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30/07/2021

Il contraente generale

Il Sole 24 Ore Dossier

Domande & Risposte
69 Rifatturazione delle spese Può un general contractor fatturare al condominio committente l'intero importo dei lavori subappaltati avendo tra le attività previste nell'oggetto sociale, e attivando il corrispondente codice Ateco, anche quella relativa alla ristrutturazione edilizia e lavori edili in genere? Oppure si rischia che le differenze tra le fatture dei fornitori subappaltati e il totale fatturato al committente vengano imputate a mero servizio non rientrabile tra le attività oggetto di agevolazione 110%? No, le limitazioni sono per le spese di coordinamento del contraente generale (non ammesse al 110%), ma non per i subappalti che sono una delle modalità di esecuzione dell'intervento con cui l'impresa appaltatrice realizza la propria attività di impresa, perseguendo l'utile. A questo scopo la rifatturazione al committente è comprensiva del ricarico dell'appaltatore, che è agevolato al 110%. Dove il ricarico non è agevolato, è per le spese professionali eseguite da terzi. 70 Il riaddebito delle prestazioni L'incarico del professionista viene conferito allo stesso dal condominio ma la fattura verrà emessa all'impresa general contractor che fatturerà l'intero intervento al condominio con sconto in fattura. È possibile? O ci deve essere corrispondenza tra incarico al professionista e fatturazione di questo al condominio? Si richiede ai fini della cessione del credito alla banca. L'articolo 119 del Dl 34/2020 prevede che gli interventi di ecobonus e sismabonus ammessi al 110%, ai fini della detrazione debbano essere oggetto di asseverazione del rispetto dei requisiti tecnici e di attestazione di congruità delle spese sostenute. In caso di opzione per la cessione del credito o per lo sconto in fattura, è inoltre necessaria l'apposizione di un visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione. Le spese sostenute per asseverazioni, attestazioni e visto di conformità sono detraibili così come quelle sostenute per la progettazione e le altre spese professionali connesse, a condizione, tuttavia, che l'intervento a cui si riferiscono sia effettivamente realizzato (circolare 24/2020). La modalità più coerente con il dettato normativo pare essere quella del mandato conferito dal soggetto committente dei lavori al professionista, con conseguente emissione della fattura del professionista al committente. Una modalità differente rilevata nella prassi è quella del «mandato senza rappresentanza» avente ad oggetto le prestazioni di asseverazione, attestazione e visto di conformità, conferito dal committente ad un general contractor. In tal caso, i servizi verrebbero fatturati dai professionisti al general contractor che poi li riaddebiterà, insieme con le spese sostenute per gli interventi, al committente. Questa seconda modalità pare percorribile a condizione che il riaddebito delle prestazioni professionali sia reso completamente trasparente (in primis a livello contrattuale) mediante la scomposizione del corrispettivo fatturato dal general contractor tra le diverse componenti di costo. Il caso descritto dal lettore, peraltro, pare differire dalla modalità del mandato senza rappresentanza sopra riportato poiché prevede che l'incarico sia conferito dal condominio al professionista ma la fattura sia emessa dal professionista al general contractor. Tale modalità, alla luce delle informazioni disponibili, non risulta corretta. 71 Il mandato senza rappresentanza Riguardo il riaddebito al committente, da parte del Gc, dei costi dei professionisti in regime forfettario relativi agli interventi oggetto di detrazione al 110%, mi chiedo se sia corretto far emettere fattura dal professionista (ovviamente senza Iva) direttamente al committente, far pagare il professionista dal Gc e far riaddebitare le spese in fattura da quest'ultimo sotto forma di rimborsi spese anticipate esenti Iva (ex articolo 15). Qualora le prestazioni rese dai professionisti forfettari vengano addebitate, in primo luogo, al general contractor e, solo successivamente, al committente di quest'ultimo, risulterebbe integrata la fattispecie relativa al mandato senza rappresentanza(risposta a interpello 254 del 15 aprile 2021). In tal caso le spese relative alle prestazioni effettuate dai professionisti forfettari, fatturate direttamente