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20/06/2020

Il Covid ha spazzato via anche il bar «Sbattuti fuori, 4 mesi di sofferenze»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

IL CASO LA PROTESTA DEL GESTORE, DIRESE. DATTOLI: «SI TROVA IN UNA VIA DI FUGA DELLA MATERNITÀ, NON POSSONO RESTARE LÌ»
l L'emergenza Covid ha spazzato via anche il bar della Maternità al Policlinico Riuniti (nella foto il plesso dove è ubicato) , situato in mezzo ai due ingressi dell'edificio e alle spalle della Rianimazione. «Sbattuto fuori dopo quarant'anni e con nove famiglie messe ora in mezzo alla strada», la denuncia del proprietario dell'esercizio Giuseppe Direse in una lettera alla Gazzetta . La questione è finita in Procura, l'azienda denuncia il Policlinico Riuniti contestando sostanzialmente un «accanimento» nei suoi confronti da parte della direttore ospedaliera e del direttore generale Vitangelo Dattoli. «Nessun accanimento - la replica del dg - semplicemente il signor Direse non ha alcun diritto a restare lì. È senza titoli, non ha mai vinto alcuna gara d'appalto semplicemente perchè non ha i requisiti per parteciparvi. Oltretutto il bar si trova lungo un percorso che il responsabile di settore, durante l'emer genza da Coronavirus, ha utilizzato come via di esodo. E infine, particolare che non ha comunque determinato lo sgombero, l'azienda deve 100mila euro per i canoni di locazione». I 100mila euro sono tuttavia all'origine della contesa. La gara d'appalto scaduta un anno fa per la gestione del bar viene vinta proprio dalla società Direse, ma l'Azienda ospedaliera non procede all'as segnazione dell'appalto proprio a causa delle somme non versate. «Abbiamo realizzato un ampliamento all'interno del locale senza ricevere alcun rimborso da parte dell'Azienda ospedaliera», si difende così il gestore. C'è comunque un procedimento giudiziario in atto, Direse non avrebbe versato i canoni a titolo di rimborso per i miglioramenti strutturali apportati all'edificio «mai riconosciuti dall'ospe dale». Così lo scorso 17 marzo la direzione del Policlinico, «dopo vari preavvisi», decide per lo sgombero forzoso dei locali cambiando le serrature agli ingressi. «Eravamo all'interno con alcuni collaboratori, stavamo effettuando la sanificazione del locale», si difende Direse. «Ho dovuto chiamare la polizia per farci liberare», aggiunge stizzito. «Si è proceduto con un atto di forza dopo il quarto preavviso - precisa Dattoli - piuttosto è il gestore del bar ad aver opposto resistenza barricandosi all'interno. Noi non sapevamo che dentro ci fosse qualcuno, sarebbero già dovuti andare via. Comunque la questione si è risolta subito». La vicenda si chiarirà probabilmente davanti a un giudice, il gestore del bar-ristoro si dice sconcertato: «Questa storia è motivo di grave disagio per la mia famiglia, siamo sconcertati e addolorati. I tempi del Covid hanno dilatato tutto. Chiediamo solo giustizia».