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02/03/2019

Il Carroccio: spetta al premier mediare

Il Messaggero - Emilio Pucci

LA STRATEGIA
E Berlusconi prova a dividere i leghisti LA PARTITA DELLE REGIONALI IN PIEMONTE: VERSO LA CANDIDATURA CIVICA DELL'IMPRENDITORE DAMILANO
«La cosa incredibile è che noi dobbiamo fare la battaglia per le imprese, quando sono stati proprio gli imprenditori di Torino i maggiori sponsor della Appendino, sono stati loro a portarla alla vittoria...». Lo sfogo di un esponente del partito di via Bellerio è la fotografìa di quanto la vicenda Tav cominci a pesare anche nella Lega. Che proprio su questa vicenda, m a anche sull'autonomia, ha assistito in queste ore all'offensiva abbastanza inaspettata - in questi termini e in queste proporzioni - da parte dell'ex segretario Roberto Maroni. Il quale ha annunciato, contro il presunto tradimento del Nord che starebbe facendo Salvini, la nascita di u n nuovo partito più capace di tutelare l'interesse del Settentrione rispetto a quanto il Carroccio stia facendo. E' stata presa male, ovviamente, in via Bellerio questa uscita di Bobo, che certamente stara facendo felice invece - nella sua convalescenza - Umberto Bossi, che con Maroni non ama affatto il Capitano. «C'è lo zampino di Berlusconi», sospettano ai piani alti della Lega. Ovvero: Berlusconi ha capito che con lui l'alleanza a livello nazionale non si può più fare e allora vuole mettere zizzania. Intanto sulla Tav lo scontro continua tra gialli e verdi. Se Toninelli non vuol sentirne più parlare, anche tra i leghisti l'argomento è ormai tabù ma in senso opposto: va fatta..Perché l'Alta velocità ha anche un valore simbolico e strategico. E' l'immagine del "governo del sì", contrapposta a quella dell'"esecutivo del no" dei Cinque stelle. E allora «basta indugi», è il pressing di Salvini. «La si può fare corretta e ridimensionata», spiega il vicepremier. E d u n q u e nessuna intenzione di cedere. Anzi dai vertici del Carroccio è arrivato da giorni un vero e proprio aut aut. Se sulla Tav e sull'autonomia non si f a n n o passi avanti «il rischio è che crolli tutto». Ma m e n t r e sul tema caro ai governatori del nord c'è la considerazione che per ora non si possa tirare troppo la corda anche per permettere al Movimento di non subire un eccessivo distacco, sulla Torino-Lione non si accetteranno giochetti o barricate. Anzi la richiesta è che sia il presidente del Consiglio Conte a metterci la faccia. «Faccia il premier m a soprattutto gli interessi del Paese. Lo ha fatto sul Tap, lo faccia di nuovo», è il ragionamento di un dirigente del partito di via Bellerio. BASTA BLOCCHI Sulla Tav si gioca la credibilità di un partito che finora - per stessa ammissione di molti suoi dirigenti - ha lasciato eccessivo spazio al Movimento sul fronte economico ma che non intende più bloccare le infrastrutture. Lo sblocca cantieri è un segnale, lo è anche la modifica del codice degli appalti. E sulla Tav occorre «abbattere il m u r o ideologico» alzato da M5s. Per dare slancio al nuovo governo o in ogni caso per evitare che possa arrivare un messaggio negativo agli investitori e agli altri Paesi. Nessuno nel partito di via Bellerio chiede un sì su questo progetto: il compromesso è quello di far partire i bandi di gara per poi ridiscutere il piano con l'Unione europea e la Francia, sgombrando dal campo l'ipotesi di dannose ritorsioni. C'è poi naturalmente un altro motivo dell'insistenza di Salvini. Ed è tutto interno al partito. Insieme alle Europee il 26 maggio si vota proprio in Piemonte. E la Lega vuole conquistare la regione, non lasciare a Chiamparino la bandiera del sì alla Tav. «Già abbiamo perso le Olimpiadi. Sarebbe - questo il refrain tra deputati e senatori - uno smacco troppo grande per noi». In un primo m o m e n t o il Capitano aveva dato a FI la possibilità di candidare un proprio esponente. «Ma sull'europarlamentare Cirio pende una vicenda giudiziaria, meglio virare su un civico», la linea degli ultimi giorni. Il timore è quello non solo di un contagio dei pentastellati in debito di ossigeno dopo l'erosione di consensi in Abruzzo e in Sardegna. Ma anche che il Settentrione - già provato dal braccio di ferro sull'autonomia - possa rivoltarsi proprio contro gli amministratori leghisti. Il partito di via Bellerio è intenzionato a difendere Toninelli a spada tratta. Qualora le forze d'opposizione firmassero tutte il documento presentato dal Pd, Lega e Movimento 5 stelle non potrebbero opporsi alla calendarizzazione in Aula della mozione di sfiducia al ministro. «Il Pd ha deciso di rafforzare Toninelli, per loro sara' un b o o m e r a n g m a noi non possiamo tornare sul territorio per dire che lo abbiam o difeso e magari che la Tav non si fa più», allarga le braccia un senatore.

Foto: (foto LAPRESSE)


Foto: Matteo Salvini, leader della Lega e vicepresidente del Consiglio