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21/09/2021

I SUPERPOTERI DI SAN MARIO

La Repubblica - Affari Finanza - oscar giannino

L'intervento
Ma Draghi, li eserciterà davvero i poteri sostitutivi che gli sono stati personalmente conferiti in caso di ritardi e inadempienze delle singole entità responsabili dell'attuazione del Pnrr? È questa la domanda pressante che i maggiori gruppi di costruzioni del nostro Paese hanno pregato di rivolgere al presidente del Consiglio. pagina 15 I M a Draghi, li eserciterà davvero i poteri sostitutivi che gli sono stati personalmente conferiti in caso di ritardi e inadempienze delle singole entità responsabili dell'attuazione del Pnrr? In preparazione del confronto che Draghi avrà giovedì prossimo all'assemblea di Confindustria, è questa la domanda pressante che i maggiori gruppi di costruzioni del nostro Paese hanno pregato di rivolgere al presidente del Consiglio. Perché in teoria il governo ha emanato corpose modifiche normative, per sbloccare e cercare di realizzare davvero in pochi anni 101 opere per oltre 96 miliardi, di cui 57 da tempo bloccate a causa di ritardi legati alle fasi progettuali ed esecutive e alla complessità delle procedure amministrative, per le quali sono stati nominati 42 commissari tra opere ferroviarie, stradali, caserme, porti e metropolitane. Solo 33 miliardi erano finanziati, prima del Pnrr. Ma il punto è che, una volta emanate le norme, si tratta ora di vedere se davvero la speditezza diventa la regola e non l'eccezione. E se, in caso di nuovi blocchi, il premier interverrà in base a una norma di emergenza che, nel caso di ritardi delle Autonomie locali, potrebbe anche dare adito a impugnative per violazione del Titolo V° della Costituzione. I tempi sono in effetti molto stretti, per gli standard italiani degli ultimi decenni. Nel 2021 è previsto lo sblocco di 20 grandi progetti, di 50 nel 2022 e di 37 nel 2023. Sono in ballo, entro il 2025, circa 100 mila occupati. I commissari sono tenuti a un rapporto trimestrale dell'avanzamento opere: dal progetto di fattibilità tecnico economica, al progetto definitivo, a quello esecutivo, fino alla consegna dei lavori. E il decreto legge 77 di fine maggio prevede che, in caso di impugnative al Tar degli affidamenti, i cantieri proseguano, seguendo le disposizioni del processo amministrativo relative alle infrastrutture strategiche. Tra le tante nuove norme di speditezza introdotte dal decreto legge 77, si prevede che il Comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici si esprima nel termine massimo di 45 giorni dalla ricezione del progetto di fattibilità tecnica ed economica, ovvero entro il termine massimo di 20 giorni dalla ricezione del progetto modificato o integrato. È di 45 giorni il termine per il dibattito pubblico su interventi che prevedano la realizzazione di opere pubbliche di particolare complessità o di rilevante impatto. Un occhio di particolare riguardo si è usato per Ferrovie dello Stato e Anas, con una super deroga che proroga dal 31 dicembre 2021 al 30 giugno 2023 la possibilità per Fs di stipulare convenzioni in deroga alla al Codice degli appalti, e per Anas di avvalersi direttamente di contratti e accordi quadro stipulati da FS in tal modo. Si abbattono i tempi del Procedimento autorizzativo unico regionale. E quelli per la Valutazione d'impatto ambientale a cura di Regioni e Province autonome, con tanto di meccanismo surrogatorio da parte del governo. Entro e non oltre 30 giorni dalla conclusione della Conferenza di servizi abbreviata, le Regioni devono pronunciarsi su espropriazioni di aree necessarie a opere. L'installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici ad accesso pubblico non è soggetta al rilascio del permesso di costruire, ed è considerata attività di edilizia libera. Si consente agli enti locali in esercizio o gestione provvisoria di iscrivere comunque in bilancio i finanziamenti di derivazione statale ed europea per investimenti infrastrutturali per gli anni dal 2021 al 2026, in deroga alle norme del Testo unico Enti locali che lo vieterebbero. Non basterebbero altre pagine intere solo per elencare i titoli delle semplificazioni assunte per legge. Da questo pur sommario elenco, si potrebbe dedurre che in realtà le imprese hanno già ottenuto larghissima parte di quanto chiedevano da 11 anni, perché tanto è durata la crisi da sempre più grave delle costruzioni nel nostro Paese. Eppure, non è così. L'Associazione costruttori guidata da Gabriele Buia ha riconosciuto esplicitamente che Draghi ha fatto finalmente molto. Ma nella realtà il mondo dei costruttori ha in sé due interessi non esattamente coincidenti. Da una parte, i (pochissimi) grandi gruppi internazionalizzati vogliono innanzitutto che davvero la macchina pubblica di gare e progetti si metta a correre, e che Draghi sia pronto a intervenire tutte le volte che torneranno a manifestarsi intoppi. Dall'altra parte c'è la stragrande maggioranza delle imprese di costruzioni medie, piccole e piccolissime. Sopravvissute alla strage degli ultimi anni, se ora nella fretta le opere si aggiudicano per grandi o addirittura immensi lotti, il rischio concreto per loro è di non avere struttura finanziaria, patrimoniale e operativa tale da poterseli aggiudicare, neanche se pensassero ad amplissime associazioni temporanee. E allora la ricaduta del Pnrr sarebbe concentrata su un collo di bottiglia di pochissime grandi imprese pubbliche e private. Per evitarlo, le piccole chiedono a Draghi che i lotti siano il più possibile tali da consentire all'intero tessuto produttivo di partecipare. Cè un punto che unisce le preoccupazioni di grandi e piccoli. È stata un mezzo flop la leva concorsuale straordinaria del personale qualificato previsto per le Regioni in vista del Pnrr, volto a dotarsi della capacità tecnica di esaminare i progetti infrastrutturali, il punto debole di moltissime Regioni che ha provocato nei decenni l'incapacità italiana di sfruttare al meglio i Fondi europei. Il bando era scritto male, si è dovuto richiamare alle prove anche chi era stato escluso, le alte competenze non si sono presentate, per un contratto a tempo poco remunerato. Ecco perché tutti temono che Regioni e Comuni non ce la faranno, anche se Draghi ha adottato tutte le procedure straordinarie che le imprese chiedevano. Servirebbe un miracolo, come nel Dopoguerra. Per questo le imprese vogliono che resti l'unico santo laico che sin qui abbiano visto all'opera, san Mario da Francoforte.