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16/06/2021

Il bando del Broletto e quelle liti a sinistra

Brescia Oggi

L'ente Provincia si sveglia tardi ma nonostante siano passati tre anni dalla pensione di Ambrogio Paiardi non riesce a trovare la quadratura politica per scegliere il nuovo capo di gabinetto. Non debbono stupire le parole «quadratura politica» anche se, è vero, il tema dovrebbe essere squisitamente tecnico. Sì, in teoria. In pratica invece non è una questione di chi possa essere l'uomo o la donna più adatti, con i migliori requisiti. Se fosse così, probabilmente, il Broletto l'erede di Paiardi lo avrebbe già: il bando è stato pubblicato il 12 aprile ed è scaduto il 27, e vi hanno partecipato, pare, cinque candidati. Il problema è politico, ed è tutto interno alla maggioranza di centrosinistra. Un problema serio, un «nodo» che non si riesce a sbrogliare, tant'è che dopo settimane di discussioni parrebbe che l'orientamento della Presidenza Alghisi sia di far marcia indietro. Il capo del gabinetto? Abbiamo fatto senza per tre anni, possiamo farne a meno anche per il quarto. Infatti, una delle cose curiose di questa vicenda è che il Consiglio provinciale è scaduto e Alghisi ha ancora solo un anno di mandato. Che senso ha prendere un capo di gabinetto quando tra un anno decadi? In effetti non si capisce. Ma cosa sta aggrovigliandosi attorno a questo bando per un funzionario a tempo pieno e determinato, che godrebbe di 16 mila euro di premi e indennità annuali oltre al compenso per la categoria nella quale è inserito? Secondo indiscrezioni, l'uomo destinato a questo posto era, ed è ancora forse, Andrea Ratti, ex sindaco di Orzinuovi, proprio come Paiardi, e attuale consigliere provinciale in Broletto. Un'operazione costruita da una parte della maggioranza di centrosinistra, ma che non ha trovato d'accordo tutto il centrosinistra. Per dirla in poche parole, anche all'interno del Partito Democratico l'ipotesi dell'assunzione con un ruolo di rilievo nell'organigramma dell'ente di un consigliere provinciale, un politico eletto, non fa impazzire. A molti pare inopportuna. Epperò la candidatura è rimasta in piedi a lungo, e probabilmente qualche chance di riuscita ce l'ha ancora. Anche se, come detto, ora l'orientamento prevalente sarebbe un altro: la rinuncia a coprire quel ruolo. Oltre alla mancanza di unanimità nella maggioranza che sostiene Alghisi starebbe pesando il problema del passaggio delle deleghe di cui Ratti è titolare in Consiglio: dalle attività produttive al lavoro, dalle strade alla formazione professionale. Deleghe importanti, che dovrebbero essere riassegnate. E questo sarebbe un problema in più per Alghisi a un anno dalla scadenza. Per altro, sullo sfondo di questa vicenda se ne intravede un'altra, altrettanto problematica ma che riguarda il passato. A entrare in Consiglio provinciale al posto di Ratti sarebbe Gianmaria Giraudini, l'attuale vice sindaco di Villa Carcina che fu protagonista di un'aspra polemica nel 2018, in occasione delle elezioni del Consiglio provinciale. Giraudini, che era stato eletto, non entrò nell'assemblea perché il riconteggio dei voti premiò Giovan Battista Sarnico, sindaco di Ospitaletto. Adesso, se Ratti dovesse passare dall'aula del Consiglio all'ufficio di gabinetto sarebbe proprio Giraudini a prenderne il posto. Senza dimenticare che ci sono cinque partecipanti al bando in attesa... che le «anime» del centrosinistra trovino la quadra. .