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04/08/2018

I boiardi renziani nel fortino Anas

La Verita' - ALESSANDRO DA ROLD

Nell'ente delle autostrade, ultimo avamposto del vecchio sistema, l'ad Armani si sta già riposizionando. Le prime linee invece restano fedeli all'ex premier e a Graziano DeMo
• C'è ancora un avamposto renziano nelle partecipate statali che non è stato toccato dal vento del cambiamento del governo gialloblù di Giuseppe Conte. Stiamo parlando di Anas, prima stazione appaltante in Italia, concessionaria delle nostre autostrade. A gennaio il governo di Paolo Gentilonil 'aveva consegnata nelle mani di Ferrovie dello Stato. Per i sempre attenti addetti ai lavori quello del Partito democratico fu uno stratagemma, perché in questo modo si rinnovò in automatico l'incarico dell'ormai ex amministratore delegato, menato Mazzoncini. Ora il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha fatto piazza pulita in Fs, anche se sono stati nominati due interni come presidente e amministratore delegalo, facendo valere la legge Frattini del 2004. Allo stesso tempo ha anche fermato la fusione tra le due aziende. Ma su Anas non ha potuto fare nulla, perché Gianni Vittorio Armani, attuale amministratore delegato di via Mozambano, è stato nominato prima degli ultimi sei mesi e la legge sul punto è chiara: lo spoil system non vale. Insomma, per una questione di tempi, l'amministrazione del colosso autostradale resterà quella progettata da Matteo Renzi nel 2015. Per di più le dichiarazioni delle ultime settimane di Armani sulla mancata fusione («Le dichiarazioni del ministro Toninelli sono quelle più sensate, è giusto che l'esecutivo - siccome Anas è un suo strumento - si domandi la valutazione costi benefici delle operazioni fatte da tutti i governi precedenti, perché ogni cosa deve essere valutata e giusta nel suo tempo») sono apparse come un riposizionamento per instaurare un dialogo con Palazzo Chigi. All'interno di quello che è sempre stato considerato uno degli avamposti dei boiardi di Stato in Italia, basti pensare al lungo regno dell'imperatore Pietro Ciucci, inizia a circolare un certo malessere. Negli ultimi mesi infatti hanno iniziato a girare lettere, documenti, veline e persino denunce in Procura e ai Ros, che mettono nel mirino gli attuali vertici. In sostanza i veleni dentro via Mozambano sembrano pronti a esplodere. Eppure gli ultimi anni sono stati tranquilli. Il lungo strascico di polemiche per l'inchiesta sulla «dama nera», Antonella Accroglianò, è ormai rientrato. Su quell'indagine della magistratura si costruì la nuova stazione appaltante. Ma sono in pochi a ricordare che un cambiamento vero in Anas non c'è mai stato. Basti pensare che in questi giorni nei palazzi del potere romano è tornata a circolare l'ipotesi che al posto di Armani possa essere nominato Ugo Dibennardo, attualmente numero due della società, ma da molti considerato ancora più potente dell'amministratore delegato. Dibennardo è cresciuto alla corte di Ciucci e non dispiace neppure alla Lega, per un lungo trascorso come capo compartimento Anas del Nordest. Non solo. C'è chi sostiene che all'interno dell'azienda qualcuno avesse saputo in anticipo dell'inchiesta, informando chi di dovere di evitare la stanza della Accroglianò in modo tale da evitare di essere intercettato. Su questo ci saranno le verifiche dell'autorità giudiziaria, anche perché la Procura di Roma ha chiesto già da un anno il processo per 38 persone e 14 società collegate. I tempi della giustizia sono lunghi e quindi bisognerà aspettare. Nel frattempo però in Anas si sta consolidando un gruppo di fedelissimi renziani. Il presidente è Ennio Cascetta, ex assessore della giunta di Antonio Bassolino in Regione Campania, che è stato capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture Graziano Delrio. Poi c'è Cristiana Alicata, renziana della prima ora, da poco convertita a +Europa di Emma Bonino e ancora, Vera Fiorarli, una vita in Rfi, considerata vicina all'ex amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, poi nominato da Renzi in Leonardo-Finmeccanica nel 2014. Ma sono soprattutto gli uomini e le donne che stanno intorno all'amministratore delegato ad aver creato qualche malumore in via Mozambano. C'è chi lontano dai microfoni mette i riflettori su Adriana Palmigiano, direttore Appalti e acquisti dal 2016, una lunga carriera in Enel e in Terna, da dove arriva Armani. Vicinissimo al numero uno scelto da Renzi nel 2015 per fare piazza pulita dei vecchi vizi di Anas è poi Mauro Frattini, una vita in Anas e definito su alcuni quotidiani un «mini boiardo». Altro fedelissimo di Armani e della Palmigiano è Salvatore Papale, ex Spea, messo a capo delle ultime gare di progettazione. Poi ancora il manager Andrea Stefanoni e infine Antonio Cappiello, responsabile unità acquisti servizi e forniture di Anas, ex manager di Bravo solution, azienda che si occupa di soluzioni digitali per la r azionalizzazione e il controllo della spesa, che ora si occupa proprio della digitalizzazione delle gare d'appalto in via Mozambano. A firmare l'appalto tra Anas e la sua vecchia azienda è stato proprio lui. Casualità del mondo delle autostrade italiane.

Foto: LEGATI Gianni Vittorio Armani, a sinistra, e Graziano Delrio [LaPresse]

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