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17/07/2018

I fornitori non si fidano più della Raggi Vanno deserte le aste del Comune di Roma

ItaliaOggi - TINO OLDANI

Di fronte a un'azienda che rischia il collasso, i fornitori sono i primi a capirlo e a tirarsi indietro. Al Comune di Roma sta capitando la stessa cosa. Settimana scorsa, un bando di gara del Campidoglio per la fornitura di 320 autobus nuovi, per l'importo di 97,6 milioni, è andato deserto. Significa che neppure uno tra i costruttori nazionali o esteri di bus, da Iveco a Mercedes, si è fidato a mettersi in affari con la giunta guidata da Virginia Raggi. Una brutta botta per il Comune di Roma, impegnato a rispettare, entro la fine di luglio, il piano presentato al giudice fallimentare per ottenere il via libera al concordato preventivo per la gestione dell'Atac, con 1,4 miliardi di debiti. Oldani a pag. 7 Di fronte a un'azienda che rischia il collasso, i fornitori sono i primi a capirlo e a tirarsi indietro. Al Comune di Roma sta capitando la stessa cosa. Basta elencare alcuni fatti recenti. Settimana scorsa, un bando di gara del Campidoglio per la fornitura di 320 autobus nuovi, per l'importo di 97,6 milioni, è andato deserto. Significa che neppure uno tra i costruttori nazionali o esteri di bus, da Iveco a Mercedes, si è fidato a mettersi in affari con la giunta guidata da Virginia Raggi. Una brutta botta per il Comune di Roma, impegnato a rispettare, entro la fine di luglio, il piano presentato al giudice fallimentare per ottenere il via libera al concordato preventivo per la gestione dell'Atac, l'azienda di trasporto municipale con 1,4 miliardi di debiti. Piano che, tra i vari impegni assunti per il rilancio aziendale e il ristoro dei creditori, prevede la creazione di una nuova flotta di 650 bus, visto che quelli vecchi vanno sovente a fuoco mentre sono in circolazione, con i passeggeri a bordo. La fi ducia nella giunta capitolina sembra ormai ridotta a zero anche presso fornitori meno importanti di Iveco e Mercedes. Tra questi, si segnalano perfi no le ditte che fi no a un paio di anni fa potavano gli alberi di alto fusto lungo i viali della capitale, e quelle che tagliavano gratis l'erba nei 27 parchi. Anche se può sembrare incredibile, ben due bandi di gara comunali per il taglio dell'erba nei parchi sono rimasti senza seguito. Al primo bando, del maggio scorso, era giunta una sola risposta, ritenuta insuffi ciente da Comune. Al secondo bando giunsero due risposte, immediatamente ritirate dalle ditte agricole interessate: a loro il Comune aveva proposto di operare gratis in 27 parchi, e di tenersi il fi eno. Ma poiché l'erba, dovunque, era alta più due metri e la stagione utile per il fi eno ormai superata, le due ditte non se la sono sentita di lavorare gratis, mentre il Comune dispone di 200 giardinieri, e progetta di assumerne altri cento, senza avere i soldi per farlo. Risultato: nei parchi di Roma l'erba si sta seccando, con il rischio di incendi. Gli alberi di alto fusto, intanto, continuano a cadere lungo tutti i viali della capitale. Basta un temporale: auto schiacciate, persone ferite, strade bloccate. Tra le cause, il blocco delle potature, che va avanti da un paio d'anni. Anche qui, una vicenda di bandi comunali senza seguito. Dopo i ritardi burocratici provocati in questo settore dall'inchiesta «Mafia Capitale» e dai ricorsi al Tar dell'ex commissario Paolo Tronca, anche il bando deciso nel 2017 dalla giunta Raggi (5 milioni di euro per potare gli alberi a rischio, già censiti) è fermo al palo e non riuscirà a partire neppure entro la fi ne del 2018. Il motivo? Il bando 2016 era stato bloccato dall'Anac perché non in linea con il codice degli appalti. Poi i tempi si sono allungati, ed è arrivata la giunta grillina, che non ha combinato più nulla anche per la mancanza di personale competente in materia di appalti presso l'assessorato dell'Ambiente. Già, gli appalti. Che sia questo il vero tallone d'Achille della giunta Raggi, sono molti a sostenerlo. Sulla materia, come al solito, i grillini hanno fatto molte chiacchiere («Onestà, onestà»), ma ben pochi fatti. Anzi. Nei bandi di gara, volendo privilegiare ideologicamente le piccole imprese, invece delle grandi, hanno fi nito per non combinare nulla con nessuna delle due. Il disastro, mai riparato, delle migliaia di buche sulle strade ne è la conferma più evidente. La giunta Raggi, a conti fatti, è dominata da una sorta di atarassia mentale (defi nizione azzeccata di Antonio Padellaro sul Fatto Quotidiano ), a cui si sono sommati l'incompetenza gestionale e il terrore di violare qualche norma del nuovo Codice degli appalti, che già di per sé è l'incubo di tutti gli amministratori locali. Il risultato è che a Roma non funziona più nulla: il trasporto pubblico è il peggiore in Europa, i rifiuti traboccano da cassonetti maleodoranti, gli alberi non potati cadono in testa ai cittadini, i parchi sono diventati infrequentabili per le famiglie, le strade piene di buche una minaccia quotidiana per migliaia di motociclisti. Zero servizi, ma tasse comunali più alte che nel resto d'Italia. In pratica, quella decrescita felice che Beppe Grillo aveva auspicato per l'Italia quando il M5s era ancora ai primi passi, sta avendo a Roma la sua prima realizzazione concreta, grazie alla giunta Raggi. Un «cambiamento» che, come i romani stanno verifi cando sulla loro pelle, non ha nulla di felice, ma produce soltanto ostacoli alla crescita economica e al turismo, disagi di massa, pericoli per la salute pubblica. Una decrescita molto infelice, che si sta insinuando anche nelle scelte del governo nazionale. Un esempio? Prendiamo il taglio delle cosiddette pensioni d'oro. Nel contratto tra Lega e M5s sta scritto che il taglio dovrebbe interessare le pensioni sopra i 5 mila euro netti al mese, non coperte da contributi. Ma Luigi Di Maio, ministro del Lavoro, ha già abbassato l'asticella a 4 mila euro. Non è un caso. Quando Grillo, nel 2013, lanciò la «grillonomics» e indicò le sue ricette per la «decrescita felice», il taglio delle pensioni sopra i 4 mila euro era tra queste, insieme ad altri sacrifi ci da mettere in conto al ceto medio per fi nanziare il reddito di cittadinanza e le pensioni di cittadinanza a chi non ha mai lavorato e non ha mai versato contributi. Come tutte le ideologie utopistiche e il marxismo, il grillismo non ha un programma volto a realizzare le richieste dei cittadini, ma si prefi gge di cambiare i cittadini per farli aderire alla propria ideologia. Un progetto folle, quanto sottovalutato dagli elettori e dagli avversari, che merita di fare la stessa fi ne del comunismo marxista, il più presto possibile. © Riproduzione riservata

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