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26/09/2018

I bagnini e quelle ‘compravendite’ stellari

QN - Il Resto del Carlino

NESSUNO 'vende' più a Pesaro gli stabilimenti balneari. Passano di mano invece le gestioni sottoforma di cessione di ramo d'azienda. Il titolare rimane sempre il vecchio bagnino ma cambia il gestore. «Ci sono stati almeno venti subentri negli ultimi due anni» spiegano in Comune «per un affitto medio annuale intorno ai 50mila euro fino ad arrivare a punte di 80 o 90mila per spiaggia e bar insieme». «STIAMO ricevendo invece richieste per concorrere ad eventuali nuovi bandi di concessione delle spiagge - aggiungono all'ufficio patrimonio - ma questo per il territorio di Pesaro questo è impossibile che avvenga. Abbiamo circa 75 concessioni in essere e siamo alla massima disponibilità concessa e decisa dal piano spiaggia. Non possiamo concedere altro. Può invece essere ancora ceduta la titolarietà della concessione ma nessuno ha chiesto al Comune l'autorizzazione a farlo come succedeva con una certa frequenza prima del 2015. L'arrivo della sentenza Bolkestein che impone il bando di gara per tutte le concessioni demaniali a partire dal 2021 ha bloccato questo tipo di vendite che sono perfettamente legittime perché autorizzate da uno specifico articolo del codice di navigazione». «I prezzi medi di queste cessioni - spiegano al Patrimonio - così come rinvenibili dagli atti notarili depositati si aggiravano fino al 2015 sui 600mila euro, con oscillazioni notevoli in taluni casi anche fino a 800mila euro e per stabilimenti piccoli con diminuzioni del valore fino a 380mila euro». MA PERCHE' è stato ed è tuttora possibile acquistare una concessione demaniale senza passare per un bando di gara? Lo hanno chiarito più volte alcune sentenze del Tar, che tendono «...a valorizzare l'interesse pubblico al corretto uso del bene dato in concessione». In altre parole, l'utilizzo di una porzione di arenile marittimo dietro pagamento di un canone non significa fornire un servizio pubblico ma il gestore si impegna a tenere in ordine un bene dello Stato di cui ne ha la conduzione. Da qui, lo svincolo dalle rigide norme sugli appalti pubblici che altrimenti avrebbero bloccato qualunque 'compravendita' di stabilimenti balneari a prezzi superiori negli ultimi 10 anni ai 600mila euro. ro.da.

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