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19/11/2019

Il clan di Eraclea e gli affari nei subappalti di Fincantieri «Contatti con i dirigenti»

Corriere del Veneto

Il pentito: da Donadio 50 mila euro per la campagna di Mestre
Gli appalti e i subappalti all'interno di Fincantieri facevano gola al clan dei Casalesi di Eraclea. E la «testa di ponte» era la «Imperial Agency» di Christian Sgnaolin, uno dei pochi veneti «doc» accusati di far parte dell'associazione mafiosa. A rivelare i retroscena è Angelo Di Corrado, commercialista arrestato lo scorso 19 febbraio e di recente indagato anche nell'inchiesta del pm Giorgio Gava sullo sfruttamento degli operai bengalesi e albanesi, essendo consulente del lavoro di moltissime società dei subappalti. «Nel 2015 misi in contatto Sgnaolin con un commercialista referente delle società straniere di Fincantieri - ha raccontato al pm Roberto Terzo lo scorso 20 marzo - I due erano giunti a predis p o r r e u n p r o g e t t o d i formazione antinfortunistica da proporre alla società». Sgnaolin e il professionista, insieme a un altro avvocato triestino, si sarebbero anche incontrati con tre responsabili di Fincantieri: risorse umane, relazioni istituzionali e sicurezza. «Sgnaolin, poi, reVENEZIA munerava il commercialista con 5 mila euro al mese e in cambio lui procurava incarichi con le imprese subappaltatrici estere», ha aggiunto. L'imprenditore sandonatese, sentito il 17 settembre, aveva peraltro ammesso i rapporti con Di Corrado. «Era bene introdotto in Fincantieri, era il commercialista di diverse società nonché socio occulto ha detto al pm Terzo - Con la Imperial Agency ho preso a lavorare intensamente con società subappaltatrici (...) Ho acquisito fiducia da parte di Fincantieri tramite la Alfservice e ho iniziato a lavorare a Marghera e poi per tutti gli altri stabilimenti italiani». «Sgnaolin ha sempre lavorato per le società che operano dentro Fincantieri e riesce a ottenere assunzioni di persone anche invalide al 100 per cento», ha aggiunto Girolamo Arena, sentito a maggio. Un'altra imprenditrice aveva invece raccontato di aver saputo che gli albanesi per prendere i lavori a Marghera dovevano pagare una «tangente» a Di Corrado. La Imperial Agency, peraltro, aveva incarichi anche a Eraclea. «Sgaolin mi disse che glieli aveva fatti avere il loro amico Mestre», dice Di Corrado, riferendosi all'ex sindaco, anche lui arrestato il 19 febbraio scorso con l'accusa di voto di scambio. Versione confermata dalla dirigente comunale competente: «Il sindaco Mestre mi riferì di contattare un certo Sgnaolin», ha raccontato agli inquirenti. E anche il comandante dei vigili di Eraclea, Domenico Finotto, ha riferito che la Imperial aveva stilato i piani di sicurezza di alcune sagre locali e che un parroco gli aveva detto che gli era stata consigliata da Mestre. Di Corrado rivela anche che il boss Luciano Donadio gli aveva confessato di «averlo sostenuto in tutti i modi nella campagna elettorale» (non solo dunque con il centinaio di voti risultati poi fondamentali) e di avergli anche fatto una cifra fantasmagorica: «Cinquantamila euro». Mestre proprio sabato è stato liberato: ieri era a casa, ma non ha voluto fare nessun commento. Alberto Zorzi © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Al lavoro A Fincantieri a Marghera ci sono circa mille dipendenti diretti e 4 mila di subappalto

La vicenda

● Lo scorso 19 febbraio la Finanza e la Squadra mobile di Venezia hanno eseguito 50 arresti in un'inchiesta della Dda sulle infiltrazioni mafiosa a Eraclea ● Secondo l'accusa, il boss era Luciano Donadio, nato a Casal di Principe, ma da vent'anni sul litorale. In manette anche l'allora sindaco Mirco Mestre, accusato di voto di scambio per aver incassato un centinaio di preferenze gestite dal clan. Indagato anche il suo vice Graziano Teso, per concorso esterno ● Proprio nei giorni scorsi il pm Roberto Terzo ha chiuso le indagini e ha depositato le nuove prove contro gli indagati, che in tutto sono 76. Per loro a breve dovrebbe esserci la richiesta di rinvio a giudizio di fronte al gip