scarica l'app
MENU
Chiudi
06/12/2018

«I ritardi sono di origine dolosa»

Avvenire - Paolo Viana

IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE IFEL-ANCI
Castelli: i Comuni sono vittime di inadeguatezza di fondo e disabitudine a spendere Per il sindaco di Ascoli per sfruttare al meglio le risorse servono «regole semplici e soprattutto che non cambino ad ogni stagione politica»
ritardi che impediscono alle amministrazioni locali di sfruttare i fondi strutturali hanno un'origine dolosa. Non utilizza perifrasi il presidente della fondazione Ifel-Anci. Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, ricorda che «negli anni '90 il mainstream dei Comuni italiani era quello che dovessero diventare un'azienda, agire per i risultati, valorizzare le performance, ecc. Con la crisi è cambiato tutto, la prospettiva aziendalistica si è persa di vista ed è prevalsa la cultura dell'adempimento formale, anche perché il governo di turno doveva a tutti i costi contenere la spesa e migliorare i saldi della finanza pubblica. È stato calcolato che da Monti in poi il miglioramento c'è stato, è stato di 25 miliardi di euro e 12 di quei miliardi sono stati il prodotto della contrazione di spesa degli enti locali». Quindi, non è solo un problema di capacità di spendere i soldi europei? No, come dimostra il rapporto, siamo vittime di una inadeguatezza di fondo, che in questo momento è il frutto della disabitudine a spendere ma che ha origini diverse. Durante la crisi la macchina dei Comuni si è fermata. Farla ripartire - adesso che i soldi ci sono - non è semplice come si crede. Il problema non è più l'assenza di risorse europee o domestiche. Un problema è l'inadeguatezza del personale comunale che è invecchiato. Un altro sono i meccanismi premiali della produttività, bloccati da anni. Quale peso ha l'ipertrofia normativa? Ne ha. Per sfruttare quelle risorse con efficacia servono regole semplici e soprattutto che non cambino ad ogni stagione politica. La legge dev'essere un pavimento di certezze amministrative, mentre in Italia il diritto amministrativo è cangiante e interpretabile, quando non viene scritto male, con la conseguenza che ci trasformiamo in un Paese di common law: ormai il diritto amministrativo si forma nelle aule giudiziarie e ciò è sbagliato. Criticando la norma non si spiana la strada alla corruzione? Siamo tutti profondamente intrisi di cultura della legalità, ma il vero antidoto alla corruzione è la buona amministrazione e non basta condizionare gli adempimenti, rendendoli sempre più complessi, ma bisogna ricreare meccanismi di fiducia e certezza giuridica : sull'altare della trasparenza abbiamo sacrificato l'efficacia amministrativa e il risultato è che non realizziamo più nulla. Sapete che da tre anni la materiale liquidazione in favore di imprese continua a diminuire? Eppure la crisi è finita, i soldi ci sono. Qual è la norma più frenante? Il codice degli appalti: è stato riformato ma presenta dei colli di bottiglia. Inoltre, la digitalizzazione degli appalti - dal 18 ottobre le gare debbono far riferimento al mercato elettronico - si scontra con la mancata formazione del personale. Come si fa ripartire la macchina? Reclutando personale e semplificando l'affidamento dei lavori piccoli e medi (che sono l'80%) alzando la soglia al di sotto della quale è possibile una maggiore flessibilità nell'applicazione della norma. Dal milione di euro in giù. Ovviamente con effettivi controlli ex post. Stangando i delinquenti.

Foto: Guido Castelli