al Gc e non, invece, all'utente finale, saranno riaddebitate a quest'ultimo in un secondo momento con assoggettamento, ai fini Iva, alla disciplina prevista dall'articolo 3, comma 3, del Dpr 633/1972. Detta norma stabilisce che le prestazioni rese o ricevute dai mandatari senza rappresentanza sono considerate prestazioni di servizi anche nei rapporti tra il mandante e il mandatario: perciò, come anche riportato dall'amministrazione finanziaria nella propria risoluzione 6 dell'11 febbraio 1998, il riaddebito da parte del Gc costituisce il corrispettivo di una prestazione di servizi che mantiene la «stessa natura intrinseca» dell'operazione ricevuta dal medesimo (mandatario) e successivamente ribaltata all'utente finale (mandante). Da ciò consegue che un simile riaddebito avrà le medesime caratteristiche oggettive dell'operazione principale e, quindi, lo stesso regime di tassazione, con l'applicazione della medesima aliquota. Il general contractori, pertanto - se non rientra a sua volta tra i soggetti forfettari - dovrà assoggettare ad Iva gli importi relativi alle spese riaddebitate. Ciò in quanto il riaddebito fa sì che le prestazioni ribaltate al committente risultino analoghe a quelle, a livello "oggettivo", a quelle rese dai professionisti forfettari, non potendo, invece, trovare applicazione la medesima disciplina Iva, così come applicata da tali ultimi soggetti al general contractor, anche in sede di riaddebito da parte di quest'ultimo. Difatti, l'esclusione da Iva delle prestazioni rese dai soggetti forfettari (ex articolo 1, commi 58 e 59, della legge 190/2014) risulta correlata all'elemento "soggettivo" facente capo a simili soggetti, dovendo invece il general contractor assoggettare ad Iva gli importi relativi ai riaddebiti "ordinariamente", in presenza dei presupposti di cui alla relativa disciplina. Diversamente, qualora i professionisti forfettari intestino le fatture per i servizi resi direttamente al committente, con anticipazione dei relativi importi da parte del general contractor, al quale vengono poi rimborsati dallo stesso committente, alla fatturazione da parte dei forfettari a quest'ultimo - senza applicazione dell'Iva sulla base delle norme sopra richiamate - seguirà il rimborso delle spese, in esclusione da Iva ex articolo 15, comma 1, numero 3) del Dpr 633/1972, così come riportato nel testo del presente quesito, anticipate da parte del general contractor. Questo perché, in tale ultimo caso, quanto versato dal general contractor ai forfettari rappresenta una mera anticipazione - di carattere "finanziario" - relativa a somme che sono state addebitate "in nome e per conto" di un soggetto terzo (il mandante), trovando pertanto applicazione il richiamato articolo 15 del Dpr 633/1972. 72 Intestazione fatture professionisti Si chiede se, in caso di appalto affidato ad un general contractor al quale poi il committente richiederà l'applicazione dello sconto in fattura, le fatture dei professionisti che si occuperanno del rilascio delle asseverazioni e del visto di conformità possano essere intestate al general contractor (che poi pagherà i professionisti) o invece debbano necessariamente essere intestate al committente. Secondo l'articolo 119 Dl 34/2020 la modalità più coerente con il dettato normativo pare essere quella del mandato conferito dal soggetto committente dei lavori al professionista, con conseguente emissione della fattura del professionista al committente. Una modalità differente rilevata nella prassi è quella del "mandato senza rappresentanza" avente ad oggetto le prestazioni di asseverazione, attestazione e visto di conformità, conferito dal committente ad un "general contractor". In tal caso, i servizi verrebbero fatturati dai professionisti al "general contractor" che poi li riaddebiterà, insieme con le spese sostenute per gli interventi, al committente. In assenza di chiarimenti dell'Agenzia sul punto, questa seconda modalità pare percorribile a condizione che il riaddebito delle prestazioni professionali sia reso completamente trasparente (in primis a livello contrattuale) mediante la scomposizione del corrispettivo fatturato dal "general contractor" tra le diverse componenti di costo. Esulano da queste conclusioni i profili, pur rilevanti, della responsabilità dei professionisti verso i destinatari dell'agevolazione nonché eventuali temi di "indipendenza" rispetto al "general contractor".