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27/09/2018

I GENOVESI CONTRO GRILLO

Libero - GIULIANO ZULIN

Vogliono protestare sotto casa sua
Il governo pasticcia col decreto per far ripartire Genova. Il comitato degli sfollati: «Siamo ferocemente arrabbiati, pronti a manifestare». Sotto accusa i ministri M5S, che promettono e non mantengono Stasera i numeri della manovra: ultimo assalto di Cinquestelle alla cassa, la Lega frena
«Il mondo del lavoro, del commercio e delle professioni, del porto è ferocemente arrabbiato», racconta Franco Ravera, presidente del Comitato degli sfollati del ponte Morandi, ai microfoni di Mediaset. «Per questo - aggiunge - siamo pronti ad andare a protestare sotto qualche palazzo ma anche a Sant'Ilario, sotto casa di Beppe Grillo». Ovvio, se prometti mare e monti per Genova e poi non sai nemmeno scrivere (...) segue a pagina 3 segue dalla prima (...) un decreto, come può reagire la gente? Il ponte è stata una tragedia, il governo la sta trasformando in farsa. Quarantacinque giorni dopo il crollo i ministri, soprattutto grillini, non sono riusciti a buttar giù un provvedimento degno di questo nome. Di Maio e Toninelli, da Ferragosto in poi, si sono sgolati per attaccare Autostrade e i Benetton. Hanno in mente di estrometterli dalla ricostruzione del viadotto, affidando i lavori a Fincantieri o Italferr. Dimenticando però che le due società in questione non hanno i requisiti per aprire i cantieri: manca loro un'abilitazione così come prescrive il codice degli appalti. I due esponenti cinquestelle non potevano informarsi prima di fare annunci? Capitolo sfollati: la Regione e il Comune, guidati da Toti e Bucci, hanno accelerato sulla sistemazione di parecchie famiglie. Non possono tuttavia fare tutto, non hanno i mezzi e le forze. Ci vorrebbe appunto un'azione dell'esecutivo. Che non arriva. A Ferragosto Conte annunciò in pompa magna lo stanziamento di 5 milioni per la prima emergenza. Dieci giorni dopo la dote di Palazzo Chigi aumentò di 25 milioni. Un po' pochino per far ripartire una città... Nessuno però si lamentò: aspettavamo tutti il decreto sostanzioso con le idee chiare su tempi di demolizione e ricostruzione dell'opera crollata. Passa una settimana, due, tre... Siamo in autunno. E Di Maio ha pure il coraggio di sostenere che nei decreti è giusto lasciare i «puntini» di sospensione al posto delle cifre, dei soldi da spendere. Oh, ma a Genova vivono persone reali, famiglie, fabbriche, uffici. Non è un blog o una pagina di Facebook. È una città. Particolare, tra l'altro. Se fosse stato per i genovesi sarebbe già stata avviata la macchina della rinascita. Di Maio però ha voluto metterci il cappello sopra, così come l'«avvocato degli italiani» Conte e Toninelli. Risultato finale: uno strazio. Leggete un po' di recenti dichiarazioni di premier e ministro delle Infrastrutture. 14 settembre: un mese dopo il disastro Conte va a Genova: «Ecco il testo e non è vuoto». 20 settembre. Toninelli: «Ho il decreto in mano». L'altro ieri: il ministro dell'Economia dice che «il decreto legge è ancora molto incompleto». Mamma mia che figura. Siamo onesti: la ricostruzione è una grana. Difficile da maneggiare. Proprio per questo era meglio che il governo stesse un po' più zitto, invece di promettere ogni giorno qualcosa che poi non arriva mai. I genovesi sono persone civili. A parte una dimostrazione degli sfollati in consiglio regionale, non si segnalano altre manifestazioni di protesta. Certo è che qualcuno potrebbe perdere la pazienza se il decreto ritardasse ancora, ma soprattutto se il contenuto del provvedimento fosse insoddisfacente. Già, perchè magari sarebbe meglio ripartire da zero, come ha suggerito Toti, piuttosto che fare danni. Allora sì che Grillo farebbe fatica a uscire di casa...
FIGURACCIA Il 14 settembre Conte aveva dichiarato che il testo era già in lavorazione. Il 20 dicevano di averlo in mano. Oggi però ancora non s'è visto

Foto: Sopra il tweet pubblicato da Giorgio Mulè, il portavoce dei gruppi parlamentari di Forza Italia, che mette in fila le bugie del governo sul ponte di Genova. A destra, il leader del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo [LaPresse]

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