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08/09/2020

Il bonus Covid chiesto da 144.340 avvocati su 240 mila

ItaliaOggi Sette - FEDERICO UNNIA

NUNZIO LUCIANO, CASSA FORENSE
«L' avvocatura ha bisogno che il sistema giustizia torni a funzionare a pieno regime. L'emergenza dovuta al Covid-19 ha sospeso la maggior parte delle udienze e delle attività degli uffici giudiziari. Non è stato facile celebrare le udienze on-line, e la ripresa delle attività nel rispetto del distanziamento sociale e con il personale del settore ancora in smart working procede lentamente e in modo molto differenziato sul territorio. C'è la necessità, compatibilmente con le esigenze sanitarie e di sicurezza del Paese, che l'amministrazione della giustizia riparta in tempi il più possibile brevi». Il presidente della Cassa Forense, Nunzio Luciano parla, con Affari Legali, degli effetti della pandemia sulla popolazione di quasi 250mila avvocati italiani. «Cassa Forense ha differito al 31 dicembre 2020 la scadenza degli obblighi previdenziali dichiarativi e contributivi ed ha attuato misure assistenziali straordinarie a favore degli avvocati. Abbiamo pubblicato un bando straordinario per l'erogazione di un contributo per l'acquisto di strumenti informatici avvenuto nel periodo 2019 - 2020 e abbiamo istituito un contributo forfetario per il rimborso di costi relativi all'attività professionale per il periodo febbraio / aprile 2020. In applicazione delle misure adottate dal Governo, abbiamo anticipato agli avvocati il «reddito di ultima istanza». Abbiamo stanziato 5 milioni di euro complessivi a supporto delle iniziative che gli ordini forensi di tutta Italia intendano mettere in campo per affrontare l'emergenza sanitaria da Covid-19 e la ripartenza in sicurezza delle attività giudiziarie. In quest'ottica, abbiamo approvato il cofinanziamento dell'iniziativa dell'Ordine di Roma volta a fornire agli avvocati della Capitale test gratuiti per monitorare l'esposizione al Covid-19. Domanda. Cosa ci si deve attendere secondo lei a settembre con la ripresa delle attività? Risposta. La ripresa delle attività dovrà fare i conti anche con il probabile sovraccarico dei ruoli giudiziari a seguito dei rinvii delle attività giudiziali disposti durante il periodo emergenziale. Il sistema giustizia italiano si trovava già in sofferenza prima del Covid19. Ora è necessario che il Governo ponga mano ad interventi incisivi, volti a incrementare l'efficienza delle strutture e della organizzazione. D. Qual è il futuro della professione legale in Italia? R. È molto importante puntare sulla formazione dell'avvocatura, specialmente per i giovani. La formazione tradizionale deve essere riformulata nell'ottica di fornire competenze specializzanti nelle materie di maggiore «appeal» socio-economico, con focus sui settori che vedono una domanda in costante crescita trasversale. Penso al diritto del lavoro, privacy, responsabilità amministrativa delle imprese, nonché in generale alla contrattualistica. D. Quale ruolo avranno per gli avvocati l'innovazione e la tecnologia? R. Il lockdown ci ha portato a riorganizzare l'attività professionale. Questo può divenire preziosa occasione per ridurre tempi e spostamenti di lavoro, con efficientamento dei costi. Nel 2019 il reddito medio dei 240mila iscritti a Cassa Forense aveva recuperato il 2% ma quasi uno su due è rimasto comunque sotto i 50mila euro. Solo ad aprile, la Cassa ha ricevuto 144.340 domande per il bonus di 600 euro, misura tampone, priva di effetto senza investimenti reali nelle Pmi. Per superare le conseguenze della pandemia occorrono interventi di semplificazione normativa e sostegno economico al mondo delle professioni da parte delle istituzioni politiche nazionali ed europee. I professionisti in generale, e gli avvocati in particolare, colgano la necessità di cambiamento che già era in atto e che la pandemia ha accelerato, puntando sulla capacità di fare rete, di organizzarsi in partnership e network flessibili per riuscire così a coprire ogni richiesta di consulenza rimanendo agili in struttura e costi. © Riproduzione riservata

Foto: Nunzio Luciano