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23/06/2019

IL CASO VENEZIA Diciotto anni di giudizio amminist…

Il Gazzettino

IL CASO
VENEZIA Diciotto anni di giudizio amministrativo pendente per lasciare alla fine la situazione uguale come la si era trovata. La sentenza del Tar del Veneto che andiamo a illustrare è emblematica della crisi del sistema e sul perché tante aziende preferiscano investire altrove invece che in Italia. In questo caso è la procedura giurisdizionale amministrativa ad essere nel mirino, più che la magistratura in sè (i giudici sono cambiati svariate volte dal primo esame del ricorso e non c'entrano). Una procedura che costringe le aziende a vivere nell'incertezza per quasi quattro lustri. E, diciamolo pure, non si trattava di un ricorso su questioni inedite o particolarmente complesse, ma sulla presunta illegittimità di una graduatoria comunale per il servizio di trasporto persone - noleggio con conducente.
IL BANDO
Tutto risale al 1999, quando il Comune di Venezia decise di bandire e assegnare 35 autorizzazioni di noleggio con conducente ad altrettanti operatori per natanti di portata non superiore a 20 persone e stazza lorda inferiore alle 20 tonnellate. Insomma, barche che a Venezia tutti chiamano taxi, da questi distinte solo per avere una fascia verde sulla cabina. Ritenendo i parametri fissati dalla Giunta comunale di allora totalmente sballati, due aziende avevano proposto ricorso nel maggio 2001. Lo scopo era annullare la graduatoria in base alla quale c'era chi aveva già comprato la barca e investito qualche centinaio di migliaia di euro.
Il procedimento di fronte al Tar andò avanti inizialmente spedito, con le istanze cautelari, poi respinte. Dal 2001 al 2010, passarono 9 anni in cui non risultano atti rivolti al Tar dai ricorrenti o dai controinteressati. Si arriva così al 2010, con la dichiarazione di estinzione di un ricorso analogo, per la cessazione dell'attività di una delle società ricorrenti e la perenzione del ricorso sul bando, divenuto così inoppugnabile. Lo stesso anno, la società superstite chiese la fissazione dell'udienza, ripresentata nel 2016.
LA QUESTIONE DI DIRITTO
Quando il Tar ha preso in esame il problema, anche la seconda società ricorrente risultava in liquidazione e quindi priva di legittimazione.
Tali soggetti - si legge nella sentenza - non operando più nel settore dei trasporti, hanno ormai perso la qualità di operatori di settore e sono pertanto divenuti privi sia della legittimazione che dell'interesse al ricorso. In ogni caso, la corte ha ritenuto che il ricorso sarebbe stato comunque inammissibile per difetto di interesse vista la posizione in graduatoria delle stesse. Anche annullandola, esse non avrebbero tratto alcun beneficio, data la loro posizione.
LA QUESTIONE DI FATTO
In una città come Venezia dove un'autorizzazione simile può valere anche 600mila euro, il tema è molto sensibile e se c'erano incongruenze nei criteri del bando sarebbe stato un bene che fossero venute fuori. Nel frattempo, chissà quante delle autorizzazioni rilasciate nel 2001 sono rimaste ai proprietari di allora. Certamente molti l'hanno ceduta, nonostante la spada di Damocle che pendeva sopra di loro con la possibilità di un annullamento.
In questa vicenda che è stata chiusa senza fare chiarezza, si inserisce un fatto di per sè inquietante. Lo scorso aprile, una delle persone che aveva vinto il bando è stata rapinata da un commando di due-tre persone mentre trascinava un trolley nell'isola del Tronchetto. Quel trolley conteneva diverse centinaia di migliaia euro in contanti, che erano parte del corrispettivo per la cessione di quell'autorizzazione ad un altro soggetto. L'indagine è dei carabinieri, che più di una volta hanno tentato di scoperchiare il pentolone del trasporto dei turisti.
Michele Fullin
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