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07/07/2020

Il caos colmo non può più durare

ItaliaOggi - DOMENICO CACOPARDO

I molti incompetenti al governo (e nella minoranza) stanno distruggendo il Paese che reagirà
Servirebbero interventi urgenti. Invece non si fa nulla
Il caos è colmo, ma nessuno se ne occupa e preoccupa. L'azione governativa è sostanziale e formale inazione, i problemi si aggravano ora dopo ora dando la certezza di un imminente disastro. La prosecuzione del blocco dei licenziamenti con conseguente proroga della Cassa integrazione non è misura di soccorso, ma, semplicemente, un suicidio generale che la classe politica impone al Paese. Ma lo impone, in quanto è incapace di adottare quelle misure di rilancio dell'impresa e del lavoro che coloro che «ne sanno» considerano elementari per avviare la ripresa e, quindi, il recupero di Pil e di occupazione. Non si adottano le misure necessarie per le ostilità intrecciate dei 5Stelle ancorati alla vecchia visione di Beppe Grillo sostanzialmente mirata a disintegrare la società industriale e a distruggere percorrendo una via surrettizia la Repubblica costituzionale che conosciamo. E del Pd che ha ripreso alcuni stilemi e alcuni preconcetti vecchio stile ed è vittima (anch'esso) delle sue narrazioni e delle sue propagande: per esempio del Codice degli appalti, la cui paternità è di Graziano Delrio, e la cui difesa è una bestialità amministrativa e penale. Giacché non è vero che si tratti di una legge anticorruzione. È vero il contrario, visto che in essa sono ripetutamente previsti i «giudizi di qualità» che sono sempre la via attraverso la quale hanno ingresso le «combine». In merito, il nuovo presidente dell'Anticorruzione, sotto l'ala benedicente di Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati, si esibisce in una ennesima invasione di campo, denunciando il ruolo della criminalità nell'allargarsi della corruzione (affermazione questa -dell'allargarsi della corruzione- di cui è lecito dubitare alla luce delle statistiche rese pubbliche dall'osservatorio specifico dell'Unione europea). Per la cronaca, la questione criminale è affidata alla Dia (Direzione investigativa antimafia) e alle procure distrettuali antimafia, visto il ruolo burocratico-tabellare della procura nazionale. Basta pescare nel caos: i vostri ami faranno emergere decine di errori, di immaturità, di assenze di concretezza, di incapacità di suonare il proprio spartito e il proprio strumento per suonare quello altrui. Per esempio il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico interviene a gamba tesa, senza alcun limite diplomatico (che parlando di relazione estere tutti dovrebbero rispettare), sfruttando il caso Regeni per acquisire meriti politici e conquistare una ribalta mediatica. Del resto il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, è un suo competitor politico ed è di certo piaciuto a Fico metterlo in difficoltà. Per il vero, Giulio Regeni meriterebbe rispetto. È caduto al Cairo, dove s'era recato in missione per una ricerca affidatagli dall'università di Cambridge, piuttosto delicata visto che avrebbe dovuto occuparsi del ruolo dei sindacati nella realtà egiziana. Tutti sapevano, sapevamo che Al-Sisi non è un presidente democratico (come del resto la gran parte dei capi di governo medio-orientali). Il suo è un regime autoritario considerato essenziale per gli equilibri politici nell'area, essendo il principale presidio contro il terrorismo islamico e un protagonista essenziale della crisi libica che si potrà risolvere soltanto con il suo contributo. Ci sono ragioni politiche ben significative e importanti da tutelare nei rapporti Italia-Egitto. Tutti, anche nel Pd, sembrano dimenticarsene per adottare un atteggiamento demagogico che ci metterebbe ulteriormente nell'angolo e fuori gioco. Per queste elementari ragioni, che anche uno studente di scuola media superiore può intuire o comprendere, è irresponsabile pretendere la rottura delle relazioni diplomatiche e negare le navi che abbiamo costruire per l'Egitto (e che l'Egitto pagherà). Certo, si capisce che la questione è ormai diventata la palestra nella quale possono esibirsi politici di seconda e terza schiera e qualcuno di prima, vero Matteo Orfini? - che intendono ruggire e mostrare i muscoli -o i muscoletti-. Come, peraltro, abbiamo già visto questioni del genere non possono bloccare una grande nazione con interessi concreti, politici ed economici, intrecciati nello scacchiere mediterraneo. E, diciamocelo francamente, pretendere che l'Egitto adotti per Giulio Regeni norme specifiche analoghe a quelle italiane è un'illusione, un'immaginaria pretesa che non porta da alcuna parte. Di fondo, lo spettacolo di questo «caos colmo» denuncia due sentimenti, entrambi riprovevoli: la paura dello «show-down» nella coalizione di governo e il disprezzo degli italiani, delle loro opinioni e del loro ruolo, quale era stato defi nito nella Costituzione e che oggi è stato radicalmente ridimensionato dai protagonisti della diciottesima legislatura. Il disprezzo degli italiani è custodito anche dall'attuale minoranza. La principale testimonianza di esso è l'abbondanza di dichiarazioni e giudizi infondati, basati su falsi presupposti, un sistema che inquina la polemica politica e che può essere utilizzato solo considerando i cittadini di questa Nazione incapaci di verificare con gli strumenti di cui dispongo la verità vera, quella occultata dalla politica politicante. E da tanti incantatori di serpenti annidati nel mondo dei media, capaci solo di far da cassa di risonanza alle bugie della parte politica di cui sono espressione. Nel pessimismo del presente, credo comunque nella palingenesi dell'Italia. Se fossi giovane, come sono stato, e infarcito di letture storiche, auspicherei una rivoluzione liberatrice. «Rivoluzione liberale», propugnò Piero Gobetti, nella generosa illusione di impedire il consolidamento del fascismo. Gli italiani, disprezzati dai politici che hanno votato, sapranno comunque reagire e riproporre all'Europa la Nazione che siamo stati e che, sotto la mortale coperta di una politica incapace, siamo ancora. www.cacopardo.it © Riproduzione riservata