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23/01/2019

I lavoratori: il futuro ci preoccupa Il direttore: la Polisportiva va avanti

Il Mattino

CASO (UIL): «DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE EVITARE CHI SI ARRIVI ALLO STOP DELL'IMPIANTO»
LE REAZIONI
Antonello Plati
«Siamo ripiombati nel baratro: non abbiamo nessuna certezza su quanto potrà accadere. Il nostro futuro è a rischio come quello delle nostre famiglie». La preoccupazione è tanta tra i dipendenti della piscina comunale gestita dalla Polisportiva Avellino, società del Gruppo Cesaro, alla quale l'amministrazione comunale ha comunicato la rescissione del contratto con effetto immediato per sopraggiunta interdittiva antimafia. La voglia di parlare, invece, è pochissima: «soffocata da pressioni interne» - come racconta un addetto al servizio di pulizia - che sarebbero diventate costanti dopo gli scioperi e i sit-in del dicembre scorso proclamati per chiedere il pagamento di tre mensilità arretrate. Tra i 32 lavoratori a subirne le conseguenze peggiori sono stati gli 8 iscritti ai sindacati Uil e Cgil che hanno manifestato insieme ai delegati di categoria per vedere riconosciuti i diritti di tutti. «Hanno pagato gli stipendi fino a novembre, ma quello di dicembre che doveva essere accreditato la settimana scorsa non l'abbiamo ancora ricevuto», informa un altro lavoratore. «L'ambiente aggiunge - è teso da diverso tempo e quando s'è diffusa la notizia della rescissione del contratto la situazione è peggiorata anche. Tuttavia, non s'è trattato affatto di un fulmine a ciel sereno: eravamo preparati a questo come lo siamo a quanto di peggio potrebbe accadere».
LA REPLICA
Si mostra tranquillo e smorza i toni, il direttore della struttura di via Zoccolari, Antonio Signoriello, che assicura: «Non sarà interrotta nessuna delle attività: non c'è nessun motivo per pensare che la polisportiva chiuda i battenti. La proprietà aggiunge è pronta a far valere le proprie ragioni, adesso inizierà una partita a scacchi con il Comune». Dunque, sembra chiara l'intenzione di impugnare il provvedimento con un ricorso al Tar di Salerno da parte del Gruppo Cesaro, i cui vertici, Raffaele e Aniello Cesaro fratelli del deputato di Forza Italia ed ex presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, sono detenuti da maggio dello scorso anno nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Dda di Napoli su presunte infiltrazioni della camorra nella gestione del Piano di insediamento produttivo (Pip) di Marano: la Cassazione, giovedì scorso, ha respinto l'istanza di revoca della misura cautelare, che era già stata confermata dal Tribunale del Riesame di Napoli.
I SINDACATI
Sul fronte sindacale, il segretario generale della Cgil di Avellino, Franco Fiordellisi, afferma che «la guardia resterà alta» non escludendo nuove mobilitazioni. «Chiediamo che sia fatta immediatamente chiarezza su una questione così delicata e dalle tante sfaccettature: nelle prossime ore in accordo con i lavoratori decideremo come procedere». Intanto, prosegue Fiordellisi, «auspichiamo la convocazione di un vertice con le parti sociali per giungere alla definizione della tutela del personale che, iscrivendosi al sindacato - per i mancati pagamenti degli stipendi e per il mancato rispetto delle sentenze di riassunzione di chi era stato ingiustamente licenziato ha fatto sì che emergessero una serie di criticità». Tra le quali, il segretario della Cgil ricorda: «I mancati pagamenti al Credito sportivo e quindi anche all'amministrazione comunale, come alcune presunte inadempienze strutturali che in passato hanno portato anche alla chiusura temporanea di una parte del Centro». Quindi, in prospettiva, Fiordellisi annuncia: «Se dovesse esserci un nuovo appalto per la gestione, pretenderemo l'inserimento della tutela reale nell'ambito del nuovo contratto». Più cauto, Michele Caso della Uil che attende gli ulteriori sviluppi giudiziari che la vicenda quasi certamente riserverà. Dice: «Probabilmente la Polisportiva Avellino non sarà d'accordo con il provvedimento emesso da Piazza del Popolo e ricorrerà, così come previsto dalla normativa, al Tar. Ovviamente osserva Caso ciò significa che si arriverà a una resa dei conti tra le parti. Noi prosegue il sindacalista ci auguriamo che questa disputa non porti alla chiusura: sarebbe un danno sia per i lavoratori sia per l'intera comunità. Ma in questo momento conclude Caso - la partita non è in mano al sindacato, ma agli organi competenti».
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