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04/07/2019

Il caos di un settore a caccia di una tregua

Il sole 24 Ore - Supplemento - Claudio Contessa

Lo sblocca cantieri riforma gli appalti / Le prospettive. Dal DI 32/2019 un rilevante stress di sistema
Nei primi tre anni circa dalla sua entrata in vigore, il Dlgs 50/2016 (Codice deicontratti pubblici) erarimasto sostanzialmente invariato. Le uniche modifiche di rilievo apportate al testo prima del decreto sblocca cantieri erano state quelle del correttivo (Dlgs 56/2017), che si era mosso nel solco dei princìpi e criteri direttivi della legge delega del 2016 (lasciando invariato l'impianto di fondo). Si era trattato, peraltro, dell'unico intervento ammesso dalla delega 11/2016 (che aveva consentitoquestapossibilitàsoloperi primi dodici mesi dall'entrata in vigore,mentreilCodicedel2oo6avevaconosciuto ben tre correttivi nei soli primi due anni dall'entrata in vigore). Nel suo parere sullo schema di nuovo Codice (aprile 2016) il Consiglio di Stato aveva attirato l'attenzione del Governo sui potenziali rischi connessiaunacosìrepentina chiusura del cantiere normativo e aveva sottolineato che, in questo modo, si rischiava di chiudere la via a qualunque possibilità di modifica, prima ancora che il Codice avesse avuto completa attuazione e, quindi, prima ancora che fosse ragionevolmente possibile -dopo unadeguatoperiododi osservazione - verificare quali delle sue parti avessero funzionato al meglio e qualifosserodarivedere. Questo monito era rimasto inascoltato. Quindi, nonostante le numerose critiche rivolte al nuovo Codice sin dalla sua entratain vigore (per quanto riguarda la tecnica normativa ritenutanonadeguataeilrapportoperplesso fra le norme primarie e quelle subprimarie), occorre riconoscere che nel periodo 2016-2019 il settore aveva conosciuto un lungo periodo di sostanziale stabilità normativa (cosa piuttosto rara). Questo aveva consentito agli operatori di imparare a convivere con il nuovo testo (con pregi e criticità) potendo fare affidamento su un impianto stabile. Con l'insediamento del governo in carica, però, le spinte a una profonda modifica si sono moltipllcate e, nel suo discorso di insediamento, il presidente Conte ha sottolineato l'urgenza di una profonda revisione del Dlgs 50/2016 (inteso come freno al settore degli appalti e allo sviluppo delPaese). Il decreto sblocca cantieri è intervenuto come uno tsunami normativo sull'impianto del Codice, modificando a fondo molti dei suoi settori-chiave (come la disciplina della progettazione, del sottosoglia, dell'appalto integrato, dei motivi di esclusione, dei criteri di aggiudicazione e del subappalto). Nei prossimi mesi gli operatori saranno sottoposti a un rilevantissimo stress di sistema in quanto dovranno confrontarsi: con le nuove - e numerosissime - regole del DI 32/2019 (operative solo perle procedure indette dopo la sua entrata in vigore); con l'adozione del nuovo regolamento unico (per il quale il governo ha previsto forse in maniera ottimistica - un periodo di gestazione di appena sei mesi); con il superamento di buona parte del sistema delle linee guida vincolanti dell'Anac (ma si badi che il DI 32/2019 noncomporteràilpienosuperamento del sistema delle linee guida in quanto tale, non essendo stato modificato l'articolo 213 del Codice); con la coesistenza, perunperiodo nonbreve, di tre sistemi di disciplina subprimaria (quella di cui alDpr2O7/2oio-maidel tutto superato -, quella delle linee guida Anac e quella del'emanando regolamento); con l'introduzione di una disciplinasperimentale(edifattolimitata al periodo 2019/2020) in alcuni settoridigranderilievo(commissaridi gara, centralizzazione degli acquisti e appalti integrati). Se quindi la finalità del governo era introdurre «misure volte alla semplificazione del quadro normativo e amministrativo connesso ai pubblici affidamenti, concementi, in particolare.ladisciplinadei contratti pubblici» (come un po' enfaticamente recita il preambolo al decreto sblocca cantieri) non si può che sospendere il giudizio e auspicare che obiettivi così ambiziosi possano essere conseguiti. È però doveroso osservare che, nell'immediato, l'entrata in vigore del decreto imporrà agli operatori un rilevante sforzo di adattamento. Si può quindi ritenere che, dopo il correttivo (2017) e dopo il DI 32/2019, il settore degli appalti e delle concessioni potrà finalmente godere di un periododisostanzialetreguanormativa? La cosa sarebbe certamente auspicabile ma non è affatto scontata. Ed infatti, il 15 aprile 2019 (e quindi, tre giorni prima dell'adozione del Di 32) il governo ha presentato al Senato un Ddl recante «Delega al governo per la semplificazione, la razionalizzazione, il riordino, il coordinamento e l'integrazione della normativa in materia di contratti pubblici» (AS1162). Il Ddl prevede una delega di carattere sostanzialmente "ambulatorio", finalizzata addirittura all'adozione di un nuovo Codice dei contratti pubblici 0 alla modifica dello stesso «per quanto necessario». È più che probabile che, dopo la conversione dello sblocca cantieri, il Ddl non avrà seguito (nel qual caso sarebbe opportuno ritirare il testo). Ma, se così non fosse e se il testo della delega fosse destinato ad avere seguito, questo cruciale settore andrebbe incontro, neiprossimi due anni circa, a un ulteriore (e tutt'altro che auspicabile)periododiincertezzae,in ultima analisi, di confusione normativa. Presidente di sezione del Consiglio di Stato ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: LA DELEGA II Ddl depositato in Senato potrebbe portare una nuova riforma del Codice: uno scenario non auspicabile dopo gli ultimi interventi