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06/08/2020

Il Decreto semplificazione centra l’obiettivo ma deve vincere la battaglia in parlamento

MF - Giampiero Zurlo*

COMMENTI & ANALISI
Ifamigerati «uffici complicazione affari semplici» in Italia hanno sempre goduto di ottima salute, soprattutto negli ambienti della pubblica amministrazione. Motivo per cui nel corso degli anni, e in particolare con la crisi Covid, da più parti sono piovute disperate le richieste di sburocratizzazione, in parte finalmente accolte con il decreto semplificazioni, recentemente approvato dal governo con la formula «salvo intese», dopo un Consiglio dei ministri fiume di oltre 6 ore, e attualmente in Senato per la fase di conversione in legge. Da più parti ci si chiede se si tratti di un decreto che semplifica realmente la vita a cittadini, imprese e pubblica amministrazione, oppure se sia solo un titolo sexy. A dire il vero va dato merito al governo e in particolare al premier Giuseppe Conte di aver voluto affrontare una delle tematiche più ostiche per il nostro ordinamento, superando veti incrociati che sono emersi soprattutto da quegli ambienti per natura restii al cambiamento. Il Decreto però non avrà vita facile, visto che dovrà essere convertito in legge entro il 14 settembre e sembra che il parlamento non voglia rinunciare all'estate italiana. In ogni caso la sua conversione comporterà un tour de force agostano da parte del Senato, con la certezza che la Camera non avrà possibilità di apportare modifiche al testo. Venendo ai contenuti, tutto il Titolo I, Capo I, è dedicato alle semplificazioni in materia di contratti pubblici, ma bisogna evidenziare che nella quasi totalità dei casi si tratta di semplificazioni temporanee (fino al 31 luglio 2021) trattandosi di norme strettamente correlate all'emergenza. Dunque, più che sopprimere o modificare la normativa di riferimento, il decreto consente delle mere deroghe provvisorie, un'impostazione che ha portato la stessa Corte dei Conti a rilevare che «la natura temporanea di talune norme non giovi alla maggior chiarezza del quadro normativo che, al contrario, ne esce ancor più complicato».A conferma di come semplificare un ordinamento complesso come quello degli appalti pubblici non sia affatto un'attività semplice come si può credere, e che in ogni caso la vera sfida sarà quella di rendere il più possibile strutturali queste norme di carattere transitorio. Se però, come diceva Prezzolini, in Italia nulla è più definitivo del provvisorio, questa volta sarà un bene. Tra le modifiche merita di essere citato l'articolo 4, secondo il quale in sostanza la stazione appaltante è tenuta a concludere in ogni caso il contratto nei termini previsti, anche in caso di contenzioso pendente. C'è chi leggendola penserà a Monsieur de La Palice, chiedendosi che senso abbia prevedere per legge una cosa così ovvia da risultare tautologica, eppure la norma ha la sua particolare utilità in quanto specificatamente finalizzata a eliminare i vari ricorsi amministrativi pretestuosi - caratteristica del mercato dei lavori pubblici italiani - che storicamente rappresentano uno dei principali motivi di ritardo nel completamento delle opere. Alla materia edile è invece dedicato il Capo II, che contiene misure di semplificazione, velocizzazione e agevolazione degli interventi con il dichiarato intento di rendere più facile e immediata la realizzazione delle opere legittimamente realizzabili, riducendo gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, anche per garantire il recupero e la qualificazione del patrimonio edilizio esistente. Questo insieme di norme prevede anche disposizioni funzionali a rendere più rapida e agevole la ricostruzione nelle aree colpite da eventi sismici, e in particolar modo quelle del centro Italia, dando maggior potere di impulso alla presidenza del Consiglio e al Commissario straordinario per la ricostruzione. La peculiarità di questo insieme di norme è che le relative modifiche sono state disposte in modo strutturale, e non provvisorio come le norme per gli appalti pubblici. Un punto centrale anti-burocrazia del decreto è poi la riforma dell'abuso d'ufficio. Viene infatti definita in modo più circoscritta la condotta punibile, attribuendo rilevanza alla sola violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità del funzionario pubblico. Un provvedimento, dunque, nato per arginare uno dei più grandi mali della burocrazia, la cosiddetta «sindrome della firma» dei funzionari che spesso per paura delle sanzioni scelgono di non sottoscrivere gli atti di propria competenza. Infine, merita particolare menzione il Titolo III del decreto, dedicato alle misure di semplificazione per il sostegno e la diffusione dell'amministrazione digitale. Si tratta di un intervento di ampio respiro che modifica gran parte degli articoli del Codice dell'Amministrazione digitale (Cad) e che ha il dichiarato obbiettivo di semplificare e accelerare la trasformazione digitale del Paese, favorendo la diffusione dei servizi in rete per agevolare l'accesso da parte di cittadini e imprese. L'intento del governo è encomiabile perché, in mancanza di uno sviluppo naturale dell'innovazione tecnologica del nostro sistema Paese, si prova a fare «innovation by regulation», stimolando i servizi digitali attraverso un quadro normativo incentivante. All'interno di questo corpo di norme credo abbia particolare merito l'articolo 36, con il quale si intendono agevolare le iniziative innovative e, soprattutto, le sperimentazioni mediante l'impiego delle tecnologie emergenti, consentendo anche di chiedere la temporanea deroga alle norme che ne impediscono la sperimentazione. Si prevede al riguardo che, in caso di esito positivo della sperimentazione, il governo possa promuovere quelle modifiche normative e regolamentari necessarie per consentire lo svolgimento a regime dell'attività sperimentale. Si tratta di una sorta di sand box regolatoria italiana (più conosciuta negli ordinamenti anglosassoni) che consentirà a molte start up innovative italiane di sperimentare i propri prodotti e servizi, libere dal peso della burocrazia. Nonostante il tema della semplificazione trovi sempre qualche bastian contrario (per interesse o per ottusità), risaltano le intenzioni positive del governo. Ma prima di riuscirci bisognerà che il parlamento vinca la battaglia più dura: quella col generale agosto. (riproduzione riservata) *presidente di Utopia public, media & legal affairs