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19/02/2021

Il direttore che manca ancora

Corriere della Sera - Gabriele Ferraris

Gabo sul Corriere
Prima dell'estate cominceranno i lavori di restauro della facciata di Palazzo Madama, che dovrebbero concludersi entro fine 2022. L'hanno annunciato ieri in pompa magna. Tenete presente che nel 2019 dicevano che i lavori sarebbero finiti nel 2021, «in tempo per le Atp di tennis». Se va bene, in tempo per le Atp di tennis monteranno i ponteggi. Con il Covid di mezzo, non si può mai sapere. Quindi prendiamo la notizia con le dovute molle.

Ad ogni modo: da tale notizia ne discende una seconda che ne è la logica conseguenza.


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Prima dell'estate cominceranno i lavori di restauro della facciata di Palazzo Madama, che dovrebbero concludersi entro fine 2022. L'hanno annunciato ieri in pompa magna. Tenete presente che nel 2019 dicevano che i lavori sarebbero finiti nel 2021, «in tempo per le Atp di tennis». Se va bene, in tempo per le Atp di tennis monteranno i ponteggi. Con il Covid di mezzo, non si può mai sapere. Quindi prendiamo la notizia con le dovute molle.


Ad ogni modo: da tale notizia ne discende una seconda che - benché non detta - ne è la logica conseguenza: Palazzo Madama resterà senza un direttore fino al 2023. Lo affermo in base ai fatti che vado ad illustrare.


Guido Curto lascia la direzione di Palazzo Madama nel settembre del 2019 e non viene sostituito. Oggi a Palazzo Madama c'è un «responsabile del coordinamento direttivo» distaccato dalla Gam, Gregorio Mazzonis, che coordina e dirige; e c'è il segretario generale Elisabetta Rattalino che dispone e dirige; e c'è il presidente Maurizio Cibrario che progetta e dirige. Insomma, dirigono tutti tranne il direttore, perché un direttore non c'è.


Lo scorso luglio pubblicano un bando, o meglio un avviso «non vincolante», per «raccogliere manifestazioni di interesse da parte di persone qualificate» per il ruolo di direttore. I termini di partecipazione scadono il 14 settembre, e da quel dì non se ne sa più nulla. Circolano rare indiscrezioni. Dopo lunghi ponzamenti e accurate valutazioni la rosa dei papabili si sarebbe ridotta a dieci candidati. Fra questi - abbastanza a sorpresa - pare non figurino né Simonetta Castronuovo né Clelia Arnaldi: ovvero le due conservatrici di Palazzo Madama che hanno risposto alla call e che molti davano per favorite.


Morale: Palazzo Madama, senza direttore da un anno e mezzo, può puntare al record di 991 giorni detenuto dal Museo del Cinema.


Ma c'è un retroscena che forse spiega l'altrimenti inspiegabile renitenza a dotare Palazzo Madama di un vero direttore come ce l'ha qualsiasi normale museo. Torniamo al 2019: è novembre, Curto se n'è andato da due mesi, e io domando al presidente Cibrario che cosa aspettano a trovare un successore. «Presto faremo il bando», mi risponde. Ok, ma quando?, insisto io. «Verso marzo», replica Cibra. Immagino si riferisca al marzo 2020. E perché non subito? Risposta sibillina di Cibrario: «Prima vogliamo terminare il restauro della facciata». Della facciata? Cosa c'entra la facciata? «La facciata in rifacimento potrebbe scoraggiare qualche candidatura di valore», dice testualmente Cibrario. Cioé, un candidato di valore potrebbe non candidarsi se c'è la facciata in rifacimento? Mi sfugge il nesso, forse perché non sono un agente immobiliare.


Certo che è stramba, 'sta storia. Magari aspettano molto banalmente le elezioni comunali, per non scontentare il prossimo padrone del vapore. Tanto, il bando l'hanno fatto e ci stanno ravanando da cinque mesi e magari non trovano un candidato che gli piaccia, ma poco male: era un bando «non vincolante», possono riaprirlo quando e come vogliono.


Se invece, come affermava Cibrario nel novembre del 2019, prima di arrivare alla nomina del direttore vogliono terminare il restauro della facciata, ne discende a fil di logica che Palazzo Madama non avrà un direttore prima del 2023. Come volevasi dimostrare.


P.S. Presidente Cibrario, non mi prenda in parola. Ma quale 2023: a Palazzo Madama un direttore serve subito. Covid o non Covid.


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