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10/09/2020

Il business dei camici Gli altri due appalti al cognato di Fontana

La Repubblica - Sandro De Riccardis

L'inchiesta
Il piano poi saltato di Andrea Dini di incassare quasi 3 milioni Con forniture durante il lockdown alla Regione e al Trivulzio
Milano - Non solo i 513 mila euro che avrebbe dovuto incassare dalla Regione Lombardia per la fornitura di 75 mila camici. Andrea Dini, patron dell'azienda di abbigliamento Paul&Shark e cognato del governatore lombardo Attilio Fontana, puntava ad altre commesse milionarie. Dall'indagine dei pm Carlo Scalas, Paolo Filippini e Luigi Furno emerge come l'imprenditore - indagato per turbativa d'asta con il direttore generale della centrale acquisti della Regione (Aria spa) Filippo Bongiovanni, e con lo stesso Fontana per frode in pubbliche forniture - aveva pianificato ulteriori affari per 2,7 milioni con la stessa Aria e con il Pio Albergo Trivulzio. Tentando così di trasformare l'emergenza sanitaria in Lombardia in una nuova occasione di business per la propria azienda, provata da una crisi finanziaria legata non solo al blocco produttivo causato dal lockdown.
Dagli accertamenti del Nucleo speciale di polizia valutaria della Gdf emerge come Andrea Dini, fratello della moglie del governatore lombardo, puntava a portare a casa due contratti. Il primo, da un milione e duecentomila euro, avrebbe dovuto ricalcare quello già stipulato con Aria il 16 aprile, quando fu pattuita la vendita dei primi 75 mila camici. Il contratto viene trasformato in donazione quando Report chiede conto a Dini dell'affare in conflitto d'interessi. La nuova fornitura riguarda invece altri 200 mila pezzi che Dama - di cui la moglie di Fontana, Roberta Dini, detiene il 10 per cento - avrebbe garantito alla Regione nei mesi successivi. Un progetto che però non andrà mai in porto, nonostante sulle due commesse all'ente regionale ci fosse l'ok informale del dg Bongiovanni. Un secondo accordo a cui punta Dini, emerso nell'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, ha invece come controparte il Pio Albergo Trivulzio, e prevede un incasso ancora più sostanzioso, pari a quasi un milione e mezzo di euro. Riguarda due differenti procedure d'urgenza (del 27 e del 30 aprile scorso) con cui l'Azienda di servizi alla persona "Istituti milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo Trivulzio" ricerca una fornitura di complessivi 230 mila e 600 camici. Dama, lo scorso maggio, presenta la propria offerta e viene selezionata con altre tre aziende. Ma Dini è convinto di vincere, anche se la candidatura di Dama è registrata alle 12.04 del 12 maggio, quattro minuti dopo la scadenza stabilita nel bando dell'Asp. Il 3 giugno, però, con una determina di revoca, la ricerca di dispositivi viene interrotta, «dato atto - si legge nel documento dell'azienda ospedaliera - che la Protezione civile Lombardia ha proceduto a garantire il fabbisogno urgente di camici». Così il castello di certezze di Andrea Dini crolla. Due settimane prima, il 20 maggio, l'imprenditore ha già rinunciato - come chiestogli da Fontana dopo le polemiche - ai pagamenti per la prima fornitura di camici, trasformandola in donazione e non portando a termine l'ultima consegna da 25 mila pezzi. E il governatore - ieri è stata respinta la mozione di sfiducia nei suoi confronti in Regione per la gestione dell'emergenza Covid - si attiva per risarcire il cognato, ordinando all'Unione fiduciaria di Milano un bonifico urgente da 250 mila euro dai conti svizzeri dove custodisce 5,3 milioni riportati in chiaro da due trust alle Bahamas. Bonifico bloccato dall'antiriciclaggio della stessa fiduciaria e finito in una Sos (Segnalazione di operazione sospetta) della Banca d'Italia alla procura.
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I punti

h L'inchiesta Il 16 aprile la società di Dini, cognato di Fontana, incassa dalla Regione un contratto per 75 mila camici per 513 mila euro h Il contratto Dopo le polemiche, Fontana chiede a Dini di rinunciare alla vendita: viene trasformata in donazione. Dini non consegna gli ultimi 15 mila camici h Il risarcimento Fontana ordina un bonifico da 250 mila euro dalla Svizzera per risarcire il cognato, ma la banca lo blocca

Foto: Indagato Attilio Fontana è indagato con il cognato nell'inchiesta sui camici. Ieri in Regione respinta la mozione di sfiducia