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15/09/2020

Il bando per gli alloggi popolari va avanti a colpi di querele

Il Tirreno - Vezio Trifoni

Un architetto rimasto escluso dalla gara ha denunciato il presidente dell'Epp per presunti favoritismi. Mazzoni a sua volta lo ha querelato per diffamazione il caso Il bando per gli alloggi popolari va avanti a colpi di querele Un architetto rimasto escluso dalla gara ha denunciato il presidente dell'Epp per presunti favoritismi. Mazzoni a sua volta lo ha querelato per diffamazione il caso
Vezio Trifoni / pratoIl cantiere di via Ferraris dove arriveranno 32 alloggi di edilizia popolare parte male. Accuse e contro accuse per un incarico di responsabile della sicurezza. Alla fine tutto è andato nelle mani del procuratore Giuseppe Nicolosi, che ha aperto un'inchiesta dopo una prima denuncia presentata dall'architetto veneto Flavio Carazzato contro il presidente dell'Epp pratese Federico Mazzoni e un'impiegata responsabile del procedimento (ipotesi di reato abuso d'ufficio), e successivamente la controquerela per diffamazione a a sua volta presentata da Mazzoni. «L'aspetto fondamentale - si difende Mazzoni - è che abbiamo aperto il cantiere per dare 32 alloggi. Partiamo dal fatto che questo incarico poteva essere attuato anche con procedura diretta ma visto la dimensione e anche il fatto che noi siamo un ente pubblico abbiamo preferito fare un bando. Il processo della ricerca del responsabile è tutto tracciato e tra l'altro la soluzione di aver sorteggiato tra gli 8 professionisti con il miglior punteggio mi sembra fondamentale per togliere qualsiasi vizio alla procedura». L'architetto, nelle varie pec dirette alle pubbliche amministrazione e ad alcuni mezzi di informazione che hanno riportato la notizia, sostiene che la procedura è stata "viziata" per far vincere il figlio di un ex dipendente dell'Epp (Edilizia pubblica pratese). Dito puntato, come si diceva, sul responsabile unico del procedimento, l'ingegnere Giulia Bordina. «Il bando era stato sviluppato in due fasi la prima con dei requisiti per partecipare - spiega Giulia Bordina - e hanno passato questo primo screening 28 professionisti in base alle dichiarazioni che hanno fatto. Poi in base ai punteggi si entrava nella fase premiante dove bisognava dimostrare quello che uno aveva dichiarato per la parte tecnica con gli incarichi avuti e in base alla relazione metodologica con l'offerta economica. A questo punto sono stati scelti 8 candidati e qui abbiamo scelto di fare un sorteggio per arrivare a 5. Carazzato è stato estratto insieme ad altri quattro di cui due non si sono presentati quindi la scelta è stata attuata su tre candidati e l'architetto veneto non ha dimostrato i requisiti in suo possesso. Nello specifico era fondamentale avere 4 collaboratori e tra l'altro abbiamo dovuto risalire agli incarichi avuti tramite ricerca diretta. A questo punto siamo stati obbligati a escluderlo perché mancavano quei requisiti fondamentali». La base d'asta dell'incarico era di 54 mila euro. «Nel momento che gli abbiamo comunicato l'esito è sparito - continua Bordina - Poteva attuare varie azioni, possibili in quanto si tratta di bando pubblico, con accesso agli atti, interloquire con i responsabili, impugnare la stipula del contratto o altre contestazioni ed invece ha leso pubblicamente l'immagine della società e quindi il presidente lo ha querelato». E, aggiunge Mazzoni, «Abbiamo fatto anche una segnalazione al Consiglio di disciplina dell'ordine di appartenenza». -