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20/07/2018

Il ciclone Locci sull’accordo per salvare Aral

La Stampa - piero bottino

L'Aral al Palazzo di giustizia rischia di finirci per due ragioni diverse. La prima è la richiesta di pre-concordato presentata ieri in Tribunale dall'amministratore unico Alessandro Giacchetti (il suo mandato è scaduto: «Presto il bando per costituire un cda» assicura l'assessore Paolo Borasio): i giudici dovranno decidere se accogliere la richiesta nominando i commissari giudiziali e attendendo il piano definitivo entro i prossimi 4 o 5 mesi, oppure respingere tutto sentenziando il fallimento.

L'altra questione è scoppiata l'altra sera in Consiglio comunale durante il dibattito sulla nuova delibera d'indirizzo che prevede, appunto, un piano concordatario sostenuto dall'accordo con Amag Ambiente e con i tre maggiori creditori (Koster, Solero Scarl, Euroimpresa) che congelerebbero pignoramenti e sequestri per 4 milioni in cambio della possibilità di nomina di un direttore tecnico. È stato il presidente del consiglio, Emanuele Locci, a puntare il dito contro le tre aziende che già in altra occasione aveva definito «sciacalli». Di fatto, a suo parere, quei 4 milioni di crediti vantati (e «vidimati» da sentenze giudiziarie) sono poco chiari e tutt'altro che «certi ed esigibili».

Anche ieri, interpellato in merito al suo intervento, Locci ha tenuto il punto: «E' più di un anno che chiedo chiarezza su quei conti, uno dei tanti misteri della gestione dell'azienda di smaltimento rifiuti. Incrociando le fatture emesse e alcune intercettazioni fatte durante l'indagine di Brescia sul "sistema Bonacina" emerge che alcuni di quei lavori fatturati potrebbero non essere stati eseguiti, o comunque non a regola d'arte. Non sta a me decidere se tutto questo rappresenti notizia di reato, io chiedo solo che qualcuno indaghi». Anche sull'accordo ha poi da ridire: «Non mi sta bene che siano proprio i tre creditori a poter nominare il direttore tecnico, attraverso cui si controlla tutto». Comunque alla fine sulla delibera s'è astenuto.

Le reazioni alle sue parole non si sono fatte attendere. La minoranza Pd ha subito chiesto che il testo registrato della seduta consiliare sia inviato alla Procura per gli opportuni approfondimenti. Una possibilità non esclusa anche dagli uffici comunali. «A questo punto dev'essere fatta chiarezza davvero e chi muove certe accuse deve assumersene tutte le responsabilità» chiosa Borasio. Inoltre il ragioniere capo Paolo Zaccone ha chiesto a Giacchetti e a Gianluigi Sfondrini, presidente dei revisori dei conti, una revisione straordinaria e urgentissima di quei crediti per 4 milioni vantati da Koster, Solero Scarl, Euroimpresa. Tempo massimo otto, dieci giorni.

Anche perché la palla è ormai in mano al Tribunale, benché il piano di salvataggio debba ancora acquisire altri via libera. Ad esempio oggi si riunisce l'Ato Gra, l'insieme dei tre consorzi rifiuti della provincia, per valutare la concessione a una nuova società che potrebbe nascere dalla fusione di Amag Ambiente e Aral dei contratti di smaltimento sia per l'Alessandrino, sia per Novese-Tortonese-Ovadese-Acquese.

A proposito, da Acqui arriva poi un nuovo consulente di Amag Ambiente a 24 mila euro all'anno: è l'ex sindaco Bernardino Bosio che nelle intenzioni dell'azienda rifiuti dovrebbe occuparsi dei rapporti con i Comuni serviti (sono 27) e soprattutto con gli utenti. «Finora è stata data attenzione quasi soltanto a mantenere i conti in equilibrio - dicono in Amag - dimenticando che bisogna essere attenti alle esigenze del territorio». Insomma Bosio sarà una specie di «facilitatore». Buona fortuna.

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