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30/03/2021

Il botanico Pellini sbatte la porta e si dimette dalla Consulta Verde

Gazzetta di Reggio - Luciano Salsi

Scelta scatenata dal taglio dei cinque tigli in viale Umberto I «Abbattuti perché incongrui col progetto di riqualificazione» LA POLEMICA
Luciano SalsiREGGIO EMILIA. Della Consulta comunale del Verde il botanico Ugo Pellini faceva parte, fin da quando fu istituita nel 2006, come esperto nominato dall'assessorato all'Ambiente. Da qualche tempo, però, ci si sentiva stretto. Il taglio di cinque tigli in viale Umberto primo è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, inducendolo alle dimissioni. I cittadini che s'oppongono all'abbattimento di 75 alberi condannati dal progetto Ducato Estense avrebbero voluto salvare almeno i diciotto classificati come "sufficienti", cioè abbastanza sani da non minacciare di crollare in testa ai passanti. Proprio ieri avrebbero voluto andare a segnarli - come Pellini aveva suggerito e come hanno poi fatto con i rimanenti tredici -, per preservarli dalla motosega. Il Comune li ha preceduti abbattendone cinque. L'esperto ne ha tratto le conseguenze, rinunciando all'incarico.A suo parere, quei tigli sono stati condannati a morte non perché pericolosi, ma soltanto perché «incongrui con il progetto di riqualificazione di viale Umberto primo».Le ragioni architettoniche, insomma, sono prevalse su quelle fitosanitarie. Era l'8 marzo 2018 quando il Comune di Reggio presentò il progetto, che prevedeva la soppressione di 130 alberi.«In nome della trasparenza - riferisce Pellini - chiesi di segnare le piante in abbattimento con il coinvolgimento della cittadinanza. Altre perizie agronomiche sono state poi commissionate dal Comune solo per gli alberi che interferivano con la prima idea progettuale, che è rimasta invariata. Nel verde pubblico ci sono migliaia di alberi nelle stesse condizioni sanitarie di quelli eliminati. Su queste migliaia per fortuna non si interverrà (speriamo) in modo così drastico. Per questi cinque non è stata presa in considerazione un'alternativa progettuale per salvarli».Pellini faceva parte del nucleo storico dei Verdi reggani, di cui era alfiere Paride Allegri, l'ex partigiano divenuto direttore della Serra comunale, da lui fondata in via Cecati. Il botanico contribuì alla redazione del Regolamento del Verde, che prevedeva l'istituzione della Consulta. Vi fu nominato dall'assessore Luciano Gobbi e confermato nelle consigliature successive, quando hanno avuto la delega all'Ambiente Pinuccia Montanari, Ugo Ferrari, Mauro Del Bue, Mirko Tutino e infine Carlotta Bonvicini. Non ha mai rinunciato alla sua autonomia, criticando spesso le scelte dell'amministrazione, con la quale i rapporti sono progressivamente peggiorati. A suo avviso la Consulta del Verde dovrebbe definire meglio i suoi obiettivi e le sue funzioni.«Tuttavia - denuncia l'esperto - in due anni si è riunita solo due volte e con un' unica imbarazzante novità: l'introduzione del "Disciplinare interno". I componenti ora "sono tenuti al rispetto dei doveri di ufficio e in particolare del dovere della riservatezza". Di fatto si deve firmare, pena la sospensione e anche la decadenza, di non intervenire pubblicamente su ciò di cui si è discusso. Legalmente questo rispetto vale per i dipendenti dell'Amministrazione o per chi svolge un incarico professionale, ma non per chi, come il sottoscritto, mette a disposizione le proprie competenze, lo fa in modo del tutto gratuito e quindi non accetta nessun tipo di censura».La questione di metodo viene sollevata per salvaguardare il diritto di far valere i pareri espressi anche quando contrastano con i progetti del Comune e con l'orientamento della stessa maggioranza dei membri della Consulta. Nel merito Pellini contesta fondamentalmente il minore impegno del Comune per il verde, dimostrato anche dall'eliminazione di tante aiuole fiorite negli ultimi interventi compiuti nel centro storico. «Una volta - osserva - il Comune curava la manutenzione del verde con i propri dipendenti, che intervenivano sollecitamente. Si riteneva che questo sistema fosse troppo dispendioso, ma dopo la soppressione della Serra si deve ricorrere agli appalti, che alla fine costano di più e comportano ritardi burocratici, come quando le piante di lagerstroemia sono seccate davanti al teatro Valli. Mi auguro - conclude l'esperto - che le mie dimissioni servano a imprimere una svolta verde all'amministrazione. Forse serviranno all'assessora per organizzare l'Ufficio verde che ha in programma, per aggiornare e rivedere il Regolamento e la composizione della Consulta». --© RIPRODUZIONE RISERVATA