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15/05/2020

Il codice degli appalti è solo un freno alle opere pubbliche

ItaliaOggi - SERGIO LUCIANO

IL PUNTO
Le regole ci vogliono ma non quelle che sono demenziali
In questo tempo stralunato che stiamo vivendo, è facile perdere il filo della razionalità. Tutta l'Italia si lamenta delle lungaggini burocratiche che stanno frenando o bloccando la distribuzione delle mascherine, dopo aver ritardato quelle dei tamponi, dei test, dei reagenti, dei caschi e dei respiratori; tutta l'Italia economica si lamenta del bluff madornale del decreto liquidità che dovrebbe essere convertito in legge (diventando quindi finalmente applicabile perché prima non si fida nessuno) ed è gravato da ben duemila emendamenti; ma nessuno guarda a quel che si può fare anche in questo Paese e nonostante tutto. Infatti quel che si può fare si è visto a Genova. Ricordiamocelo e analizziamolo. Il sindaco-commissario per la ricostruzione del Ponte Morandi crollato il 14 agosto del 2018, Marco Bucci, ha preteso e ottenuto (avendo il fegato di farlo, e questo è un merito personale) pieni poteri: ma non quelli periodicamente vagheggiati a Palazzo Chigi da qualche aspirante caudillo di transito. Pieni poteri ad acta, specifi camente e limitatamente dedicati a un'opera ed a tutto ciò che il realizzarla comporta. Come ha raccontato chiaramente lui stesso in varie interviste, grazie ai poteri commissariali, Bucci è stato emancipato innanzitutto da quella cappa di gesso delirante che è il Codice degli appalti italiano, grazie all'articolo 32 del Codice europeo, che gli ha permesso, data l'emergenza, di non fare gare d'appalto ma scegliere i due general contractor, Fincantieri e Impregilo, in una rosa di 25 imprese autocandidatesi rispondendo ad una richiesta di manifestazioni d'interesse. Senza quel demenziale codice tra i piedi, Bucci ha tagliato corto, è andato dritto come un direttissimo e in venti mesi ha dapprima abbattuto quel che restava del vecchio Morandi e poi, nel centro di una città gremita, ha costruito una bella opera fi rmata da un grande architetto a sua volta non selezionato con gara, Renzo Piano. Con ciò non si vuol dire che il codice degli appalti va disapplicato. Quello che è stato scritto sotto il dettato degli ayatollah del pan-penalismo italiano è da cestinare e rifare; ma il punto è che in alcune emergenze anche il miglior codice è un freno. E per correre, la burocrazia non si corregge, si salta, quando ce n'è davvero bisogno. Col coraggio di affrontare le conseguenze giudiziarie che prima o poi (e totalmente a prescindere da qualunque merito) si abbattono su chi ha avuto il coraggio di saltarla. Ma così è: guarire l'Italia dal virus della malaburocrazia è opera titanica, da tempi di pace. In tempi di guerra, in emergenza, agli ostacoli insormontabili.