degli appalti e come uscirne usando i paletti di Colao

Il Dubbio - LUIGI TIVELLI

L'INTERVENTO
«Le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie": questa la sentenza scolpita da Montesquieu ne Lo spirito delle leggi . Una sentenza che sembra riferita all'ordinamento italiano delle infrastrutture, con i suoi ritardi e il suo sostanziale blocco. «Il vero problema sono le leggi di pessima qualità. E quelle sono colpa della politica», ha dichiarato a Il Dubbio dell'11 giugno il presidente dell'Associazione Nazionale dei Magistrati amministrativisti, Fabio Mattei, interpellato sulle ragioni degli appalti fermi. Basti guardare all'annosa questione del codice degli appalti, che è la principale delle troppe e troppo complicate leggi che pesano sul settore delle infrastrutture. Un testo, approvato nel 2016, fatto di una mole sterminata di 220 articoli per un totale di circa 900.00 caratteri, il cui effetto principale è stato quello di bloccare i cantieri. Né il successivo provvedimento cosidetto "sblocca-cantieri" è diventato operativo ed ha dato effetti. Anzi, l'unico effetto prodotto è stato quello di nominare una commissione con l'incarico di emanare un regolamento attuativo, che risulterà, guarda caso di ben 313 articoli, per molti versi ancora più complicati e poco comprensibili di quelli del codice degli appalti. Per questo ho sempre sostenuto che non ci può essere semplificazione burocratica senza previa semplificazione normativa. Su questo terreno melmoso su cui si è impantanata (grazie anche alla politica dei no tanto cara ai 5Stelle) la politica delle infrastrutture, si possono innestare i puntuali e precisi paletti di confine individuati per il settore delle infrastrutture dalla Commissione Colao. In primo luogo la costituzione di una "unità di presidio" presso la presidenza del consiglio per pianificare una rapida esecuzione delle infrastrutture "di interesse strategico" che sia responsabile della rapida esecuzione degli investimenti previsti. Tale organismo dovrebbe essere competente per i vari tipi di infrastrutture che vanno dalle reti di telecomunicazioni a quelle energetiche alla salvaguardia dell'ambiente, alla messa in sicurezza del territorio e gli altri tipi di infrastrutture di interesse strategico. Quanto al codice degli appalti, si propone l'applicazione diretta alle infrastrutture di interesse strategico delle direttive europee, integrandole solo per le porzioni in cui esse non sono auto applicative. Per il resto si propone la revisione in parallelo del codice degli appalti basandosi sui principi delle direttive europee. La scheda della commissione Colao relativa al codice degli appalti lascia aperta la possibilità che si faccia più ricorso possibile al modello «applicazione della direttiva europea più integrazione minima». Sembra di poter dire che si tratta di un modello riformatore che indubbiamente innova rispetto alla situazione in atto, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture strategiche, anche se forse si poteva scegliere una linea di azione più coraggiosa, relativamente ad alcuni aspetti. Per un verso si poteva quantificare, visti gli stanziamenti in atto, specie nel settore dei lavori pubblici che da tempo aspettano di essere messi in opera, una prima massa critica di intervento shock che potrebbe avere un certo impatto sul PIL, di cui ci sarebbe più che mai bisogno. Per altro verso il documento Colao manifesta una certa ritrosia verso interventi su infrastrutture cruciali tramite la figura del commissario come nel caso del "modello Genova". Ritengo invece che, poiché in ogni caso i problemi di semplificazione normativa e semplificazione burocratica perdureranno, ci saranno altre opportunità in cui varrà la pena ricorrere a quel modello di intervento.

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