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21/01/2019

“Il Csi torna a assumere Sarà un polo strategico”

La Repubblica - STEFANO PAROLA

Il direttore da 100 giorni Piemonte economia
pagina IX Più fatturato, più investimenti, più assunzioni, più commesse esterne. Il Csi Piemonte riparte all'insegna dei segni "più" contenuti nel piano industriale per i prossimi tre anni. Il punto di partenza? «Questa è una realtà unica nel panorama nazionale, con oltre 100 consorziati, più di mille dipendenti e una serie di infrastrutture importanti», racconta il direttore generale Pietro Pacini, dal 15 ottobre al timone dell'impresa informatica pubblica piemontese.
Direttore, qual è lo stato di salute del Csi? «Negli ultimi anni ha avuto un calo importante del fatturato. Si è passati dai 156 milioni nel 2010 ai 120 del 2017. Chiuderemo il bilancio dell'anno scorso a 123 milioni, ma abbiamo un piano di crescita che ci porterà a 138 milioni nel 2020».
Come invertirete la tendenza? «Oggi i nostri azionisti hanno una maggiore esigenza di seguire le tendenze della nuova pubblica amministrazione digitale. I Comuni la Regione e il sistema sanitario hanno in programma grandi investimenti e noi siamo uno snodo centrale di questo processo evolutivo. Poi vogliamo crescere anche in Italia e all'estero».
Come? «Siamo una società "in house" e la legge ci permette di ottenere dal mercato fino al 20% dei ricavi.
Possiamo farlo puntando sui nostri data center e sul fatto che siamo a oggi l'unica azienda italiana partecipata dalla pubblica amministrazione che offre servizi cloud ed è certificata dall'Agid, l'Agenzia per l'Italia digitale.
Significa che siamo in un elenco ristretto di aziende da cui gli enti pubblici possono acquistare servizi, assieme a realtà come Ibm, Aruba, Microsoft, Oracle e Amazon».
Oggi quanto fatturate grazie ad attività che non riguardano i consorziati? «Abbiamo attività all'estero principalmente in Albania, che ci garantiscono un paio di milioni.
Diciamo che siamo all'anno zero e che abbiamo ampi margini di crescita». In quali infrastrutture investirete? «Abbiamo due data center, il principale a Torino e quello di backup a Vercelli. Averli fa per noi un'enorme differenza, perché vorremmo essere censiti dall'Agid come polo strategico nazionale. Poi miglioreremo la nostra rete, sia il "backbone" che i servizi wifi, che già oggi contano oltre 600 punti di accesso. Contribuiremo ad attenuare il "digital divide" collaborando con gli operatori di rete. E ancora, investiremo sulla "smart data platform", che ci permetterà anche di sviluppare temi come big data e intelligenza artificiale». Di questi investimenti beneficerà solo l'azienda? «Da un lato manteniamo sempre aggiornate le nostre funzioni, dall'altro aiutiamo gli enti locali a essere al passo con i tempi. Loro fanno fatica a investire, ma con noi possono pagare solo ciò che usano.
E hanno un grado di sicurezza notevole, se si considera che ogni giorno respingiamo circa 150 mila attacchi informatici. Poi vogliamo valorizzare i nostri centri di competenza su software libero e aperto, sicurezza, "ux design", big data e intelligenza artificiale.
Metteremo queste competenze a disposizione degli azionisti e intensificheremo la collaborazione con atenei e startup».
Servirà nuovo personale? «Dopo tanto tempo torniamo ad assumere. Abbiamo un piano per inserire 50 neolaureati. Quindici sono già entrati, 18 arriveranno quest'anno, gli altri entro il 2020. In parallelo, lavoreremo con Università e Politecnico per migliorare mettendo a fattor comune le nostre competenze».
Cosa cambierà per il cittadino? «Avrà a disposizione più servizi.
Potrà scegliere il medico online e prendere appuntamento attraverso un portale, così come potrà gestire la propria anagrafica via web. Per le imprese vale lo stesso discorso: potranno svolgere una serie di adempimenti senza andare negli uffici, potranno tenere traccia delle proprie pratiche e così via».
I detrattori del Csi lo definiscono un "carrozzone". Lei che idea si è fatto? «Io vedo una grande azienda italiana, con mille dipendenti che non sono neppure così tanti se si osservano le infrastrutture e le competenze a disposizione. Però dobbiamo migliorare, diventando ancor di più partner dei nostri azionisti, comunicando meglio con loro, rispettando le scadenze. È un cambio di passo necessario, ma il Csi ha tutte le possibilità per farlo».
Negli ultimi anni il Comune di Torino è stato un socio instabile per quantità di lavoro richiesto al consorzio. Questo la preoccupa? «Oggi stiamo lavorando bene, la giunta ha confermato gli investimenti del 2018. Da parte di tutti i soci ho percepito fiducia nelle potenzialità del Csi e voglia di investire. E il fatto che il piano industriale sia stato approvato all'unanimità mi rassicura».
Assieme al Csi crescerà anche l'indotto informatico torinese? «Dobbiamo rispettare il codice degli appalti pubblici, ma uno sviluppo ulteriore è possibile. Vogliamo lavorare con le aziende locali per rilanciare il "Sistema Piemonte" ed esportarne il modello».
Abbiamo invertito la rotta e grazie alle nuove esigenze dei nostri soci vedo più ordini e investimenti Ripartiranno anche le assunzioni A cominciare da 50 neolaureati: una parte di loro lavora già con noi

Foto: Classe 1964 Pietro Pacini, ingegnere, sarà direttore generale per 5 anni