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23/10/2020

I DISAGI FERMO Telefoni che squillano a vuoto. Inf…

Corriere Adriatico

I DISAGI
FERMO Telefoni che squillano a vuoto. Infiniti scambi di email. Programmi che si inceppano e il tempo che passa, inconcludente. Nel Fermano, lo smart working funziona a singhiozzo. Nel Dpcm di lunedì scorso non si parla di lavoro da casa per i dipendenti pubblici, ma gli enti locali hanno cominciato lo stesso ad attrezzarsi. Soprattutto i Comuni, dove uffici chiusi e personale a rotazione stanno complicando la vita di cittadini e professionisti.
La segnalazione
«Ci sono Comuni in cui proprio non puoi andare. Tutte le comunicazioni passano per il telefono, ma capita che chi dovrebbe, negli orari di lavoro, non risponda», spiega Antonio Zamponi, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Fermo. «Si è perso il filo del confronto frontale prosegue , fondamentale nelle fasi pre-progettuali, quelle in cui, dopo dibattiti anche accesi, si arriva a una conclusione. È lì che sentiamo la mancanza di un'assistenza personale». Fa l'esempio della ricostruzione, Zamponi. «Molte volte dice , con un confronto diretto, si risolvevano problemi che, con le e-mail, hanno bisogno di più passaggi e più tempo». «Ma c'è anche da dire aggiunge che alcuni enti si nascondono dietro lo smart working e, anche prendere un appuntamento, non è semplicissimo. «Il risultato chiosa è che noi tecnici ci ritroviamo con un plus di lavoro». Dello stesso avviso Andrea Coscia. «Un conto dice è parlare di persona, vedere le carte e aprirle, un altro è farlo attraverso uno schermo». Per il neopresidente dell'Ordine degli architetti di Fermo, però, il vero problema è un altro: «L'annosa burocrazia, dovuta a tutta la caterva di regolamentazioni che si contraddicono una con l'altra».
Il sisma del 2016
«Per il terremoto spiega Coscia , siamo arrivati all'ordinanza 108. Una settimana lavori, una leggi la nuova ordinanza. Poi c'è il codice appalti, cambiato due volte in quattro anni. Chiaro che rapportarsi con gli enti a distanza complica le cose, ma è un 20 per cento del problema». Alla fine, si diceva, lo smart working nella pubblica amministrazione è sparito dai radar del nuovo Dpcm. A regolamentarlo sarà un apposito decreto della ministra Fabiana Dadone. Ma quel «fino al 75 per cento» ipotizzato nei giorni scorsi, ha messo in allarme i sindaci del Fermano. Soprattutto quelli dei Comuni più piccoli. Dopo quello di Montegiorgio, Michele Ortenzi, di cui abbiamo riferito ieri, anche quello di Massa Fermana si dice pronto a riconsegnare la fascia tricolore nel caso in cui tre dipendenti su quattro dovessero lavorare da casa. «Dovrò attenermi alla normativa fa sapere Gilberto Caraceni perché, se succede qualcosa, la responsabilità è mia, ma in questo modo il Comune si fermerà». Sette i dipendenti del Comune del cappello che, presto, cominceranno a turnare. «Non sarà tanto il disagio per l'utenza che, una volta saputo che quell'ufficio è aperto in quel giorno, ci andrà in quel giorno, ma per l'attività amministrativa che sarà bloccata. Rincorriamo i progetti, ma, senza personale, rischiamo di restare fuori».
La costa
Sul piede di guerra anche il sindaco di Pedaso, Vincenzo Berdini. «Chi vorrebbe prendere certe decisioni dice dovrebbe ricordarsi che, degli ottomila Comuni italiani, più di cinquemila sono sotto i cinquemila abitanti». «Se esigessero la rigida applicazione del decreto prosegue farei prima a chiudere il Comune. Non tutto si può fare in smart working. Credo che il limite massimo che si possa permettere un Comune di tremila abitanti come Pedaso sia di un trenta per cento».
Francesca Pasquali
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