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12/05/2020

I mille viaggi del 118 per salvare le Rsa sconvolte dal virus

La Stampa - IRENE FAMÀ MASSIMILIANO PEGGIO

In prefettura lo sfogo dei dirigenti delle case di riposo "Siamo stati abbandonati, molti rischiano la chiusura"
Il sistema di emergenza 118 è stato decisivo nell'arginare il collasso delle case di riposo, alle prese con un nemico che non avevano mai affrontato. Dal primo marzo al 29 aprile i mezzi di soccorso avanzato hanno effettuato 1134 interventi. La maggior parte si sono tradotti in ospedalizzazioni. In due mesi invece - dal primo marzo al primo maggio - sempre i mezzi di soccorso del 118 hanno fatto 516 servizi secondari, cioè trasferimenti di pazienti Covid da un ospedale all'altro. Ecco il dramma vissuto dalle Rsa raccontato dai freddi numeri dell'attività di emergenza, mentre le direzioni delle strutture per l'assistenza agli anziani - che in Piemonte sono 750, con oltre 40 mila ospiti - chiedevano inutilmente aiuto a Regione e Asl. In provincia di Torino, nella zona Sud, almeno in una mezza dozzina di case di riposo non sono stati ancora effettuati i primi tamponi. Ci sono Rsa che hanno chiesto test al 27 marzo e l'intervento è stato effettuato il 16 aprile. Perché le Rsa si sono trovate in prima linea ad affrontare il Covid19 senza mezzi? Perché non sono state concepite per affrontare le «fasi acute». Le case di riposo sono luoghi di lunga degenza. Nei loro documenti di valutazione del rischio non hanno mai dovuto contemplare minacce come il coronavirus. Tant'è che i dispositivi di protezione individuale o non erano previsti o erano disponibili in piccole quantità. «Se gli ospedali si sono rivelati impreparati ad affrontare l'epidemia, come si poteva pensare che lo fossero le Rsa? Siamo stati abbandonati a noi stessi, in balia di limiti normativi e della totale carenza di buon senso da parte della Regione e dell'Unità di crisi» dice uno dei gestori di Rsa che nei giorni scorsi ha partecipato al summit con il prefetto Claudio Palomba. Carenza di personale, di dispositivi, di indicazioni. Molte strutture si sono ritrovate nell'impossibilità di rimpiazzare il personale infermieristico o sanitario, dimezzato da contagi o presunti tali. Dipendenti lasciati a casa nel dubbio, vista l'impossibilità del sistema sanitario di effettuare tamponi su vasta scala. Così chi è rimasto al lavoro ha dovuto coprire turni per giorni interi, senza pause: 14 o 16 ore al giorno. Dipendenti di Rsa rimasti fermi per 20-30 giorni, mai chiamati ad effettuare il test. Come trovare altro personale? «L'Unità di Crisi ci ha inviato degli elenchi con operatori disponibili all'assunzione. Ma quando abbiamo chiamato gli infermieri (una cinquantina di nomi), nessuno si è reso disponibile» spiega Alberto Visentin, vicepresidente della cooperativa Quadrifoglio. Anche le Asl avrebbero dovuto sopperire con proprio personale alle carenze nelle Rsa, ma in pochissimi casi ciò è avvenuto. A causa dei contagi tra gli infermieri già impegnati in ospedale. Dispositivi di protezione: altro capitolo doloroso. Alcune grosse cooperative che gestiscono più strutture, come la Quadrifoglio, si sono viste confiscare gli ordini in dogana. In cambio hanno ricevuto dalla Regione mascherine chirurgiche. E in quantità non sufficiente. Le piccole strutture, invece, si sono ritrovate nell'impossibilità di accedere ai canali di fornitura rimasti senza scorte. O hanno dovuto affrontare spese esorbitanti. «Tanti sciacalli si sono fatti vivi, offrendoci materiale in nero» racconta un gestore. I gestori di varie strutture, durante l'incontro in Prefettura, hanno chiesto alla Regione di potersi rivolgere direttamente ai fornitori delle strutture pubbliche. Ma l'ufficio legale regionale avrebbe respinto la richiesta tirando in ballo una presunta violazione del codice degli appalti. E il problema dei Dpi si riproporrà . «Se bisognerà continuare a fornirli al personale, già solo per le mascherine bisogna mettere in conto circa 20 mila euro l'anno. La retta delle Rsa è ferma al decreto regionale del 2012» sottolinea Visentin. «Nella fase più burrascosa dell'epidemia, ogni ufficio sanitario dava un proprio parere: dal semplice "lavatevi le mani" alla richiesta di creare in poche ore percorsi separati in edifici antichi dove non è possibile intervenire» dicono dalle Rsa storiche. Qual è dunque il futuro? «Nero. Molte strutture sono destinate alla chiusura». - LE RSA CON IL MAGGIOR NUMERO DI INTERVENTI DA PARTE DEL 118 Dal 1 marzo al 19 aprile Sereni Orizzonti (San Mauro) Bosco delle Stelle (Rivoli) Hopital su Piemont (Settimo) Villa dei Tigli (Cavour) Bosco nero (Rivoli) Chiabrera (Torino) Carlo Alberto (Torino) La Consolata (Beinasco) Residenza Emera (Grugliasco) Villa Ida (Lanzo) San Giacomo (Piossasco) Villa Adriana (Arignano) Maria Barbero (Collegno) Villa Anna (Cambiano) Sant'Antonio (Carmagnola) Dal 1 marzo al 29 aprile Convitto Principessa Felicita di Savoia (Torino) Villa Grazia (San Carlo Canavese) Parrocchia San Giovanni Battista (Bosconero) Comunità La Torre (Rivarolo Canavese) Villa Serena (Piossasco) Casa di riposo Padre Bauchiero (Condove) 40 35 31 26 26 25 25 22 20 20 20 19 19 18 18 34 29 21 20 20 18

Foto: ROBERTO TRAVAN


Foto: L'intervento di disinfezione nella Rsa Anni Azzurri a Carmagnola, condotto dai militari della Brigata Alpina Taurinense