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05/12/2018

I licenziati Almaviva tra sentenze copia-e-incolla e governo inerte

Il Fatto Quotidiano - GAIA GIULIANI

Call center L ' azienda insiste nel trasferimento (illegittimo) di 153 dipendenti reintegrati dal giudice su 1.666 licenziati. Ieri presidio al ministero della Giustizia: troppi giudizi identici per casi diversi (c ' è persino un esposto)
DOPPIO RUOLO L ' avv. Falasca è consulente del sottosegretario Durigon, ma al tavolo al ministero era presente come legale dell ' impre sa
" Sentenze scritte col copia e incolla, sbagliando persino i nomi, giudici chiamati a dirimere prima i ricorsi e poi le istanze di opposizione " . Un caos giudiziario e occupazionale, si lamenta Vincenzo Pellegrini, 49 anni, uno dei 1.666 lavoratori che Almaviva, grande azienda di call center , ha mandato a casa due Natale fa nel più corposo licenziamento collettivo mai avvenuto a Roma: i dipendenti della sede della Capitale non volevano ridursi del 17% uno stipendio da 600 euro " a cui eravamo arrivati con gli ammortizzatori sociali, prima erano 800 " . E così arrivò la punizione. Con altri 30 colleghi, Pellegrini ieri ha tenuto un presidio davanti al ministero della Giustizia: " Siamo allo stremo, la Naspi (l ' indennità di disoccupazione, ndr ) finirà a marzo e col passare dei mesi si è già dimezzata arrivando a 300 euro " . Ieri sono riusciti a parlare con Leonardo Pucci, vice capo di gabinetto: " Un incontro positivo, ci ha detto che se ne occuperanno presto " . VINCENZO INTANTO è tornato a vivere col padre, anche perché il piano di ricollocamento previsto dall ' Anpal (l ' Agenzia per le politiche del lavoro voluta da Renzi) non ha funzionato. " Un grande teatrino che ha portato occupazione solo a 60 di noi. Ci dicevano di cercare in Internet oppure proponevano corsi assurdi come quello d ' inglese, 50 ore in tutto, organizzato da un centro estetico " . Lui rispondeva al telefono per Eni, Sogei, anche per il Telethon della Rai. Dieci anni di lavoro eroso lentamente, togliendo prima straordinari, poi festività, domeniche. Adesso l ' ultima beffa delle sentenze copiate frutto di un " contagio tra i giudici " . Contagio che 80 ex lavoratori della società hanno denunciato con un esposto in Cassazione. Erano parte in causa in cinque procedimenti diversi, tutti archiviati dalla stessa giudice con ordinanze identiche, parola per parola. Anche se le mansioni degli ex dipendenti erano diverse, e alcuni sarebbero potuti rimanere in sede. Il j ' accuse , come si legge nell ' esposto, è di aver trascritto " porzioni di ordin an z e " presenti in cause che " non riguardano i ricorrenti in giudizio " perché le motivazioni addotte dal magistrato riguardano altre vertenze e arrivano a contestare " eccezioni mai sollevate " dagli avvocati, ignorando invece quelle presentate. Il documento parla di " colpa grave " , " i n e s c u sa b i l e ne gl ig enz a " della giudice Alfonsina Bellini: depositato a febbraio, il documento aspetta ancora risposta. È andata meglio, ma non troppo, ad altri 153 lavoratori a cui, un anno fa, il Tribunale di Roma invece ha dato ragione definendo " discriminatorio e i ll e g it t i mo " il licenziamento disponendone il reintegro. Il giorno dopo, Almaviva ha deciso di trasferirli da Roma a Catania. Un licenziamento mascherato protestano: si tratta per lo più di donne, madri, che lavorano part time per 600 euro al mese. Impensabile spostarsi laggiù. Il resto è una tarantella giuridica: fanno ricorso e viene accolto; due giorni dopo arriva un nuovo trasferimento, sempre per la Sicilia. Nuovo ricorso e nuovo annullamento. La cosa si ripete ancora fino all ' annuncio del quarto trasferimento. Come da contratto nazionale, i sindacati chiedono un tavolo di trattative. Il 27 novembre, presso il ministero del Lavoro, si incontrano con Almaviva (e il