scarica l'app
MENU
Chiudi
01/07/2020

I dubbi della Corte dei Conti: contrasta con la Costituzione

Il Secolo XIX - Giuseppe Salvaggiulo

I magistrati scrivono al presidente della Repubblica Mattarella. L'Autorità anticorruzione in campo: «Il modello Genova non è replicabile»
IL RETROSCENAGiuseppe Salvaggiulo / romaI magistrati della Corte dei conti hanno letto con preoccupazione le novità del decreto semplificazioni anticipate dal nostro giornale. La posizione ufficiale sarà espressa nelle sedi istituzionali e con in mano un testo definitivo, ma la contrarietà sui punti principali è netta. La Corte dei Conti si appella al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la norma, ritenuta incostituzionale, che esclude la responsabilità per danno erariale dei pubblici amministratori anche in caso di colpa grave (quella lieve è già esclusa dal'96).Per altro verso, l'Autorità anticorruzione teme la natura criminogena dell'ulteriore deregolamentazione degli appalti.Già un mese e mezzo fa la Corte dei Conti aveva dialogato con Palazzo Chigi sulla necessità di concepire un iter più celere per la spesa pubblica emergenziale. L'idea partorita in un documento ufficiale era stata l'estensione a Comuni e Regioni dei controlli preventivi ora previsti solo sugli atti del governo, in modo da mettere governatori e sindaci al riparo da successivi processi contabili. Ma sia Palazzo Chigi («noi vogliamo ridurre i controlli, non aumentarli») sia gli stessi magistrati contabili a livello periferico («troppe carte in più da verificare in meno tempo») l'avevano bocciata. Alla fine il governo ha fatto da solo, e nel modo più controverso dal punto di vista della Corte.Il presidente Angelo Buscema aveva riservatamente chiesto al premier Conte un incontro per trovare un compromesso. L'esito negativo l'ha indotto a rivolgersi al Quirinale. La lettera a Mattarella lamenta che la riforma, «in contrasto con i principi costituzionali, creerebbe un'area di immunità per attività gravemente negligenti o imprudenti che implicano sempre un dispendio di risorse pubbliche».«Altro che semplificazione, è una deresponsabilizzazione dei burocrati - spiega Luigi Caso, presidente dell'associazione magistrati della Corte - facendo pagare ai cittadini quella che le sentenze definiscono sprezzante trascuratezza». Con l'effetto perverso di incentivare i comportamenti peggiori degli amministratori pubblici, che non sprecano denaro pubblico con dolo ma per incapacità. L'anno scorso, su 28 mila denunce, i pm contabili ne hanno archiviate 25 mila, ravvisando danno e colpa grave solo in 1100 casi, dei quali circa 900 finiscono con condanne. In tutto per 450 milioni di euro l'anno di risarcimenti, di cui quasi la metà per spreco di fondi europei.Quanto agli appalti, la voce dell'Anac sarà espressa giovedì dal presidente Francesco Merloni alla Camera nella relazione annuale. Ma le prime valutazioni sono negative su tre aspetti.L'affidamento diretto, senza gara né comparazione di imprese e preventivi, di appalti fino a 150 mila euro (anziché fino a 40 mila) viene giudicato non solo «pericoloso» per i possibili abusi di potere, ma anche inutile. Secondo i dati Anac, nel 2019 il mercato degli appalti già «semplificati» dal decreto sblocca-cantieri del primo governo Conte è cresciuto meno della metà di quelli non «semplificati».Contestata anche la riduzione delle imprese da consultare nella trattativa privata (tra 150 mila euro a 5 milioni di valore per le opere e a 220 mila per beni e servizi) se si vuole evitare di bandire una gara. Il codice degli appalti imponeva di consultarne 10 o 15, il nuovo decreto solo 5. Il che, spiegano all'Anac, rende più facile ipotizzare cartelli tra imprese, accordi sottobanco per spartirsi gli appalti, turbative d'asta.Non piace nemmeno la deroga a tutte le norme, salvo quelle penali, per alcune grandi opere «di rilevanza nazionale». La tesi dell'Anac è che il «modello Genova» ha funzionato in condizioni particolari (il progetto è stato offerto da Renzo Piano, nessuna gara, nessun limite di spesa, accordo tra le imprese, nessuna complicazione urbanistica e paesaggistica, nessun ricorso) ma non è replicabile per appalti «normali» come il contratto per i servizi informatici di una pubblica amministrazione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA