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29/10/2020

I difensori: «Misura cautelare infondata È innocente, gravi carenze nell’indagine»

QN - Il Resto del Carlino

di Paola Pagnanelli «Maurizio Mosca è stato prima molto sorpreso. Poi, dopo ore che discutevamo della vicenda, anche arrabbiato per la superficialità delle accuse mosse nei suoi confronti». Gli avvocati Andrea Netti e Renato Perticarari, che con i colleghi Valentina Romagnoli e Andrea Perticarari difendono l'imprenditore maceratese, hanno tenuto a far sì che la notizia dell'inchiesta condotta dalla procura di Chieti e dalla Guardia di finanza «venisse data in modo corretto, nei confronti di una persona che ha dato tanto a questa città», sicuri di poter dimostrare la sua innocenza. «L'accusa mossa a Mosca - spiegano i professionisti - riguarda la fornitura di valvole cardiache Perceval, prodotte dalla multinazionale Livanova. L'acquisizione di questi presidi è fatta con le procedure previste dal codice degli appalti, in totale trasparenza. L'accusa in merito al prezzo, che sarebbe più alto di quello di mercato, è fatta senza calcolare l'intera fornitura. Il contratto prevedeva che ogni dieci valvole, ce ne fossero tre gratis, e dal 2011 al 2019 la percentuale di valvole omaggio è anche salita, così che se una valvola costava 10mila euro, considerando che ne venivano comprate centinaia, il prezzo unitario con quelle regalate scende a 8mila euro. È una carenza enorme dell'indagine aver considerato solo una parte del contratto di fornitura. Poi queste sono valvole di nuova concezione: si applicano senza la necessità di cucirle all'aorta, per questo sono fondamentali se questa è troppo calcificata. Nel settore delle valvole cardiache c'è in Italia un solo concorrente, che però tratta un prodotto diverso tanto è vero che le Regioni Veneto, Umbria e Marche hanno bandito forniture per entrambi i tipi di valvole con due procedimenti distinti: non sono affatto prodotti fungibili». I difensori contestano anche i presunti regali che Mosca avrebbe fatto al primario della cardiochirurgia di Chieti. «Nel riallestimento del reparto ospedaliero - precisa l'avvocato Andrea Netti -, l'azienda di Mosca ha contribuito pagando arredi per 25mila euro circa, una spesa minimale fatta in totale trasparenza e non al medico, ma all'azienda sanitaria. Le altre spese, i viaggi, sono legate all'aggiornamento professionale, a convegni, certificate e documentate. In questo quadro poi, non ci sono il pericolo di fuga o di inquinamento probatorio, visto che l'inchiesta si fonda su atti pubblici degli enti. L'unica giustificazione per una misura cautelare così pesante è il pericolo di reiterazione del reato, ma a luglio l'ospedale di Chieti ha bandito una gara e Mosca non ha partecipato: il rapporto con quella struttura si è già concluso». «Voglio sottolineare due elementi - ha aggiunto l'avvocato Renato Perticarari -. Nel 2017 la Mosca srl, dopo aver vinto un bando per Torrette a un prezzo di 400 euro più basso di quello praticato a Chieti, scrive a quest'ultimo ospedale per proporre lo stesso prezzo applicato ad Ancona, di sua iniziativa. A febbraio 2019 poi, dopo aver vinto una gara a Teramo al prezzo di 4mila euro a valvola, inizia ad applicare lo stesso prezzo anche a Chieti, che all'epoca le pagava 5mila euro. Riduzioni praticate da Mosca di sua iniziativa». «Siamo certi della sua innocenza - hanno concluso gli avvocati - e sulla base di questo, in attesa dell'interrogatorio di garanzia, faremo ricorso al tribunale del riesame dell'Aquila per la revoca degli arresti domiciliari». © RIPRODUZIONE RISERVATA