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31/05/2019

Il capo leghista formato premier

Corriere della Sera - Tommaso Labate

effetto elezioni
Il pressing sull'economia e la lista nera dei ministri. Così il leader leghista veste i panni da premier.
a pagina 3

Roma «Noi dobbiamo andare avanti con questo governo. Per adesso, preferisco proseguire con Di Maio che tentare altre strade». Mentre erige le colonne d'Ercole che i suoi non potranno oltrepassare - perché sono in tanti, tra i suoi, che premono per divorziare subito dai M5S - Matteo Salvini continua a rivivere il film degli ultimi tre giorni. I tre giorni del Condor che cambieranno la sua storia e forse anche gli assetti politici futuri.


Continua a ripensare al pomeriggio di domenica, passato a contorcersi preoccupato di un risultato che nelle sue aspettative oscillava tra il 28 e il 29%; a riflettere sui minuti successivi alla mezzanotte di lunedì, quando le prime proiezioni hanno fatto schizzare il valore della Lega oltre il 30; a rimuginare sul momento in cui ha capito che la tattica di mostrarsi «semplicemente» come il vero azionista di maggioranza del governo non sarebbe bastata a tenere assieme tutto.


Da qui la scelta di fare il grande salto. Quella che l'ha portato ieri a occupare tutte le parti in commedia di tutti gli atti, di tutti gli spettacoli, di tutto il cartellone del grande teatro della maggioranza. Non più il leader di un catch-all party , e quindi il capo assoluto del partito prenditutto; ma una specie di catch-all man , l'uomo prenditutto.


La strada stretta per togliere spazio vitale a tutti i nemici del governo Conte, leghisti o pentastellati che fossero, Salvini ha iniziato a percorrerla. La questione Rixi - che qualcuno dei suoi avrebbe potuto usare per tentare uno strappo dai 5 Stelle e qualcuno dei 5 Stelle per mettere in difficoltà Di Maio - l'aveva già risolta prima della sentenza, chiamando il sottosegretario e dicendogli l'esatto contrario di quanto andava sostenendo in pubblico. «Spero che vada tutto bene. Ma se la sentenza è di condanna, tu ti dimetti un minuto dopo. Non è il momento di un altro caso Siri». Un bluff da navigato pokerista. Poi, con qualche pedina mossa sulla scacchiera e una conferenza stampa, ha iniziato a coprire il resto del tavolo. Come un giocatore che punta fiches su tutto il panno verde, come un giocatore del Totocalcio che gioca una schedina piena di triple.


In ordine sparso, l'Uomo prenditutto ha assecondato l'Ue sulla Tav ma ha avvertito la stessa Ue che la flat tax si farà subito. Ha compilato una mini blacklist di ministri in quota M5S (Trenta e Costa) ma ha precisato che non chiede dimissioni o rimpasti «a nessuno». Ha vestito indifferentemente i panni del presidente della Repubblica («accettando» le dimissioni di Rixi, come se i ministri non li nominasse o revocasse il capo dello Stato), dell'amministratore delegato della Rai (su Gad Lerner), dell'Ufficio centrale interforze per la sicurezza (sulla scorta di Roberto Saviano), del ministro dell'Economia (flat tax), dei Trasporti (Tav), dello Sviluppo economico (Sblocca cantieri). Un «tutto e il suo contrario» che ha toccato l'apice sulla figura di Toninelli, nel giro di pochi minuti bocciato («ci sono problemi, è evidente») e poi a sorpresa promosso («ho piena fiducia in lui»).


È tutto meno che una strategia schizofrenica, tutto meno che una smania bulimica, tutto meno che casuale. Salvini ha ben chiaro quello che ha da vincere e quello che ha da perdere. L'occupazione di tutto il proscenio è l'unico defibrillatore che può tenere in vita il governo. Il matrimonio coi 5 Stelle, di fatto, gli garantisce una strada spianata e la collaborazione di decine e decine di parlamentari «gialli» disposti a tutto - è la sua lettura - pur di non tornare alle urne e perdere il posto. Monetizzare il 34 per cento a elezioni anticipate, al contrario, è un'autostrada apparentemente dritta ma disseminata di buche per ogni dove: difficile da imboccare, perché si tratterebbe di approvare una legge lacrime e sangue per disinnescare le clausole di salvaguardia dell'Iva prima dello scioglimento delle Camere; e difficile pure da percorrere, perché i nuovi compagni di viaggio - meloniani o berlusconiani - sarebbero un osso senz'altro più duro dei pentastellati al secondo mandato.


E poi c'è, calcolato al millesimo, quel «rischio Renzi», e cioè la difficoltà di giocare una partita tutti contro uno. Come dice un esperto leghista, «certi miracoli funzionano alle elezioni Europee, dove capita che vince l'uno. Poi, chissà come mai, se uno ci riprova a un referendum su se stesso o alle elezioni, vincono sempre tutti». Meglio occupare tutti gli spazi, meglio prendere tutto per non lasciarsi sfuggire nulla. Fino a nuovo ordine.


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Gli appunti

lista delle priorità

Gli appunti di Salvini alla conferenza stampa di ieri in Senato. Nell'elenco delle priorità per il vicepremier leghista ci sono: la pace fiscale; la flat tax per imprese e famiglie; «No aumenti» riferito alle clausole di salvaguardia sull'Iva; lo Sblocca cantieri; lo stop al Codice degli appalti e l'ipotesi di aumento dei contributi Ue per la Tav «dal 40 al 55%».

34,3

la percentuale
ottenuta dalla Lega alle Europee di domenica. Matteo Salvini recordman di preferenze: 2.364.384 voti

17,4

la percentuale ottenuta
dalla Lega
di Matteo Salvini alle elezioni politiche
del 4 marzo 2018

6,2

la percentuale ottenuta
dalla Lega alle Europee 2014. Alle Politiche 2013 il partito, guidato da Maroni, aveva preso il 4,1%


Foto:

Al Senato Il vicepremier leghista Matteo Salvini, 46 anni, ieri alla conferenza stampa indetta dopo la condanna di Edoardo Rixi (LaPresse)

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