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21/01/2021

«I balneari non possono restare nell’incertezza né affidarsi alle decisioni delle aule giudiziarie»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

LE CONCESSIONI DEMANIALI L'AVVOCATO PIETRO QUINTO FA IL PUNTO SULLA COMPLICATA MATERIA DEL RINNOVO DELLE AUTORIZZAZIONI, NON SENZA PREOCCUPAZIONE
EMANUELA TOMMASI l «L'Italia rischia un infrazione, da parte dell'Unione europea, con conseguenze economiche che ricadranno su tutti i cittadini». L'avvo cato, esperto amministrativista, Pietro Quinto, torna, ancora una volta, a fare ordine nella complessa materia del rinnovo delle concessioni demaniali. Di recente, tra gli altri, il presidente della Federazione Imprese demaniali, Mauro Della Valle, ha lamentato in vari interventi gli elementi di confusione della normativa nazionale per l'af fidamento delle concessioni demaniali. Avvocato, la matassa delle concessioni balneari, anziché sciogliersi, sembra ingarbugliarsi sempre più. «Sotto alcuni aspetti, il presidente Della Valle ha ragione. Un'intera categoria di imprenditori non può vivere nella provvisorietà e nell'in certezza, e tanto meno può fondare le proprie prospettive imprenditoriali sulle decisioni nelle aule giudiziarie. Vorrei aggiungere che questo vale anche per tutti i Comuni, e, soprattutto, per i loro dirigenti che corrono il rischio di dover rispondere delle decisioni assunte, sia in un verso che nell'altro. Qual è l'urgenza del caso e che cosa si potrebbe fare? «Ho dichiarato ripetutamente, anche su questo giornale, ma lo ha ricordato autorevolmente anche il presidente del Tar Antonio Pasca, che la responsabilità fondamentale è del legislatore nazionale, per le sue inadempienze. Il problema è noto. Con i commi 682 e 683 dell'art. 1 della Legge 2018 è stato previsto il rinnovo automatico per 15 anni fino al 2033 delle concessioni demaniali in essere. Tale normativa è stata ritenuta illegittima per contrasto con il Diritto Europeo in relazione ai principi sulla libera concorrenza previsti dall'art. 49 del Trattato UE e della direttiva Bolkestein. Sulla questione si sono espressi la Corte di Giustizia, il Consiglio di Stato, la Corte Costituzionale e la Cassazione Penale». Che cosa ha fatto l'Eu ropa? «Il 3 dicembre è pervenuto al Ministero degli Esteri una contestazione e messa in mora all'Italia con il termine di 60 giorni per le controdeduzioni. Nelle 12 pagine del documento sono espresse le ragioni dell'Europa, che richiama i precedenti normativi di proroghe, adottati dall'Italia dal 2003 in poi, che dettero luogo ad un procedimento di infrazione nei confronti dello Stato italiano. Seguì un ripensamento con il blocco delle proroghe al 31 dicembre 2020 e con la fissazione di una data certa per la riforma del settore con i criteri per le procedure selettive. Lo Stato è rimasto inadempiente, nel mentre, improvvisamente, ha previsto un'ulteriore proroga fino al 2033». Che cosa ha risposto l'Italia alla messa in mora della Commissione Europea? «A pochi giorni dalla scadenza del termine assegnato l'Italia non ha fornito ad oggi alcuna risposta e non ha assunto alcuna iniziativa legislativa. Siffatto comportamento omissivo è estremamente grave al di là del caso specifico, perché - come ha rilevato Mario Monti in un recente intervento - "il dubbio che si affaccia in Europa è se l'Italia sia in grado di stare nell'UE come un paese normale". Dubbio che suscita non poche preoccupazioni alla vigilia dell'erogazione dei 200 miliardi del recovery fund». Qual è il ruolo dei giudici e della giurisprudenza? «Questo è un altro problema. Le questioni istituzionali e legislative non si possono risolvere nelle aule giudiziarie perché i giudici devono applicare le leggi e non sostituirsi al legislatore. In questi termini si è espresso il presidente del Consiglio di Stato, Patroni Griffi, a proposito della impropria supplenza della giurisdizione per la latitanza del legislatore. E questo vale anche per l'ema nazione di leggi, cosiddette "di carta" perché di difficile applicazione da parte dell'ap parato amministrativo. Di recente ho recensito un bel libro di Michele Corradino, magistrato e già componente dell'Anac, che affronta questo tema nel settore degli appalti, denunciando le difficoltà di cantierizzazione delle opere pubbliche». Che cosa emerge dalle sentenze dei giudici sulle proroghe delle concessioni demaniali? «Le risposte sono le più disparate e, come tali, non risolutive. Nessuna sentenza disconosce peraltro il primato del Diritto europeo rispetto alla normativa nazionale con esso configgente nei settori di competenza, tra i quali v'è quello della tutela della concorrenza. Di recente è anche intervenuta l'Autorità garante della concorrenza e del mercato che ha censurato i provvedimenti nazionali su proroghe e rinnovi degli affidamenti perché alterano le regole del mercato con ricadute significative su con. sumatori e utenti di servizi pubblici». Di recente si è pronunciato anche il Tar Lecce «Si tratta di un apporto giurisprudenziale estremamente impegnativo ed ampiamente motivato. La più recente sentenza del Tar Lecce ha affrontato il tema della disapplicazione delle norme confliggenti con la disciplina europea, riconoscendo il dovere di non applicazione di tali norme anche alle "ar ticolazioni amministrative" dello Stato. Il Tar ha affrontato altresì i limiti delle direttive europee non immediatamente esecutive e tra queste ha incluso la direttiva Bolkestein sul tema della concorrenza in applicazione dell'art. 49 del Trattato. Il Tar Lecce ha escluso che tale direttiva sia self-executing. Si tratta peraltro di una questione controversa, che registra soluzioni differenti a vari livelli giurisdizionali, ivi compresa la Cassazione Penale». Come se ne esce? «Torniamo al punto di partenza. Non bisogna affidare ai giudici la soluzione dei problemi di competenza del legislatore. Soprattutto nella consapevolezza di un diritto globale che limita l'autono mia legislativa negli Stati nazionali. Per l'Italia valgono gli artt. 11 e 117 della Costituzione». Quale sarà la risposta dell'Italia alla contestazione dell'Unione Europea? «È una bella domanda. Il problema è che a pochi giorni dalla scadenza del termine fissato nell'atto di messa in mora del 3/12/2020, l'Italia non ha fornito alcuna risposta, neppure per contrastare la fondatezza delle contestazioni sviluppate nelle 13 pagine del documento europeo. La mancata risposta potrebbe comportare l'attivazione di un procedimento di infrazione a carico del Paese con quelle conseguenze economiche che ricadranno su tutti i cittadini. È quindi auspicabile che la classe politica e la stessa Regione (per quanto di competenza), si adoperino per un puntuale adempimento a siffatto obbligo. È l'unica strada utile per chiarire l'at tuale situazione ed evitare conflitti tra gli operatori del settore».

Foto: CONCESSIONI BALNEARI L'avvocato esperto amministrativista Pietro Quinto fa il punto sulla complessa materia del rinnovo delle autorizzazioni demaniali e auspica l'intervento del legislatore nazionale