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28/07/2018

I costruttori: «Serve una norma più snella»

Avvenire - Matteo Marcelli

L'appello.
Bianchi (vicepresidente Ance): «Regole incomprensibili e il primo a tradirle è stato il governo che le ha introdotte»
L primo a tradire il codice sugli appalti è stato proprio il governo che l'ha prodotto». Edoardo Bianchi, vicepresidente Ance, ritiene che nelle deroghe concesse dall'esecutivo precedente risieda la prova dell'inadeguatezza di una legge che, dice, invece di snellire i processi di gara e aggiudicazione li ha solo complicati. Vicepresidente, perché questi cantieri non partono? Se il problema non sono le risorse significa che sono le regole. Ci troviamo in una situazione dove le stesse stazioni appaltanti non riescono a districarsi tra le maglie di un codice complicato. Un funzionario pubblico di un ente locale si ritrova a maneggiare regolamenti scritti in maniera complessa, opaca, per i quali servirebbe un aruspice più che un tecnico comunale. Come Ance crediamo che debba essere riscritto tutto ciò che sovrintende alla realizzazione di un opera pubblica, dalla progettazione al collaudo. Serve un corpo normativo snello e di facile consultazione. Ma il testo è davvero così complicato? Era stato promesso al Paese che questo codice avrebbe snellito le procedure. Ma il primo ad aver tradito la legge è stato proprio il governo precedente. Il codice è stato concepito a seguito del caso Expo, del caso Mose e anche in virtù di quanto successo con la gestione degli appalti del G8. Poi però, dopo qualche giorno dall'entrata in vigore, c'è stata la prima deroga per il G7 di Taormina, che ci avevano presentato 45 anni prima. Successivamente, dopo un altro mese, è arrivata quella per i mondiali di sci di Cortina: parliamo di un evento previsto per 2021, se il codice funziona che bisogno c'era? È evidente c he qualcosa non torna. Infine c'è stata anche la deroga per le Universiadi di Napoli, per le quali un paio di giorni fa è stato addirittura nominato un supercommissario. Sono rimasto allibito. Qualcuno potrebbe pensare che sia un problema di controlli e che vogliate soltanto le mani più libere. Nessuno vuole le mani libere. Le ha avute semmai il governo precedente. Questa è la seconda grande riforma dei lavori pubblici. Dopo Tangentopoli fu fatta la legge Merloni e anche in quel caso in 5 anni ci sono state 4 versioni. Ogni volta si cerca di aggiustare il tiro. Questo codice ha come presupposto un impronta legalitaria, ma questo per le imprese non è un problema, sono sempre state disposte ad adeguarsi. Non siamo noi a legiferare. Ma chi ha impantanato la legge è la committenza. Gli unici dati positivi in questi anni riguardano il numero di bandi pubblicati. Ma se si pubblica un bando non significa che qualcuno eseguirà i lavori. Quali ricadute sta avendo questa situazione sul settore? Le ore di manodopera sono in continuo calo, negli ultimi 10 anni c'è stato una diminuzione del 50%, parliamo di 600mila occupati. L'edilizia è allo stremo, se contiamo anche l'indotto arriviamo quasi a un milione di lavoratori. Ovviamente sul giornale leggiamo solo di Embraco che riguarda 500 lavoratori. L'edilizia non ha appeal giornalistico perché magari parliamo di 500 aziende che licenziano un lavoratore, ma il risultato è lo stesso. Se facciamo la somma dei tavoli di crisi aziendale al Mise, le dieci più grandi aziende contano 50mila licenziandi. Nel nostro settore ne abbiamo persi 60mila all'anno per 10 anni. Cosa chiedete? Vogliamo che venga rideterminato il perimetro delle responsabilità erariali di un dipendente pubblico. Nella situazione in cui siamo, e lo dice anche Cantone, l'abuso di ufficio è il reato più facilmente contestabile, poi però le condanne sono pochissime. Oggi per un tecnico di un ente locale è più premiante non fare nulla, non si rischia il coinvolgimento. Un geometra che prende 1.500 euro al mese ed è perseguibile dalla Corte dei conti per ogni minima decisione preferisce non firmare nulla. Poi è necessario rivedere il ruolo del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e della Corte dei Conti, che non riesce a intervenire se non ex post, ma parliamo anche di dieci anni.

Foto: Edoardo Bianchi, vicepresidente Ance

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