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25/03/2020

Il Comune cambia idea Ora vuole i privati a gestire il metrò

La Stampa - ANDREA ROSSI

INFRASTRUTTURE / TORINO PLUS
P. 48 Tutta pubblica, per scrollarsi di dosso l'eredità della giunta Fassino che volevano coinvolgere i privati. Poi in project financing, perché i soldi dello Stato non sarebbero mai bastati. Quindi nuovamente solo con fondi pubblici, perché il governo aveva stanziato 828 milioni e forse ne avrebbe messi altri. Ora, infine, tornano i privati, che il Comune vuole coinvolgere al 40% nella costruzione e gestione della linea 2 della metropolitana. In capo alla quarta giravolta degli ultimi mesi la giunta Appendino sembra finalmente aver deciso quale sentiero imboccare: i 32 chilometri di tracciato - 28 stazioni, da Anselmetti, al fondo di corso Orbassano, fino a Rebaudengo con due estensioni fuori città, a Sud fino al centro di Orbassano e a Nord verso Pescarito - saranno realizzati e gestiti unendo le risorse del governo con quelle di un privato. E per riuscirci la sindaca chiederà al governo una modifica al codice degli appalti per elevare dal 49 al 60% il contributo dello Stato. Torino con questa mossa si prepara a intercettare il decreto promesso ad aprile con cui il governo cercherà di dare una spinta all'economia, al collasso causa virus, rilanciando alcune grandi opere e prevedendo regole semplificate sul modello della ricostruzione del ponte Morandi di Genova. Secondo questo schema alla sindaca verrebbe affidato il ruolo di commissario straordinario, mentre le risorse dello Stato potrebbero essere superiori agli 828 milioni già stanziati. Ma soprattutto i tempi per assegnare gli appalti potrebbero essere più rapidi. L'obiettivo di Palazzo Civico è esplicito, come dimostra la relazione firmata dal segretario generale Spoto e dai direttori delle Partecipate e dei Trasporti, Calvano e Bertasio, inviata a capigruppo e presidenti di commissione: finita l'emergenza coronavirus, «la Città avrà assoluta necessità di imprimere un'accelerazione alle infrastrutture». La linea 2 costa 5 miliardi, i soldi attualmente disponibili sono 828 milioni spalmati sui prossimi dodici anni e non bastano per realizzare nemmeno un lotto dell'opera. Ecco il senso della svolta di Appendino. Eppure l'apertura ai privati porta con sé almeno due conseguenze: l'ennesima giravolta della Città, che dopo aver annunciato la volontà di coinvolgere la sua partecipata InfraTo ora rettifica e comunica che nel migliore dei casi alla società verrà affidata la sola progettazione; e la probabile discussione con i privati sul primo lotto da realizzare. La scelta politica della giunta e del Movimento 5 Stelle, anche questa già annunciata pubblicamente, è di virare sulla periferia Nord partendo dalla tratta Rebaudengo-Porta Nuova. Le stime sui passeggeri suggerirebbero altro: ipotizzano 5.500 spostamenti l'ora verso Nord Est (Pescarito), 1.500 verso Nord Ovest (Rebaudengo) e ben 12.500 verso Sud (Anselmetti). C'è poco da stupirsi: verso Sud la linea 2 passerebbe dal Politecnico, dallo stadio Grande Torino, da Mirafiori. Logico che abbia più passeggeri, com'è logico che un eventuale privato interessato a una partnership avrebbe tutto l'interesse a partire dal punto più redditizio, con il rischio che il Comune targato Cinquestelle debba accollarsi una nuova giravolta. Non a caso arrivano già le prime richieste di chiarimento: «Vorremmo capire bene cosa ha in mente Appendino», spiega il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo. «Nel merito prendiamo atto con favore del cambio di rotta completo del M5s sia sull'opportunità di procedere spediti dopo aver boicottato e rallentato per anni il progetto, sia sul coinvolgimento dei privati. Restano tanti nodi: la scelta di quale lotto far partire, quale tecnologia usare, quale il ruolo di Gtt e di InfraTo e quali modifiche al piano regolatore». -

Foto: La linea 2 del metrò sarà lunga 32 chilometri con 28 fermate