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09/02/2021

«Il centrodestra non è finito Noi con Draghi per salvare il Paese e rilanciare il Sud»

Il Mattino

Il vicepresidente di Forza Italia: dobbiamo toglierci la casacca e tifare per la nazionale
Lorenzo Calò
Onorevole Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia: siamo alla stretta finale per la nascita del governo Draghi. Andrete in maggioranza con il M5s. Come si sente?
«Il presidente Mattarella ha fatto un appello a tutte le forze politiche del Paese. Siamo in una situazione di emergenza, questo deve essere lo spirito. Il presidente Draghi saprà certamente fare la sintesi e offrire all'Italia il governo dei migliori per tirarci fuori dalla gravissima situazione in cui ci troviamo. Questo è stato l'auspicio anche del presidente Berlusconi e questa è la posizione di Forza Italia».
Al dialogo con il Pd Forza Italia è già abituata dai tempi del patto del Nazareno. Ma non vi spaventa oggi l'idea di un'ammucchiata?
«Il governo Draghi avrà un nemico da battere: si chiama Covid e va sconfitto sul piano dell'emergenza sociale, sanitaria ed economica. Dobbiamo tutti toglierci la casacca dei nostri partiti e indossare quella dell'Italia. È come quando gioca la Nazionale, si tifa tutti assieme e ci si toglie la maglia del proprio club».
Da dove deve partire la missione rilancio di Draghi?
«Dal problema della disoccupazione e dal rilancio del Mezzogiorno».
Con quale percorso?
«All'Italia sono stati assegnati 209 miliardi del Recovery fund perché ci sono aree del Paese in forte disagio e dunque il Mezzogiorno. In questo senso il Recovery plan va riscritto. Rilanciare il Sud non vuol dire fare assistenzialismo ma investimenti in digitalizzazione, sostegno all'agricoltura, infrastrutture. Dobbiamo fare uno sforzo straordinario per ridurre il divario Nord-Sud. E credo che quando Draghi parla di fare debito buono si riferisca a questo».
Per far ripartire il Sud servono ministri meridionali nella squadra di governo?
«Il governo Conte ne contava molti ma i risultati sono stati deludenti... Serve una politica che abbia il Mezzogiorno al centro della propria visione, un'azione dell'esecutivo con una spiccata sensibilità verso il tema Sud. E siamo certi che il presidente Draghi farà le scelte giuste».
Poi c'è l'adesione della Lega...
«Qui non si tratta di fare il derby Sud contro Nord ma di riunire il Paese sostenendo settori importanti dall'industria all'agricoltura, dai porti alle infrastrutture. Ci sono questioni che riguardano sia il Nord sia il Sud. Prendiamo il codice degli appalti: va rivisto e va applicata la direttiva europea che prevede procedure più snelle».
L'esperienza del governo Draghi dovrà essere a tempo?
«Intanto facciamolo nascere... Ma non può essere un governo balneare né con limiti temporali. C'è da salvare il Paese, di tempo se n'è già perso molto per l'incapacità della precedente maggioranza».
A proposito: Zingaretti ha detto che il Pd resta un punto di riferimento nella costruzione di questa operazione...
«Il Pd ha meno parlamentari di Forza Italia».
Forza Italia e Lega per il sì a Draghi, Fratelli d'Italia sarà all'opposizione: è finito il centrodestra?
«La coalizione esiste ed è solida. Non cambia nulla. Il sostegno al governo Draghi non significa che è nata un'altra maggioranza politica. Tutto il centrodestra andrà insieme compatto alle prossime elezioni».
C'è spazio per una nuova aggregazione di centro, moderata ed europeista?
«A occupare questo spazio c'è già Forza Italia».
Salvini ha cambiato pelle?
«Salvini ha fatto la scelta giusta in questo momento storico».
Preferisce un governo tecnico, politico o «misto»?
«L'indicazione che abbiamo dato è quella di un governo tecnico-politico. Ma deciderà Draghi, non siamo certo noi a porre condizioni o veti».
Ma lei Conte lo vorrebbe nella squadra di governo?
«Nessuna preclusione. Ripeto: non spetta a noi stabilire chi deve entrare e chi no».
Molti esponenti del centrosinistra si stanno interrogando su questa condizione: una maggioranza molto ampia, sebbene variegata, è anche sinonimo di maggioranza più stabile?
«Ci sono provvedimenti importanti da approvare di natura economica, di impatto sociale, di emergenza sanitaria: in Parlamento servono i numeri. Più ampia è la maggioranza meglio è».
La scelta da parte di Matterella di puntare su Draghi suona un po' come una bocciatura per la politica e i partiti?
«Draghi non è né un burocrate né un tecnocrate. È stato ai vertici delle istituzioni europee e lo ha fatto dimostrando profonde capacità di lettura e di interpretazione politica. Ha avuto coraggio e determinazione facendo delle scelte e raggiungendo obiettivi che se non avesse avuto capacità politiche non avrebbe potuto realizzare».
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