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23/03/2021

«I ristori alle imprese? Sono soltanto briciole»

QN - Il Resto del Carlino

FERRARA Dei trentadue miliardi previsti nel decreto 'Sostegni', varato dal Governo Draghi, solamente 11 sono destinati al mondo delle imprese. Nell'articolato documento governativo, è contenuta una specificazione per ogni casistica di intervento oggetto d'interesse. Dagli stralci delle cartelle esattoriali alla proroga della cassa integrazione in deroga, passando per il reddito di cittadinanza e la lotta al Covid. Tuttavia, nonostante le grandi aspettative, le categorie economiche si dicono «profondamente deluse» da questa manovra e chiedono «ulteriori fondi». La posta in gioco è altissima: il Sistema Paese. Il giudizio del presidente di Confesercenti Nicola Scolamacchia è tranciante. «Sono profondamente deluso - dice - preferirei a questo punto che lo Stato si dimenticasse di noi e la smettesse di chiedere più di quanto in realtà non ci ristora. E' un documento vergognoso che, al di là dei proclama, riconosce alle imprese dall'1 al 5% rispetto alle perdite complessive di un intero anno». Quindi la proposta. «L'unica misura da attuare - così Scolamacchia - sarebbe contenuta in una riga: sospendere i costi fissi per un anno. Ovvero sospendere tutte le tasse che sono slegate dalla capacità di fare reddito di un'impresa». Il segretario di Confartigianato Paolo Cirelli ha già fatto delle prove pratiche di indennizzo. E, come prevedibile, sostiene che «questi stanziamenti sono briciole». «Se un'impresa del comparto edile con un volume d'affari di un milione e duecento mila euro (con un calo del 60% determinato dalla pandemia) fa richiesta dei ristori, arriveranno appena 12 mila euro. Mi pare che sia assolutamente inconcepibile». Specie se consideriamo il fatto che, nel 2020, rispetto all'anno precedente, il fatturato italiano è calato di 289 miliardi. «I fondi stanziati dal Governo - osserva il segretario di Confartigianato - sono appena il 4% della perdita complessiva». L'unico aspetto positivo è legato alla «proroga della cassa integrazione». Ad ogni modo lo spiraglio è «poter tornare a lavorare il prima possibile e intercettare i fondi del Recovery Fund per interventi strutturali a favore del territorio». Giulio Felloni, presidente provinciale di Confcommercio auspica in «una riapertura il prossimo 29 marzo. Sarebbe già una sufficiente boccata d'ossigeno che ci farebbe affrontare la Pasqua con maggiore serenità, seppur tra i mille ostacoli che questa pandemia continua a frapporre». Sul decreto non ha dubbi: «Si tratta di fondi a pioggia - dice - e, in ordine a commercio, turismo e servizi, le risorse sono assolutamente insufficienti. Non solo occorre rivedere i parametri di assegnazione, ma si deve promuovere un'altra misura che corrobori gli stanziamenti». Un po' meno negativo è il giudizio di Cna, espresso dal presidente Davide Bellotti. «Abbiamo apprezzato un nuovo approccio metodologico per riconoscere gli indennizzi che esce dalla logica dei codici ateco - spiega - così come apprezziamo la volontà di intervenire in ordine al codice degli appalti, attualmente un vero e proprio ostacolo per le imprese. Tuttavia il documento è lacunoso sul fronte della tutela delle start-up e, per certi versi, è penalizzante per alcune fasce d'impresa. f.d.b.