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01/05/2020

I mali immobili

Il Secolo XIX - MATTIA FELTRI

Ci sono due ponti, uno ritirato su e l'altro rimasto giù, e sono, dicono i sapienti analisti, il simbolo dell'Italia a due velocità. C'è il ponte Morandi di Genova, crollato nella tragica mattina del 14 agosto 2018 e rimesso in piedi in diciannove mesi, e c'è il ponte Himera, viadotto dell'autostrada Palermo-Catania, crollato nell'aprile del 2015 e cinque anni dopo ancora adagiato sulle macerie. L'Italia a due velocità racconta dunque, con un esempio in più, il Nord che ricostruisce e il Sud che boccheggia e va bene, sarà senz'altro così: ci siamo dati l'agile risposta e tutti contenti. Però ci sono ulteriori differenze, oltre a quelle geografiche, e hanno a che vedere con le procedure: straordinarie per il Morandi e ordinarie per l'Himera. E cioè, nel primo caso, per far presto, si è derogato dal codice degli appalti e nel secondo no, imposto riga dopo riga con gare, verifiche, controdeduzioni, bollinature, adempimenti amministrativi, assolvimenti civili, certificazioni giudiziarie. L'amplissimo guazzabuglio per contrastare le famose mazzette e le celebri infiltrazioni della criminalità organizzata. Approccio di comprovata onestà e però, senza le protocollari profilassi, il ponte Morandi è stato ripristinato nei tempi detti e, con l'intero ambaradan, il ponte Himera è rimasto ai tempi morti. Viene in mente delle mille volte in cui si sente dire che la corruzione è il tumore e la mafia il cancro del Paese e, secondo il vecchio motto per cui prevenire è meglio di curare, si previene nell'affidabile variante dell'immobilità totale. Se non è un'idea smagliante neanche davanti al virus, figuriamoci davanti al resto. --