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23/06/2020

Il decreto partirà a costo zero in attesa del nuovo deficit

Il Sole 24 Ore - Marco Rogari Gianni Trovati

Il decreto partirà a costo zero in attesa del nuovo deficit Rogari e Trovati -a pag.2

ROMA

Oggi si spegneranno le luci di Villa Pamphilj, e una maggioranza schiacciata da molte tensioni trasversali dovrà riprendere in mano un'agenda operativa serrata. Che incrocia l'assestamento di bilancio, indispensabile entro fine mese per definire il quadro su cui dovrà intervenire la nuova richiesta di deficit al Parlamento. Richiesta inevitabile per le mille pressioni emerse anche nella lunga settimana degli Stati generali e per il calendario dei fondi Ue che viaggia a ritmi troppo tranquilli per le esigenze italiane. Con la sola eccezione del Mes, che continua ad aumentare la pressione sui Cinque Stelle e rappresenta l'altra variabile cruciale per la tenuta del governo. Ma andiamo con ordine.

Nell'agenda di Palazzo Chigi il primo appuntamento è con l'arrivo in consiglio dei ministri dell'atteso provvedimento sulle semplificazioni. La sua approvazione, sospesa dall'intermezzo degli Stati generali, potrebbe avvenire secondo il premier la prossima settimana. Nel menu ci sono soprattutto una serie di interventi ordinamentali sulle procedure, dalla revisione di abuso d'ufficio e responsabilità erariale all'estensione delle deroghe al Codice appalti fino al pacchetto dei restyling amministrativi in cottura alla Funzione pubblica, ma mancano per il momento nuovi fondi significativi. L'idea è quella di approvare un provvedimento «a costo zero» per la finanza pubblica: ben sapendo, però, che i soldi saranno indispensabili per il passaggio parlamentare di quello che promette di essere l'ultimo treno normativo prima della sessione di bilancio. Lì, quindi, dovranno salire almeno alcuni dei tanti interventi chiesti in queste settimane da turismo, automotive, regioni, comuni, scuola, sanità, professionisti.

Di qui la necessità di un nuovo scostamento, ammesso anche dal ministro dell'Economia Gualtieri. Il titolare dei conti l'ha evocato per rialimentare il fondo di garanzia per i prestiti alle Pmi, ma reso ancora più urgente dalla necessità di prolungare la Cassa integrazione "universale" fino a fine anno, come spiegato dallo stesso Gualtieri, dopo il decreto ponte che ha chiuso il buco di agosto. Nei giorni scorsi si è ipotizzata una prima mossa intorno ai 10 miliardi, ma l'esperienza insegna che sul disavanzo le stime iniziali crescono in fretta. Da qui a fine anno, del resto, gli spazi fiscali necessari a completare l'opera puntano ad almeno 50 miliardi di euro. Occorre infatti attivare i prestiti del Sure, indispensabili per garantire la copertura degli ammortizzatori sociali, e quelli del Mes. Tema, quest'ultimo, che per il suo carattere esplosivo sul principale partito della maggioranza Conte vorrebbe rinviare all'autunno. Ma tutti gli elementi ormai sembrano puntare a un passaggio parlamentare a luglio, soprattutto se il prossimo Consiglio europeo chiuderà davvero il negoziato sul Recovery Fund.

I problemi sono chiari. Manca, per ora, il dettaglio del quadro di riferimento. Ma è questione di giorni. Perché nelle prossime due settimane l'assestamento darà i numeri definitivi da cui partire per le nuove mosse: da lì potrebbe arrivare qualche risparmio, come l'anno scorso quando nelle classiche «pieghe del bilancio» furono individuati i due decimali di Pil preziosi per chiudere la battaglia con la Ue. Negli stessi giorni vedrà la luce il Piano nazionale di Riforma, che tra investimenti, semplificazione, digitalizzazione e nuova spinta al Green New Deal traccerà i binari su cui si dovrà muovere il Recovery Plan italiano. A settembre, a patto di superare indenni la griglia fitta di decisioni da prendere nei prossimi giorni.

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