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14/12/2019

Il cortocircuito del Comune tra regolamento, bando e blitz con la festa già partita

Il Messaggero

Botta e risposta a distanza tra l'assessore Cafarotti e l'ex Meloni: colpa della gara
IL RETROSCENA
Si presterebbe eccome la Festa della Befana al palcoscenico del teatro dell'assurdo dove ogni costrutto razionale perde di significato. È calato il sipario sulla più nota kermesse natalizia della Capitale e quello che resta negli spettatori è la presa di coscienza di un cortocircuito partito da palazzo Senatorio e chiusosi poi all'ombra della fontana dei Quattro Fiumi. Coloro i quali oggi promettono il cambiamento e annunciano un nuovo bando fanno parte di quella stessa squadra di governo cittadino che ha permesso alla Festa della Befana di diventare il concentrato di affari personali (quelli della famiglia Tredicine, dei loro parenti e amici), l'espositore di prodotti non certificati, la piazza del vituperato mercato natalizio. Ieri mattina il presidente della Commissione Commercio Andrea Coia in sopralluogo dopo il blitz dei vigili urbani, compiuto a 4 giorni dall'avvio della manifestazione che ha portato al sequestro della rassegna, ha tuonato: «Pretendiamo una festa nel segno della tradizione e del rispetto delle norme».
Ma come sono state scritte le norme per la Festa della Befana? E perché l'ultimo bando, che oggi si vuole cambiare e che è stato messo a punto dall'attuale amministrazione cinquestelle, ha visto la famiglia Tredicine aggiudicarsi quasi la metà dei banchi commerciali? La risposta va trovata nella delibera 30 sul Regolamento delle attività commerciali su area pubblica redatta e portata in Aula nel 2018 dal consigliere Coia.
LE REGOLE
In quel testo la Festa della Befana veniva annoverata come fiera e pertanto, in fase di concorso per l'attribuzione dei posti, il criterio di anzianità non poteva essere omesso. Al momento della gara è stato abbassato a 20 punti su 100 ma comunque alla fine ha pesato sulle aggiudicazioni anche perché i criteri di qualità imposti parlavano genericamente dell'obbligo di offrire prodotti natalizi senza che ci fossero particolari vincoli se non i marchi CE e senza che venissero effettuati dei controlli a monte perché agli operatori sarebbe bastato presentare un'autocertificazione. È evidente che il sistema non ha funzionato. L'assessore al Commercio Carlo Cafarotti è pronto a rivedere lo schema del bando che a suo dire, però, ricade sulle spalle dell'ex titolare delle Attività produttive Adriano Meloni. Insomma il bando era il suo e in effetti è così ma è stato redatto obbligatoriamente tenendo in considerazione il Regolamento fatto approvare da Coia. E ora? Proprio l'ex assessore non ci gira intorno: «Io avrei voluto un'altra festa ma con le regole imposte dal Regolamento di Coia spiega Meloni non si poteva non considerare l'anzianità, il peccato originale risiede qui. Ora Cafarotti potrebbe davvero redigere un bando libero ma per farlo bisognerebbe rivedere quel Regolamento». Resta da capire se l'attuale assessore avrà il coraggio di rimettere in discussione quel testo o si limiterà a migliorare un bando nella speranza che i Tredicine & co alla fine si stufino di partecipare.
C. Moz.
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