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02/03/2021

«Il codice degli appalti va cambiato» L’allarme di Nardella sul Recovery fund

QN - La Nazione

di Paola Fichera FIRENZE Soffocato dalla burocrazia. Il Recovery Fund soffre degli stessi sintomi del Covid. Il sindaco Dario Nardella batte il pugno sul tavolo dei colleghi dell'Anci Toscana. «Se andiamo avanti così non riusciremo a spendere i miliardi della salvezza». Sindaco, la burocrazia è un altro virus? «Sì e rischiamo di perdere un'occasione storica. Il governo deve mettere subito mano al codice degli appalti perché se sui progetti da realizzare con il Recovery Fund mettiamo tutta la sovrastruttura burocratica e normativa italiana, con tutte quelle regole pesanti e complicate, rischiamo di non realizzare nemmeno uno dei 209 miliardi di opere pubbliche che sono fattibili nel nostro Paese». E come se ne esce? «Ne parlerò appena possibile con il nuovo ministro alle infrastrutture e ai trasporti Enrico Giovannini e questo, che è un aspetto fondamentale, sarà il primo punto all'ordine del giorno. Mi sono già confrontato anche con il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta». E ha già in mente qualcosa? «Dobbiamo utilizzare solo le norme essenziali previste dall'Unione europea, le norme comunitarie». Non è da ora che l'Italia muore di burocrazia... «Sì, ma questo è, per l'economia del Paese, il momento più drammatico della nostra storia recente. Allora. L'agenzia del territorio ci dice che un'opera pubblica di circa 25 milioni di euro, quindi una taglia media per i progetti del Recovery Fund, richiede in Italia con le regole attuali, con queste norme, più di 10 anni tra progettazione preliminare, progettazione definitiva, progettazione esecutiva, bandi, ricorsi. Prima il ricorso al Tar, poi si va in Consiglio di Stato, e se l'azienda fallisce nel frattempo allora bisogna rifare il progetto, alla fine più di 10 anni». Infatti l'Europa ci chiede da tempo: fate le riforme. «Stavolta è stata anche più chiara. L'Unione Europea ha detto a tutti i Paesi: cari Paesi, i soldi che vi arrivano col Recovery Fund li dovete utilizzare con tempi precisi, entro il 2023 dovete appaltare le opere. Ora siamo a marzo 2021, abbiamo meno di 24 mesi, mi devono dire come facciamo». Non c'è solo il problema degli appalti? «L'emergenza che abbiamo oggi è legata anche alla penuria di personale. Dopo il sospirato sblocco dei concorsi, il Comitato tecnico scientifico ha dettato dei criteri per svolgere le prove in periodo di Covid che sono praticamente una corsa a ostacoli di 100 chilometri». Cioè? «E' un problema di tutti i Comuni italiani. Noi per fare il concorso da 500 candidati dobbiamo prendere 20 palestre con un impiego impressionante di dipendenti per garantire le distanze. E dobbiamo farlo perché abbiamo gli organici in ginocchio. Mi chiedo con i dipendenti in smart working, con i problemi delle quarantene per i contagi, i concorsi che non partono, e se partono devono rispettare criteri impossibili, come facciamo ad affrontare la questione del Recovery fund?».