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31/08/2018

Il contratto è già in scadenza ?

La Prealpina

LA RIFLESSIONE
(...) A legislazione vigente una nave della nostra Guardia Costiera per entrare in un porto italiano non ha bisogno di alcuna autorizzazione del ministero dell ' interno; avendo però soccorso in mare delle persone non europee è tenuta a sapere dal Viminale a quale centro per i profughi deve fare riferimento per l ' accoglienza e l ' identificazione allo sbarco. Il competente ufficio ministeriale, diretto da un prefetto, per legge deve solo indicare l ' approdo migliore dal punto di vista logistico, tenendo conto del centro profughi idoneo più vicino; non ha alcun potere di negare lo sbarco o la facoltà di non rispondere. Per essere più chiari è come se la nave Diciotti fosse stata un ' autoambulanza con un ferito a bordo e l ' ufficio del prefetto al Viminale la centrale del 118; alla richiesta quest ' ultima deve solo ed immediatamente indicare l ' ospedale adatto più vicino, non può rifiutare di rispondere, o peggio ordinare di " scaricare " il trasportato o di restare fermi a bordo strada in attesa che si decida con tutta calma se e come rispondere. Si era avvertito, sempre su queste pagine, del rischio che prima o poi sarebbe partita una " telefonata " impropria, e purtroppo pare proprio che così sia successo. Ora saranno i magistrati competenti a valutare il senso e gli effetti di quella conversazione, e se essa possa giustificare l ' omissione di chi, a capo di quel dipartimento ministeriale, era tenuto per legge a rispondere alla legittima richiesta della nave ed a non obbedire ad ordini impropri. La tragedia del crollo del ponte Morandi ha cagionato tanti morti e feriti, con enormi danni e sofferenze a molte persone. Come corollario le immediate dichiarazioni governative di grande effetto mediatico, capaci di indicare subito " cause e colpevoli " , e dopo pochi giorni anche il nome della ditta che ricostruirà il ponte e con i soldi di chi. Un esempio può aiutare: se un sindaco si intromettesse nell ' attività di una società privata che ha in concessione un servizio pubblico indicandole la ditta alla quale affidare un appalto di sicuro verrebbe accusato di abuso, se non anche di concussione. " Autostrade " è una società privata concessionaria e fino a quando non le sarà revocato il servizio nessuno potrà imporle di dare un appalto ad una determinata ditta. Il fatto che Fincantieri sia una partecipata pubblica non le dà alcun vantaggio rispetto alle altre società private; e fino a quando le norme sugli appalti resteranno quelle in vigore, anche se a decidere fosse lo Stato, sarà necessaria una gara europea alla quale Fincantieri, se in possesso dei requisiti di competenza, potrà partecipare e misurarsi con le altre ditte. Prima che anche in questo caso ci sia un ' impropria " telefonata " sarebbe prudente rallentare, anzi tirare il freno a mano. Perché sia possibile dai ministeri bloccare navi o decidere a chi dare gli appalti, bisogna quanto meno prima cambiare le leggi. La maggioranza parlamentare in teoria è sufficiente per approvare ogni modifica desiderata e ben potrebbero: in tema di immigrazione adottare lo sbarramento " ferreo " tipo Australia e dare al ministro ogni potere; resuscitare le vecchie nazionalizzazioni, sotterrate a furore di popolo per le insopportabili costose inefficienze e le tante corruzioni; abolire la legge sugli appalti e ritornare ai tempi euforici dei " grandi eventi " e delle " emergenze " . Perché non succede? Per il timore che tali proposte sarebbero incostituzionali o in violazione delle norme europee e delle convenzioni internazionali? È invece ben possibile che, dopo questi primi tre mesi, i due partiti si siano convinti che il patto tra " nemici " in campagna elettorale non possa più durare molto e che i pochi punti sui quali concordano non giustifichino un ' alleanza per cinque anni, mentre quelli che li dividono, messi diplomaticamente " a dormire " nel contratto, stanno emergendo come ostacoli insuperabili. Se così fosse potrebbero ancora decidere di annunciare il tempo necessario per realizzare i punti sui quali c ' è ancora accordo mettendo una data di scadenza al " contratto " per poi, sempre che il Capo dello Stato non individui altre soluzioni, rivolgersi nuovamente agli elettori con proposte diverse. Una tale chiarezza sarebbe un gesto di grande rispetto e di vero segno di cambiamento. L ' alternativa è continuare così, con di fatto due governi in uno, sempre più distanti e tenuti insieme solo dalla critica alla vecchia maggioranza, in attesa del pretesto che crei la crisi nella speranza di addebitarla all ' altro. Nel frattempo sempre più tentati di capitalizzare i ministeri gestiti direttamente, non per approvare nuove leggi che avrebbero bisogno dell ' accordo faticoso con il " non-alleato " , ma per amplificare al massimo l ' effetto dei propri comizi, dei twitter e dei video su Facebook. Tutto per aumentare il consenso in vista delle sempre più probabili elezioni anticipate, che li vedranno l ' uno contro l ' altro, senza più l ' illusione di migliorare già in questa legislatura, nei limiti delle possibilità reali, le condizioni generali della società e dell ' economia nazionale. Chi dice che prima di criticare bisogna lasciare governare, è convinto che loro vogliano davvero ancora farlo a lungo? Agostino Abate © RIPRODUZIONE RISERVATA

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