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05/06/2019

I ministri grillini temono di perdere il posto in caso di un rimpasto

Il Secolo XIX

Anche se può apparire surreale, una telefonata tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio diventa una notizia in questa situazione: per sbloccare l'empasse sullo «sblocca cantieri», il capo M5S chiama il vicepremier leghista e il contatto tra i due scongela l'accordo sul codice degli appalti che infatti matura subito in Parlamento. Una telefonata che sul piano politico sancisce almeno formalmente la fine del grande freddo tra i due leader che non si parlavano da settimane, se non una temporanea sospensione delle ostilità. Al punto che gira voce che i due faranno un incontro a quattr'occhi tra stasera e domattina, per sotterrare l'ascia di guerra o rimandare lo scontro, si vedrà. Il premier apprezza «un passo avanti che fa ben sperare sulla durata del governo», ma al suo monito «mi raccomando non fate scadere il decreto che scade il 19 giugno», Salvini replica acido con «mi raccomando me lo diceva mia madre», tanto per far capire che l'aria è sempre frizzantina. Decreto sicurezza bis, autonomia, taglio delle tasse, sono i punti che stanno a cuore al leader del Carroccio. «Il governo va avanti, perché c'è tanto da lavorare», garantisce Salvini. «Rimarranno delusi gli uccellini e uccellacci del Pd che vogliono tornare a governare. Non ho intenzione di far cadere il governo, ma basta rimandare», è il solito avvertimento a Di Maio. «Tanti fanno il tifo per rivedere Pd e Forza italia», aggiunge l'altro vicepremier per allontanare lo spettro della crisi. Ma la tregua siglata ieri potrebbe essere un modo per allungare la vita del governo fino a metà luglio, data limite per sciogliere le Caconomia e per il rispetto degli impegni assunti con l'Europa. E lo invita caldamente a far decantare la situazione. Al Quirinale sarebbe stato affrontato pure il tema della designazione del commissario europeo che spetta all'Italia, una nomina che Mattarella si aspetta sia di alto profilo. E che la lega pretende per sé dopo la vittoria alle Europee. Per ora comunque la tregua regge, per quanto sia possibile nella settimana dei ballottaggi ancora dominata da venti di campagna elettorale e alla vigilia del giudizio dell'Europa sui nostri conti pubblici. Salvini vuole testare la tenuta delle alleanze di centrodestra nei vari comuni anche per farsi un'idea in vista di un'eventuale scelta di andare alle politiche con Forza Italia e la Meloni. Una situazione di surplace, dove tutti gli attori vivono come color che son sospesi, specie i ministri grillini che temono di perdere il posto per il gioco dei rimbalzi di poltrone che potrebbe scaturire da un eventuale rimpasto. Ma il gong che interrompe (per ora) il match tra i due contendenti Salvini e Di Maio suona a fine mattinata quando viene firmato l'accordo agognato sul decreto sblocca cantieri. La sospensione di alcuni articoli del codice degli appalti soddisfa il Carroccio, che sta lavorando per portare a casa anche la trasformazione della norma «Salva Roma» del decreto crescita in «Salva comuni». Mettendo insieme i problemi finanziari di tutti i comuni in difficoltà. «Alla fine si sospenderanno dal Codice le tre norme su cui siamo stati sempre d'accordo e che ci consentiranno di creare un Paese più efficiente, con meno scartoffie e con Comuni e imprese che non dovranno più essere appesantite da una serie di moduli e procedure. E questo senza sacrificare i controlli», garantisce Di Maio. Ma la sensazione è che sia solo la prima di una serie di partite vinte dal Carroccio, che pare abbia già strappato l'impegno a procedere spediti con l'Autonomia, con buona pace di M5S. -