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26/01/2021

«Il boss di Catanzaro circuiva la Gdf»

La Verita' - FABIO AMENDOLARA

Il fascicolo sull'Udc: per un appalto a Roma, Gallo aveva agganciato un maresciallo (ora in carcere) che lo invitò a scrivere a Pignatone. Poi si era rivolto all'uomo di Arcuri
• Oltre ai tentativi di entrare in contatto con il mondo politico per infiltrare i grandi appalti, l'inchiesta di Nicola Gratteri che punta l'indice dritto su Lorenzo Cesa (perquisito, si è dimesso da segretario dell'Udc), ma non solo, mostra che la cosca cercava protezioni e coperture ai piani alti della Guardia di finanza. E per arrivare a un generale, ricostruisce l'ultima inchiesta della Procura antimafia di Catanzaro da 48 arresti. L'imprenditore indicato dai pm come uomo della cosca, Antonio Gallo da Sellia Marina (Catanzaro), detto «Principino», sembra essere riuscito ad agganciare un paio di preti: don Giovanni Scarpino e don Marcello Froiio. E tramite loro voleva arrivare a un vescovo, Ciliberto, che, però, non è stato identificato dagli investigatori. Il Principino, a colloquio con una imprenditrice, Glenda Giglio, non nascose «quale fosse il grado del reciproco rapporto di stima che lo legava», scrivono gli investigatori, al boss di Cutro, Nicolino Grande Aracri. La strada era già rodata, perché percorsa prima dalla Giglio. E infatti gli investigatori scrivono: «Don Scarpino sarebbe intervenuto in passato, tramite il vescovo Ciliberto, per favorire il padre della Giglio, parlando con un non meglio indicato generale, grazie al quale, al dire sempre dello Scarpino, il controllo sarebbe stato ammorbidito. Per cui l'attività assicurata dalla Giglio era foriera sicuramente di favorire l'organizzazione al fine di verificare in concreto quale tipologia di accertamenti investigativi erano in corso». Con don Marcello, Gallo ha parlato anche direttamente dell'indagine di Gratteri. Anche se «l'auspicio di Gallo», sottolineano gli investigatori, «non sortiva effetto». Il Principino sentiva il fiato della Procura sul collo, proprio mentre stava cercando di mettere le mani sugli appalti romani. C'è in particolare una gara della quale Gallo parla con il maresciallo della Gdf Ercole D'Alessandro, finito in manette insieme a lui: «Una grossa gara di 200.000 euro vinta e poi tolta, alla Acea (la multiservizi dei settori idrico, energetico e ambientale), tramite Mepa». D'Alessandro gli chiede chi siano questi di Acea e consiglia a Gallo di scrivere alla Procura di Roma, «alla cortese attenzione del dottor Giuseppe Pignatone». Ma è con Natale Errigo, il dipendente di Invitalia e membro dello staff del commissario all'emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, finito in carcere con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso, che Gallo cerca di sbloccare un appalto a Lazio Innova, società della Regione Lazio che si occupa di start up e innovazione. Gli investigatori ricostruiscono un incontro romano tra Francesco Antelmi, «soggetto con un incarico presso il Senato della Repubblica (prima con l'ex senatore Antonio Caridi di Gal e con l'onorevole Denis Verdini di Ala)». E lo stesso giorno, nel pomeriggio, un appuntamento con Francesco Talarico (segretario calabrese dell'Udc e assessore regionale al bilancio finito ai domiciliari) nelle vicinanze del Pantheon, alla presenza di Errigo. Gallo, «che già aveva avuto conferma dell'interessamento fattivo di Talarico», ricostruisce l'accusa, «con l'entratura creatagli presentandogli Cesa, chiedeva, sempre con Errigo, a Talarico un contatto con Lazio Innova». E spiegò: «Ovviamente... perché allora nella sostanza vi è una pratica che giace su qualche scrivania... accantonata al suo destino...». Errigo chiuse la conversazione con le seguenti parole: «Siamo completamente... noi siamo, noi siamo il gruppo... diciamo, che seguiva Antonio (Caridi, ndr) dappertutto, andavamo... cioè per dirne una... andammo anche al compleanno di Berlusconi».

Foto: DIMISSIONI Lorenzo Cesa, indagato, ha lasciato la guida dell'Udo [Ansa]