suo legale Giampiero Falasca), Francesco Vanin, consigliere di Luigi Di Maio per le crisi aziendali, e Romolo De Camillis, dirigente del ministero: " Abbiamo portato proposte alternative ai trasferimenti come il telelavoro, lo smart working , insomma, cose che potessero farli rimanere a Roma " , spiega Stefano Cardinali, delegato della Cgil presente al tavolo, " soprattutto perché Almaviva ha riaperto i battenti nella capitale aggiudicandosi un nuovo appalto pubblico per Gse " , il Gestore dei servizi energetici di proprietà del Tesoro. Il servizio, peraltro, si svolge a Roma, sede che l ' azienda sosteneva di dover chiudere. VANIN (cioè Di Maio) appoggia le proposte del sindacato e chiede ad Almaviva di " riflet tere e sospendere i trasferimenti, specificando che il ministero intende supportare le aziende italiane che investono in patria sul lavoro degli italiani " continua Cardinali. Un ' in dicazione di massima da cui però non esce alcun accordo. Una manciata di ore e arriva la conferma del quarto trasferimento collettivo (ora coinvolge 113 lavoratori), che verrà ovviamente contestato per l ' ennesima volta davanti ai giudici. Il Gse, peraltro, non è l ' uni ca commessa pubblica di Almaviva. L ' azienda infatti ha in mano i call center di Inps, Inpdap, Inail, Equitalia (subappaltati da Transcom), Trenitalia, eccetera. Il problema, teorico, di Almaviva è il codice degli appalti, che all ' articolo 30 prevede " l ' esclusione " per chi non rispetta contratti collettivi e obblighi sociali. E dunque? Dal ministero rispondono di " seguire con attenzione la vicenda Almaviva: se dovessero palesarsi violazioni degli obblighi stabiliti dalla normativa agiremo nelle sedi opportune. C ' è la volontà di non abbandonare i lavoratori e lo stesso ministro li ha incontrati più volte per assicurargli un impegno concreto " . Dopo i 1.666 licenziamenti e in attesa delle verifiche del ministero, Almaviva - oltre a quella del Gse - ha vinto, in gruppo con altre imprese, altre due gare Consip per l ' agen da digitale nelle pubbliche amministrazioni: un portafogli complessivo da 850 milioni acquisito a inizio 2017. IN ATTESA di capire come svolgere un ruolo più incisivo nella vertenza, al ministero di Di Maio potrebbero interrogarsi sulla coincidenza che uno dei legali di Almaviva, il Giampiero Falasca già citato, sia stato nominato il 1° ottobre consulente dal sottosegretario Claudio Durigon con tanto di dichiarazione che sancisce, con le firme dell ' avvocato e del ministro, l ' insussistenza di conflitti di interesse, " a nc he po ten zia li " . Problema: Falasca continua ad assistere l ' azienda, c ' era anche lui al tavolo di novembre coi sindacati. Il ministero non si scompone: Falasca è un giuslavorista esperto che ha lavorato per " molte imprese, tra le quali Almaviva " ; il contenzioso sui licenziamenti, però, è sorto " molto prima della sua nomina al ministero " , il quale peraltro " nella vertenza non ha alcun ruolo specifico " . Quanto al tavolo " informale " coi sindacati, è stato convocato " sen za alcun coinvolgimento del legale " : eppure Falasca era lì, nel doppio ruolo di avvocato e consulente del ministero che vorrebbe mediare tra le parti. I numeri 1.6 6 6 I dipendenti di Almaviva mandati a casa ormai due anni fa in quello che è considerato uno dei maggiori l i ce n z i a m e n t i co l l e t t i v i 17 %La riduzione di stipendio a cui si s a re b b e ro d ov u t i s o t to p o r re per evitare di subire la decisione 600 E u ro, lo stipendio che g u a d a g n ava n o questi l avo ra to r i prima del l i ce n z i a m e n to. Una cifra a cui erano a r r i va t i con gli ammor tizzatori sociali. Prima a m m o n t ava a poco di più: 800 euro al mese

Foto: In piazza Almaviva è un gigante dei servizi di call center. Sopra, una delle proteste Ansa

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